La libertà di scegliere il Mein Kampf…a scuola

0

librisdfDovrebbero leggere questo e quello. Forse Bukowski per imparare il valore di un sogno. Il valore reale, di un sogno. Forse Céline, per imparare a sondare la natura umana, finanche la più pessima, misera, recondita, o gli scritti di Francesco d’Assisi, per abbracciare l’umiltà, una forma di umanità sostenibile. Veneziani, per amare l’Italia e ripercorrere la strada del Ritorno verso una nostalgia creatrice o la Bibbia, per riconnettersi alle proprie radici. Dovrebbero, dovrebbero. In realtà non possiamo dire ai nostri ragazzi che caspita debbano leggere.

La lettura è col tempo, è nel tempo. È un vaccino o una cura al tempo. È interpretazione del tempo, senza tempo. Non possiamo messianicamente indirizzarli. Ci pensano da sé a dotarsi di un passaporto verso la libertà intellettuale. L’importante, però, è che siano liberi di farlo. Di fare questo passaggio, senza evanescenti e morbosissime rotture di palle. Leggeva Gramsci in carcere, leggono le persone in metro ignorando il disastro appiccicoso che c’è sopra di loro, lo smog e i guai. Liberi di leggere. Un po’ quel che cavolo gli pare. Per provocazione, per posizionamento, per la costruzione o la dissacrazione di un’idea. Semplicemente per curiosità.

Scandalo nei piani altissimi del Bel pensare: si rompono tabù.

Il Mein Kampf di Adolf Hitler – da gennaio persino nelle librerie tedesche in edizione storico-critica – risulti annoverato tra i libri più apprezzati dagli studenti. A confermarlo niente popò di meno che una classifica del Miur, del Ministero. Classifica, che profuma un po’ orwellianamente di grande sorveglianza del gusto. Una sorta di indagine zitta, zitta eppure dal nobile scopo: “promuovere la lettura e la cultura, di formare lettori motivati e consapevoli, di accrescere e alimentare il desiderio di imparare e apprendere, di sottolineare la funzione della lettura come indispensabile pratica educativa e formativa”. Sta di fatto che al concorso #imiei10libri hanno partecipato concretamente ben oltre 3,5 milioni di studenti italiani delle scuole elementari, medie e superiori. Così, tra i vari titoli – Il Piccolo Principe, Pinocchio, La fabbrica di cioccolato; Gomorra, Ciò che inferno non è, L’amica geniale, Io non ho paura e tanti altri – consapevolmente e motivatamente, ecco comparire in classifica il Mein Kampf, che da poco ha compiuto i 91 anni, scelto da 10 classi della scuola secondaria — a Catanzaro, Latina, Palermo, Piacenza, Potenza, Roma, Trieste e Udine – che lo hanno messo nei 10 testi preferiti e in due casi è finito al primo posto. Consapevolmente. Motivatamente. Apriti cielo! “Choc al Miur. E subito è scattata un’indagine nelle scuole da cui sono arrivate le classifiche per scoprire cosa è successo”, come scrive il Corsera. “Il Miur, doverosamente, sta approfondendo per capire cosa sia successo”, afferma Alessandro Fusacchia, capogabinetto del Miur.

Certo. Il Mein Kampf, che suscita polemiche solo a nominarlo, non sarà il miglior esempio formativo per51grvrmbj-l-_sx258_bo1204203200_ le tenere intenzioni della nostra gioventù; Eppure, ancora una volta viene da dirlo: liberi? Liberi un ciufolo. Liberi, liberi siamo noi, però liberi da che cosa, chissà cos’è, cantava Vasco Rossi. Ecco, appunto. Liberi, democratici e tolleranti sempre, oppure quando? In che caso? Solo quando si legge ciò che va letto? Solo quando tra le pagine si ripudia in silenzio, tra le righe, appunto, solo quando tuo fratello è mio fratello, tu casa es mi casa e gli stereotipi della meglio gioventù s’accendono tutti insieme?

“Ogni scuola riceverà 150 € per l’acquisto dei libri vincitori, anche in formato digitale. Per questo investimento il ministero ha stanziato complessivamente 1,3 milioni di €, rende noto Fusacchia”. Lodevole, pregevole iniziativa. Nell’epoca dei campioni della democrazia e dell’estrema tolleranza, dell’emancipazione culturale, qualcuno ha lanciato il sasso, ora non deve tirare indietro la mano. Fino a prova contraria il Mein Kampf è stato liberamente scelto tra i libri più apprezzati e ci pare davvero nonsense un tentativo di provocazione ad hoc di centinaia di studenti che non si conoscono, di diverse scuole e di diverse provincie italiane, dal nord al sud. 

La lettura è reazione, è curiosità e ribellione. Sbagliare, capire, ripensare. Soprattutto a 18 anni. In quanto tale qui risiede l’incredibile bellezza dell’atto del leggere. 

Articolo precedenteDalcò, un nudo dice più di uno sguardo…
Articolo successivo“Perugia dopo l’omicidio Kercher sembrava l’inferno”
Emanuele Ricucci, classe ’87. È un giovanotto di quest’epoca disgraziata che scrive di cultura per Il Giornale ed è autore di satira. Già caporedattore de "IlGiornaleOFF", inserto culturale del sabato del quotidiano di Alessandro Sallusti e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Scrive inoltre per Libero e il Candido. Proviene dalle lande delle Scienze Politiche. Nel tentativo maldestro di ragionare sopra le cose, scrive di cultura, di filosofia e di giovani e politica. Autore del “Diario del Ritorno” (2014, prefazione di Marcello Veneziani), “Il coraggio di essere ultraitaliani” (2016, edito da IlGiornale, scritto con A.Rapisarda e N.Bovalino), “La Satira è una cosa seria” (2017, edito da IlGiornale) e Torniamo Uomini (2017, edito da IlGiornale)