Nomade, irrequieto, alchemico: l’arte di Marras conduce nel mistero

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marras_12e_foto_daniela_zeddaCome diceva Nietzsche, “bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante”. Un caos che sembra proprio non mancare ad Antonio Marras, eclettico artista sardo, definito, e autodefinitosi, più volte, “irrequieto”. S’intitola infatti Nuna Dies Sine Linea-Vita diari e appunti di un uomo irrequieto la sua nuova mostra milanese che punta a coinvolgere lo spettatore in un’esperienza totalizzante. Per ammirare le prime opere bisogna infatti attraversare un percorso fatto di rigorose giacche nere e tintinnanti campanacci appesi per aria. Si prosegue, poi, con una lunghissima serie di camicie bianche, memoria sbiadita di un’infanzia, ormai lontana, dall’intenso profumo di lavanda.

L’intera esposizione appare così avvolta da un alone di mistero che invita a guardare dipinti e disegni con un’ottica differente. Lo spettatore viene quindi catapultato all’interno della mostra stessa fino a divenirne parte integrante, attraverso azioni e reazioni individuali. Opere eterogenee che rispecchiano sempre più il genio creativo dello stilista algherese, affermatosi nel panorama internazionale della moda grazie ad uno stile unico, legato a quella cultura sarda fatta di materiali semplici e tradizionali, dove non mancano mai le sue personali elaborazioni e rielaborazioni.

La mostra, presente alla Triennale di Milano fino al 21 gennaio 2017, è un’esposizione di milleduecento metri quadrati di pura creatività che riprende il titolo dalla celebre frase di Plinio Il Vecchio Nulla dies sine linea riferita al pittore Apelle il quale non lasciava passare giorno senza tratteggiare col pennello qualche linea. Proprio come Marras, incessante creativo per il quale tutto diventa materiale artistico: la sua storia personale, la sua isola, i suoi cani e le sue esperienze di vita.

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A queste si aggiunge per il più intellettuale degli stilisti italiani la passione per il cinema, la poesia, la storia e soprattutto l’arte visiva (proprio quest’ultima è la protagonista della mostra). Fondendo il tutto come un alchimista è riuscito a proporre anche questa volta opere inedite e innovative connotate da grande originalità. Una rielaborazione di più di cinquecento disegni e dipinti, realizzati nel corso degli ultimi vent’anni, montati su vecchie cornici, su cui è intervenuto intessendoli con le più disparate stoffe per poi appenderli lungo le pareti della curva della Triennale; compaiono anche delle sculture di grandi dimensioni, ma l’elemento più affascinante della mostra è dato senza dubbio da piccole stanze-installazioni ognuna delle quali rappresenta una “situazione”.

A concludere questa avventura c’è il racconto di una vita da nomade: memorie di sguardi, mappe, voci, silenzi, pensieri e mondi racchiusi in una serie di disegni, schizzi, frammenti che Marras ha realizzato durante i suoi viaggi. Un mondo suggestivo e provocatorio (e soprattutto suggestivo perché provocatorio)che sarà presto illustrato anche in un catalogo (due edizioni: italiano e inglese)edito da SKIRA con un testo critico di Francesca Alfano Miglietti e testimonianze di poeti, musicisti, scrittori, artisti e intellettuali estimatori dell’artista. Il tutto celebra il talento multiforme di Marras e quel lavoro che racconta il mondo di un artista visionario. Un mondo, il suo, dove tra ombre e penombre di sicuro domina una luce: quella capace di intrecciare la curiosità intellettuale.