Severino tra il dubbio, la morte e la vita

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Il filosofo Emanuele Severino
Il filosofo Emanuele Severino

Non è facile leggere i libri di Emanuele Severino. Il più importante filosofo italiano ci ha abituati a tortuosi ragionamenti, in una critica radicale di tutta la filosofia dell’Occidente, e quindi dell’Occidente stesso. Rifacendosi a Parmenide, ci ha detto che la storia del pensiero ha sbagliato corso, ed è per questo che oggi siamo schiavi della tecnica. Siamo incatenati a un mostro, ma l’Essere resta comunque eterno. Per quanto lo riguarda, non ama, giustamente, essere definito l’Heidegger italiano. Severino somiglia solo a se stesso ed è un grande. Per di più, a suo avviso i maggiori filosofi degli ultimi due secoli sono Leopardi e Gentile, fatta eccezione ovviamente per Nietzsche.url

Lo ribadisce anche in questo suo ultimo libro, scorrevole e comprensibile a un pubblico più vasto. Storia, gioia (Adelphi, pp. 248, € 32) chiarisce che la storia non è un susseguirsi di res gestae, perché “il gesto ha un inizio e una fine. E invece solo gli eterni hanno Storia”; la storia dei mortali è la storia degli eterni. Critica il discendere e il ritornare dal e al nulla, perché è la Follia estrema. La morte non si supera, la tecnica non la può vincere, per quanto si stia illudendo di riuscire a farlo.

Non è possibile una ricostruzione biopsichica dell’uomo. La tecnica pertanto si pone come una nuova fede, è una sorta di dio. Severino affronta qui la paura di morire, il dubbio che attanaglia ogni uomo, credente o meno che sia, scettico o cinico, non ha importanza. Guarda in faccia il destino e lo smaschera. Si può essere o meno d’accordo con lui. Lo si può capire oppure no. Ma anche stavolta il suo cogitare non fa una piega e ci accompagna in una lettura della vita e della sua fine in modo avvincente e sicuro.