Amanda Sandrelli: “Vi racconto cos’è per me la seduzione”

0
54

amanda-sandrelli_tale-madre-tale-figliaC’è un episodio OFF della tua carriera o del tuo percorso di vita che hai voglia di condividere con i nostri lettori?

“Sì, c’è un aneddoto curioso legato ai miei esordi. Il Teatro Argot di Roma, dove ho debuttato, nel 1992, non aveva i camerini, il che non è un dettaglio. Alle spalle, c’era lo studio di Marco Delogu, che adesso è diventato un fotografo importantissimo. Ecco lui mise a disposizione una specie di veranda, talvolta anche gelida, per farci cambiare. Tra l’altro eravamo in scena con uno spettacolo in cui erano previsti cambi continui e all’Argot non c’erano neanche le quinte, ma ci tengo a dire che ci ho lasciato il cuore. Purtroppo quella sede, dove c’era anche la scuola, l’ho vista diventare un supermercato. L’Argot oggi continua ad esistere e resistere due porte più avanti, grazie anche a Maurizio Panici, l’anima di questo teatro, il quale ha passato il testimone al figlio e lui me lo ricordo, quando, da piccolo, spiava dal buco della serratura.”

A novembre sei stata al Teatro Manzoni di Milano con Il bagno, scritto da Astrid Veillon, per la regia di Gabriel Olivares, con Stefania Sandrelli, Claudia Ferri, Ramona Fiorini e Serena Iansiti. Il bagno viene descritto come gioco di seduzione, oltre che metafora di vita e nascondiglio, tu come lo definiresti?

“Il bagno come luogo per le donne è fondamentale, gli uomini, infatti, si chiedono sempre come mai le donne vadano insieme. In questo caso, oltre a essere il luogo intimo dove ci si dicono anche le cose che magari si fa fatica a rivelare, è anche l’unico luogo riparato della casa. Ne Il bagno ci sono tre amiche che organizzano una festa a sorpresa per la quarta, che compie quarant’anni, e questa festa arriva in un momento particolare. Ogni volta che si apre la porta del bagno si sentono la musica e il chiasso, in bagno, invece, ciascuna di loro va per un motivo. Il mio personaggio, Maria Sole, si reca lì per bere. Lei ha due figli e un marito, mentre le altre sono in una fase diversa della vita, è stanca come lo sono le donne nella sua stessa situazione perciò non vede l’ora di far festa attraversando, così,  diversi livelli di ubriacatura fino a quello più devastante. È un testo molto comico e ritmato, si avvicina ad “Almodóvar” come modo di raccontare.”

Quindi per la tua Maria Sole Il bagno non diventa un gioco di seduzione?

“Dice delle cose non proprio carine nei confronti del marito, anzi, essendo perdutamente ubriaca, sono molto sconvenienti per cui non è quello che io chiamo seduzione. Per Maria Sole è l’occasione di fare una follia. Non voglio svelare molto dello spettacolo, posso però dire che nella seconda parte c’è un leggero approfondimento dei personaggi perché ognuno di loro ha un piccolo dramma, nasconde un segreto o una bugia, un po’ ciò che accade nella vita. Anche fra donne non sempre ci si dice la verità, ci si racconta più spesso quello di cui si è orgogliose.”

Da artista e donna come vivi e applichi la seduzione?

“Sono stata sposata per quasi vent’anni, ho avuto due figli … non mi ricordavo più come si facesse! È stato buffo e piacevole sentirmi corteggiata in un momento in cui non stavo bene, comunque mi sono sempre lasciata sedurre, è una delle pochissime cose in cui sono “femmina”, non ho mai preso l’iniziativa. Mi piace perdermi nell’altro, perdere il confine e il controllo, chiudere gli occhi. Non mi piacciono i trucchi né tantomeno le parole, non credo di essere erotica, ma appunto sensuale. La sensualità è una disposizione a lasciarsi andare al piacere e ai piaceri come cibo, buon vino, bellezza della natura. Devo confessare che non ho mai avuto un’intesa come quella col mio attuale compagno e mi ha fatto sentire bella in un momento in cui ne avevo davvero bisogno. Credo che la convivenza sia necessaria a crescere i figli, ho desiderato e cercato di conservare la mia famiglia e ho sofferto molto quando ho dovuto accettare la fine del mio matrimonio, ma penso che non ripeterò l’esperienza della convivenza, per la coppia è micidiale. Potendo scegliere case separate e vacanze insieme credo sia meglio!”

Nella pièce si incontrano diverse generazioni, secondo te com’è mutato il rapporto madre-figlia essendo venuti meno anche dei tabù?

“Io sono figlia di una madre giovanissima, con cui ho sempre avuto un rapporto abbastanza particolare per l’età che ho nel senso che le mie coetanee non avevano il rapporto che avevo instaurato io con mamma già da ragazzina. Lei ha diciotto anni più di me, sono davvero pochi in più e andando avanti la distanza diventa sempre meno, non dico che sembriamo quasi della stessa età, ma poco ci manca. Lei è nonna, io sono mamma, ma è una nonna talmente giovane tenendo conto che, adesso, le donne diventano madri in un’età più avanzata. Io penso che i rapporti primari non cambino più di tanto tra di loro, mutano in relazione all’esterno al massimo. Certamente rispetto ad epoche passate ci si parla di più, ma credo che sia un’evoluzione, in generale, dei rapporti.”

Mi ha sempre colpita la tua attenzione anche verso temi legati alle donne e, rispetto alla malattia, hai sottolineato come ci sia paura di parlarne, come mai secondo te?

“Io non ho fatto dichiarazioni principalmente perché ho due figli che non sanno perché, grazie a Dio, si è trattato di qualcosa talmente lieve che ho potuto permettermi di non coinvolgerli. La mia “reticenza” nel parlarne quando stavo affrontando la malattia era legata a loro, per proteggerli, ed è possibile che questo accada a molte altre donne.”

Cosa pensi dell’atteggiamento di prevenzione di Angelina Jolie?

“Io posso parlare per me, non so rispetto alla Jolie o a chi decide di non parlarne o non fare nulla. Non riesco a pensare che abbiano ragione o torto. Ritengo che la malattia, come molte altre cose nella vita, sia qualcosa di talmente delicato e personale che non sia semplice da trattare. Io non amo raccontare il mio privato se non nei limiti di ciò che è necessario e se ho deciso di raccontarlo è stato perché so dall’Istituto Europeo di Oncologia che è molto positivo, per le donne che affrontano una malattia, ascoltare delle persone che hanno superato quel momento. Chi ha visibilità come me, ovviamente porta questo messaggio più facilmente. Ultimamente sono stata a una convention organizzata dallo IEO e ho provato una commozione bella (e lo si sente e vede dal suo sguardo, nda) perché davvero ci sono storie di donne con una forza disarmante e tutto ciò mi ha confermato che è molto bello e importante parlarne tra donne.”