Tutti i segreti del Boss delle cerimonie

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A distanza di qualche giorno dalla scomparsa di Don Antonio Polese, riproponiamo un pezzo cliccatissimo: ecco tutti i segreti del boss delle cerimonie e della sua “Sonrisa”

A monte delle polemiche che da sempre hanno caratterizzato Il Boss delle cerimonie (successo di Real Time, seguito e discusso), abbiamo voluto vedere da vicino cosa accade effettivamente nella sfavillante tenuta di Don Antonio Polese durante quegli interminabili festeggiamenti che vediamo in tv fatti di piatti tipici della tradizione partenopea (come le acclamatissime linguine con “L’astrice”), abiti pomposi e cantanti che fanno di queste occasioni il loro perenne momento di gloria.

L’intenzione era quella di verificare quanto concretamente fosse veritiera la chiassosa immagine folkloristica che arrivava dal piccolo schermo trascorrendo 24 ore a La Sonrisa, immersi tra statue neoclassiche, sfarzosi arredi seicenteschi e la coinvolgente vivacità dei protagonisti del reality.

Arrivo in albergo in tarda serata e ad accogliermi c’è un clima di concitazione. Nella struttura è in corso un evento importante, il primo raduno del fan club ufficiale de Il Boss delle Cerimonie, una festa a tema con dress code rigorosamente in linea con il programma, ed alcuni protagonisti delle puntate.

Prima di dirigermi verso la sala principale per lasciarmi trascinare dall’atmosfera passo in camera a cambiarmi, un’occhiata nella hall aveva reso l’outfit di cui andavo fiera tremendamente inadeguato per ciò che mi attendeva. Il campanello dell’ascensore mi conduce al terzo piano, stanza 303, la Suite Royale. Il caro buon Matteo Giordano, che avevo sentito giorni prima al telefono, aveva riservato per il mio breve soggiorno la migliore ospitalità, temendo probabilmente i nefasti pensieri che una mente come la mia avrebbe potuto concepire.

IL BOSS DELLE CERIMONIELa camera – Pareti rosa pastello accolgono l’imponente letto matrimoniale che domina la stanza con tanto di schienale in legno imbottito in stoffe floreali. Gli arredi trasudano ricchezza e regalità. Parliamo del “nido” per la prima notte di nozze, quello tradizionalmente riservato al concepimento del primogenito, il tutto deve comunicare maestosità e fertilità. Un discreto tavolo in marmo con sedie “trono” riceve gli ospiti all’ingresso della zona notte. Alle mie spalle un grande armadio in legno e mobile frigobar, con qualsiasi bevanda immaginabile al mondo, ed una maxi tv a led. Sicuramente la zona che merita più attenzione resta però il bagno, dove le decorazioni in oro e l’ampia finestra sul cortile illuminano l’area adibita alla toiletta di luce propria. Un’ esplosione di colori sulle pareti ed sul pavimento con rifiniture dipinte a mano. Colpo di scena la vasca idromassaggio, punta di diamante per una degna notte luxury a tutti gli eccessi. La struttura, verrò a sapere in seguito, è stata interamente pensata da Don Antonio che da cultore dell’arte barocca ha voluto trasformare la sua dimora in un’esaltazione dello stile.

IMG_2745Dopo le dovute osservazioni torno in reception dove incontro finalmente Matteo che da impeccabile direttore fa gli onori di casa conducendomi nella sfolgorante sala affrescata, la festa è appena iniziata. La situazione non mi è chiara dal principio ma l’ingresso di Don Antonio con conseguente standing ovation accelera il mio lento comprendere. Immediatamente parte l’omaggio a Mario Merola, “Chiagnere”, al microfono c’è Tony D’auria (lui insieme a Tiziana Renga fa pianobar ma forse molti ricordano entrambi come i genitori della piccola Asia, la prima baby diva dello show, colei che ha condotto il pubblico nel complesso universo delle prime comunioni). Mi accorgo che davanti ai miei occhi si stanno palesando esattamente tutti i momenti epici del format, ed era proprio questa l’intenzione dell’organizzatrice della festa, un’avvocato che ha ideato il Fanclub su Facebook, rivivere tra special guest e menù le stesse rocambolesche avventure che hanno reso il Boss delle Cerimonie un cult.

Pochi attimi ed incontro tutte le star: Ferdinando, il maître, Davide l’organizzatore della sala, simpatici, disponibili, sorridenti ma anche impeccabili nelle loro mansioni; Imma, donna manager vera “comandante” della nave, figlia del Boss e moglie di Matteo, con i figli Antonio e Pasquale; i coniugi Scarpitella (si proprio loro, quelli de “O seno, o’seno” visti in una delle prime puntate), insieme al frutto del loro amore, prossimamente battezzato proprio a La Sonrisa per un sequel atteso con ansia; Priscilla, splendida figlia 18enne di Davide ed Anna nipote di Don Antonio che da grande sogna di fare la giornalista (la simpatica ragazzina che in un episodio ha dato una mano allo zio a scrivere la sua biografia).

Tutti mi accolgono con grande entusiasmo incuriositi dal mio annotare ogni dettaglio con fare matto e disperatissimo, tante le cose da osservare poco spazio nella mente per memorizzare quello spettacolo che mi si stava dispiegando davanti agli occhi.

Il Menù – Siedo a tavola insieme ad altri colleghi e addetti ai lavori. Intorno alle 22.30 circa lo staff, BOSS CERIMONIEpreciso e sincronizzato come uno schieramento in marcia, parte con l’antipasto. Un menù equilibrato di appena dieci portate con alcuni evergreen tra cui il celebre “Nido di rondine” gettonatissimo piatto i cui ingredienti restano tutt’ora un mistero per chi fa del cibo liofilizzato il suo pane quotidiano. Immancabile la bistecca ai ferri, direttamente dall’allevamento di Don Antonio. Un festival di prelibatezze capace di mandare in overdose le papille gustative. Si mangia per ore con porzioni abbondati ed un colpo di scena sul finale (o attentato in questo caso), pasta e fagioli con le cozze per tutti, ottimo digestivo da gustare tra il mosaico di frutta e la torta Sonrisa, lo smartphone segnava esattamente le ore 01.30, la notte era ancora inevitabilmente lunga per me.

I cantanti – Ad aprire le danze è Nando Mariano scatenatissimo con il suo fare ammiccante, oltre ad un grande compendio sui ritmi anche un’irrefrenabile forza espressiva del corpo. La folla lo circonda e chiede a gran voce la sua hit Amore contro amore, partono i cori da stadio. I presenti ne vogliono ancora, arriva il bis e si va di trenino. E’ il momento poi dell’istrione Mario Conte, tribute man di Massimo Ranieri, la “fazzolettata” a questo punto è un must, la platea è in visibilio e su “Erba di Casa mia” le mani su al cielo.

Altro giro, altra corsa, ci si rivede al mattino. Voglio di più, l’esperienza della sera precedente era stata esaustiva ma a metà, non era abbastanza, volevo parlare da sola con Don Antonio.

Il Boss mi accoglie nel grande salone riservato alle trattative con i clienti e mi racconta la storia della struttura. Lui che faceva il “chianghiere” (il macellaio) all’età di 15 anni (ma questo i fan più fedeli già lo sanno), lui che voleva diventare ciclista ed aveva la passione per il piano è stato il genio che ha stravolto i piani della famiglia. Antonio Tobia Polese ha la quinta elementare ed una laurea honoris causa riconosciutagli dall’Ordine dei Cavalieri Crociati di Malta in Scienze del Turismo, non ha timore di raccontare le sue origini ed i suoi limiti. Tacciato da molti per la sua “ignoranza” ha trasformato una piccola impresa in una catena di distribuzione per i grandi alberghi della Penisola Sorrentina, poi l’idea di ristrutturare la masseria ereditata dai suoi avi in un complesso che oggi accoglie tutta la nuova generazione.
Era il 1988 e oltre alle grandi ambizioni, a Peppino Di Capri e Raoul Casadei, presenze d’onore per l’inaugurazione, c’era una profonda ammirazione per la ristorazione “Per il Boss non esiste cucina migliore di quella napoletana” racconta con un pizzico di orgoglio. Quella di Realtime non è la prima esperienza nello show business, c’è stato Napoli prima e dopo, il Festival della Canzone napoletana in onda su Rai uno, poi Il Processo di Biscardi ed ancora tantissime comparse al cinema, solo ultimo il film di Matteo Garrone il cui titolo un presagio. Eventi che hanno contribuito ad accrescere la fama del suo piccolo impero anche tra i “vip”. Le pareti che ci circondano sono ricche di sue foto con personaggi famosi, c’è Lucio Dalla, Sophia Loren, il ridondante Mario Merola e persino Albano, caro amico di famiglia che un giorno rivelò al boss “Antò secondo me tra le nostre famiglie ci sono legami di parentela, io qui mi sento a casa mia”.

BOSS CERIMONIEMatteo mi parla invece del programma che li ha resi nazionalpopolari, lui è stato il primo a credere nel progetto, da solo contro tutti, anche quando sono arrivate le polemiche “Tra una battuta sgrammaticata e scene di signore che tolgono le scarpe io ho visto tante altre cose, l’amore per la tradizione ed il rispetto per la famiglia ad esempio”. Il loro obiettivo è quello di “accontentare le richieste dei clienti – ci spiega – Ci attrezziamo per tutto. Se vogliono il quartetto d’archi mettiamo a disposizione il quartetto d’archi, se vogliono il “cuoppo” rosa, diamo loro il “cuoppo rosa”. Per i più esigenti abbiamo poi la carrozza reale e l’elicottero”. Una guida spirituale per chi decide di festeggiare a La Sonrisa il suo giorno importante ed un amico fidato per fronteggiare i momenti di “crisi”. Non ci stupiamo quindi che sia così sulla difensiva quando arrivano i commenti indelicati “Queste cerimonie così animate fanno parte della nostra cultura e a me divertono tanto, dovrebbero diventare patrimonio culturale della nostra regione ed essere comprese all’interno di un contesto più ampio”.

Un successo soprattutto tra i bambini da quanto ci rivela, che arrivano esterrefatti dinnanzi ai loro beniamini pieni di domande e curiosità quasi da imbarazzare i diretti interessati che arrossiscono ancora di fronte a cotanta ammirazione. Un’attrazione la struttura che ha ridato vita ad un paesino in provincia di Napoli, Sant’Antonio Abate, anche se la regione e lo stesso comune non riescono a sfruttare appieno il potenziale turistico del territorio dopo la fortuna dello show.

Una lunga chiacchierata condita da caffè e dolci, perché il cibo è sacro, che si conclude con un omaggio del Boss, una copia della suo preziosissimo libro con dedica personalizzata ed una richiesta speciale “Scrivi questo articolo con il cuore”.

E come contraddirli, d’altronde loro sono proprio così, spontaneamente genuini, dietro le telecamere come in tv, troppo sinceri per credere agli artifici troppo affascinanti per essere compresi da tutti.

10 Commenti

  1. Ottima descrizione del luogo, solo che Sant’Antonio abate è’ in provincia di Napoli.

  2. L’articolo è scritto bene non c’è che dire, ma il mio unico appunto è l’ubicazione di SANT’ANTONIO ABATE, che è in provincia di NAPOLI, e non di Salerno.

  3. una favola da “altri tempi” quella descritta con succosi particolari che ne esaltono lo spirito dal narratore. Bene soprattutto a chi ha la fortuna di parteciparvi con animo sgombro da pregiudizi e schivo da concettualità:Complimenti a chi l’ha ideati e auguri a chi……comincia a cenare a quell’ora tarda.

  4. Ma, Cosa devo dire, di questo Fasto é Lusso?, questa é la parte della mia Campania che mi piace, ed a me Napoletano Doc, fá piacere vedere una Donna felice che parla e scrive bene della mia regione!.

  5. Il regno delle due Sicilie al suo massimo splendore, la meridionalità più trita e raccapricciante che mente umana possa immaginare, il tutto condito da abbondante morfologia mediterranea, ridondante amidi assunti sin dalla fase della lattazione (pasta sciolta… nel biberon) e grassi saturi come se piovesse … Che altro dire, il trionfo del Cafo…nale.

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