Da Mina e Morandi al teatro: i successi di Roberto Fia

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???????????????????????????????«Mi sto dedicando al teatro. Lo faccio da circa dieci anni, mi piace». Se il teatro ci ha guadagnato, la canzone italiana ha perso. Si è lasciata sfuggire Roberto Fia, a cui si devono brani come Uno su mille, portata al successo da Morandi,  Amornero e Mio di chi? incisi da Mina, e Dimensione, cantata da Patty Pravo. «Oggi la discografia è morta» commenta il compositore e discografico romano, che ha voltato pagina, decidendo di dedicarsi al palcoscenico. Sempre musicalmente, s’intende.  Tra i suoi ultimi lavori le musiche di Luci della ribalta di Charlie Chaplin, spettacolo con Antonio Salines e Marianella Bargilli, con la regia di Giuseppe Emiliani, che ha debuttato nei giorni scorsi a Bolzano e arriverà a Trieste, Roma e in altre città della penisola.

Come nascono le musiche per questo nuovo spettacolo?

“Salines mi ha parlato del progetto un paio di anni fa. Avevo già un brano pronto a cui, come mia abitudine, avevo dato un titolo provvisorio. La cosa singolare è che quel titolo era Omaggio a Chaplin”

Nella musica ha esordito come cantante, grazie ad Ennio Morricone. Com’è andata?

“La mia maestra di canto, tramite alcune amicizie, prese appuntamento con Morricone, che all’epoca abitava a Monteverde, e che mi fece sostenere un provino. Inizialmente non accadde nulla. Tempo dopo fu Morricone a propormi la firma del contratto con La Parade, la casa discografica fondata dallo stesso compositore insieme a Micocci e Bacalov. Con quest’ultimo incisi il mio primo disco, Django (colonna sonora ormai cult dell’omonimo film di Corbucci, ndr). Arrivarono poi il Cantagiro, un Disco per l’estate e il tour in Giappone con Milva”

Ed arrivò anche la partecipazione a Settevoci, primo talent della storia. Oggi avrebbe preso parte ad Amici o X-Factor.

“Probabilmente sì. Oggi è la televisione ad aver preso in mano la situazione. Prima c’erano la Ricordi, la  Carosello, la Fonit Cedra, a cui hanno fatto seguito le multinazionali, che facevano un grande lavoro. I cantanti cominciavano nei teatrini, la tv era una conquista, ci si arrivava gradualmente, mentre ora è un punto di partenza. Certo, a volte poteva capitare che il successo arrivasse subito perché una grande canzone fa questi miracoli, se ci sono il cavallo e il fantino buono il gioco è fatto”

Con una carriera avviata come cantante ha cambiato direzione: com’è successo?

“La Rca mi chiese di lavorare per loro come produttore. E’ stato un passaggio indolore, senza rimpianti. Evidentemente non avevo questa grande voglia di continuare a fare il cantante poiché per fare questo lavoro non basta cantare bene, ci vuole un carattere particolare, bisogna fare una vita di sacrifici. Iniziai con Renato Carosone, poi mi affidarono Piero Ciampi e la struttura denominata Il Cenacolo, a Roma, sulla via Nomentana. Era un’officina dove si incontravano autori, cantanti, si facevano provini”

Per Il Cenacolo è andato a caccia di voci nuove, scoprendo Amedeo Minghi, Scialpi e Ivana Spagna. Come si riconosce il talento?

“Bisogna avere un intuito particolare, che si guadagna sul campo di battaglia. Una battuta che mi piace ripetere, che corrisponde a verità, è: se il cantante canta e si strazia è bravo, altrimenti no lo è”

Dei giovani di oggi chi le piace?

“La musica non la seguo più. Tutto è cambiato: noi puntavamo a cercare le canzoni forti, ci incontravamo, c’era un gran lavoro dietro, si soffriva; oggi è completamente diverso, complice anche la rivoluzione del computer: se una volta si andava in studio anche per dei provini, adesso sono tutti isolati, organizzati con il pc. Le canzoni che vincono Sanremo non riesco a ricordarmele e, guardando la tv, mi sono accorto che per le pubblicità usano i brani del passato. Non credo sia un caso.  La nostra mentalità era di fare canzoni che già in partenza fossero evergreen, non di farle diventare tali. Noto anche che le canzoni di oggi si cantano poco. Prima andavano in giro per il mondo, mentre ora, a parte alcuni casi come quello della Pausini, le canzoni rimangono qui. Anche per il cinema è così. Sono contento per Sorrentino, che ha sfondato, ma qualche anno fa era normale che i nostri film fossero conosciuti all’estero”

A proposito di canzoni evergreen, condivide con noi un aneddoto che riguarda Uno su mille?

L’azienda mi chiedeva le canzoni per i cantanti e io trovai Canzoni stonate, che  servì per la risalita di Morandi. Nel suo terzo disco uscì Uno su mille. Mi chiamarono dicendomi che Morandi doveva fare una fiction, Voglia di cantare. Quando lo incontrai e gli feci sentire le note lui mi disse: «Sono vent’anni che non sento una canzone così». Il giorno dopo Migliacci mi portò il testo e incisero il brano. Sono quelle combinazioni strane, che non capitano quasi mai.

Con lei la nostra canzone ha perso un pilastro…

“Oggi non ci sono più punti di riferimento, l’editore la casa discografica non ti cercano. Ma lo diceva anche Mogol: «Un po’ di esperienza dovrebbe essere di aiuto». Solo una volta mi hanno chiamato, dieci anni fa, in commissione per Sanremo Lab. In giura c’erano tutti musicisti di conservatorio, io ero l’unico proveniente da una casa discografica. C’erano quaranta cantanti, si esaminavano e dopo poco andavano a Sanremo, troppo velocemente”

Progetti teatrali in cantiere?

“Le musiche per uno spettacolo su Goldoni, in programma l’anno prossimo”

1 commento

  1. Bella l’intervista con il Maestro Roberto Fia, piacevole e rende giustizia a chi il mondo della musica ha contribuito a costruirlo. Peccato oggi c’è chi contribuisce a demolirlo. Mi aspetto un vero e proprio nuovo rinascimento della musica, con le caratteristiche che ci hanno regalato tanti e tali successi che hanno fatto e segnato la cultura italiana in tutti i settori della vita e dello spettacolo. Grazie Roberto.

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