Solo va, l’ uomo che sognava la campagna elettorale infinita

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Venerdì, è giunta mezzanotte.

Si spengono i rumori, si scostano le sedie, si blindano le sale di registrazione, si svuotano i salotti televisivi, deserti anche i talk ed i reality. Resistente fino all’ultimo, davanti all’evidenza della legge, si spegne, deve spegnersi, anche l’insegna di quell’ultimo Tvcafè di amici di famiglia.

La campagna elettorale referendaria cominciata dall’inizio dell’anno a riforma nemmeno approvata è giunta alla fine. Finalmente. 24 ore di quiete prima dei seggi, delle previsioni in corsa, degli exit poll infine dei risultati effettivi. Le strade son deserte, deserte e silenziose, se ne sono andati i lobbysti, i giornalisti i sondaggisti gli analisti e tutto il cucuzzaro. Anche l’ultimo motorino dello stagista cigolando se ne’ va. 

 Eppure l’uomo apparso dovunque in tutta la campagna referendaria, deus ex machina in tutti i tiggì, varietà e varietì, trasmissioni meteorologiche, documentari storici e fantasy, racconti di animali e di hobbit, l’invasore degli spazi pubblicitari, materializzato anche nell’audio delle radio, non si trattiene, non può. E di nuovo eccolo, in strada.

Solo va, tutto in black. Dal cappello tira fuori il canovaccio del comizio. Mostra due diamanti, gemelli ai polsi, che valgono lo stipendio annuo di un senatore cacciato, agita il bastone di cristallo, forte ma di etica specchiata trasparenza, la gardenia nell’occhiello, cattoversione del garofano d’altri tempi, e sul candido biancofiore gilè, il sostegno dell’europa e della farfallina, due poteri di cui tenere sempre conto, convergenti nel papion di seta blu.

Continuerebbe all’infinito a persuadere, comiziare, concionare, convincere, circuire, blandire, insidiare, ingannare fino alla circonvenzione di incapace dell’elettore. Già l’ha fatto diventare quasi pazzo comparendo oltre che sullo schermo Tv, nel forno a microonde, nell’oblò della lavatrice, nella fessura del gas della caldaia. Sarà a seconda dei momenti trasognato malinconico assente elegante, eppure non si sa chi sia mai veramente, da dove sia venuto né dove andrà in caso di debacle.  

Buon ui, buon ui, buon ui, buon ui, altri voti sicuri, da parte dei fanali illuminati, e di un gatto innamorato che randagio promette e se ne va.

A l’aurora per fermarlo, prima che si svegliasse a poco a poco tutta quanta la città, gli han buttato a mare cilindro, fiore ed il black. L’hanno dovuto immobilizzare, legare, incartare. La luna sorpresa e impallidita, si e’ incantata a sentirlo ancora squittire per l’ultimo consiglio onomatopeico di voto.

La finestra, scocciata, interpretando l’insopportazione dei più, sbadigliava. Lui, legato e imbavagliato se ne è sceso lentamente sotto i ponti cullato dalle acque del fiume galleggiando dolcemente verso il mare. Nella testa i ricordi del recente passato, un sogno mai sognato, un attimo di riforma che non riformerà.

E tanta confusione in testa. Parlava perché aveva la bocca. Senza quella, non sapeva cosa aveva da dire. Il bello è la campagna prima della cabina elettorale, il sabato prima della domenica, un’attesa durata un anno di petting.

Ed ora addio al mondo, al voto intero.