Toulouse-Lautrec, la belle époque tra gioia, genio e tragedia

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Terminate le giornate clou di Artissima e fiere collaterali, la città di Torino resta teatro dell’arte con importanti esposizioni quali “La Passione secondo Carol Rama” a la GAM e “Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi” alla Pinacoteca Agnelli.

Nella residenza sabauda di Palazzo Chiablese si rivive invece la Belle Époque attraverso le opere di Henri de Toulouse-Lautrec.  A comporre il percorso espositivo 170 opere interamente provenienti dall’Herakleidon Museum di Atene. Le prime sale sono una chiara eco bohémienne: le litografie a colori e i manifesti pubblicitari realizzati dall’artista ripercorrono le atmosfere parigine delle Folies Bergère, Divan Japonais e Moulin Rouge, degli spettacoli da cabaret e dei suoi protagonisti, mentre un video di gonne svolazzanti e stivali al ritmo di Can Can lascia all’immaginazione di dar vita ai tratti fini e sintetici della mano dell’aristocratico.

Toulouse-Lautrec

Toulouse-Lautrec concentra l’attenzione interamente sulla figura umana ponendola sempre in primo piano, l’ambiente circostante ha scarsa importanza, semmai assolve alla funzione di caratterizzarla ulteriormente. L’approfondimento sulla tecnica della litografia offerto all’interno dell’esposizione tramite didascalie e vetrine contenenti oggetti utilizzati in questo tipo di processo artistico aiuta a comprendere il perché la stampa si adatti perfettamente alle scelte poetico/estetiche di Lautrec, le cui opere silografiche presentano linee semplificate (talvolta assenti) e campiture di colore piatto e omogeneo per le figure su sfondi meno definiti e spesso caratteristicamente “puntinati”, realizzati cioè spruzzando del colore sul fondo.

 A seguire, una selezione di schizzi e grafiche interamente dedicata ai cavalli che avrebbe senz’altro affascinato Caligola, annunciata da un’ironica citazione dell’epoca sul fatto che il conte amasse questi animali meno delle donne ma più degli uomini.

Toulouse-Lautrec era affetto da una malattia ossea di natura genetica, e le sue gambe cessarono di svilupparsi in età infantile a fronte della rottura di entrambi i femori. Questa fu una delle principali motivazioni per cui essendogli impossibile di partecipare alla gran parte delle attività sportive e sociali di routine per il suo ceto, egli si immerse completamente nell’arte.

La passione per i cavalli si tramutò dunque in contemplazione, e molti dei suoi schizzi e litografie li ritraggono all’ippodromo, spesso montati da fantini. Nell’ultimo periodo della sua vita, prima della prematura morte alla soglia dei trentasette anni, quando a causa dell’alcolismo e della sifilide le sue condizioni di salute peggiorarono al punto che non fu più in grado di muoversi in modo autonomo, Lautrec ebbe un pony che gli consentiva di spostarsi in calesse per le vie di Parigi.

Toulouse-Lautrec

Passando per la sezione delle illustrazioni realizzate per La Revue Blanche (rivista letteraria di grande spessore culturale alla quale collaborarono fra gli altri Gide, Proust, Apollinaire e il gruppo dei Nabis) il percorso termina con le opere tratte dalla serie Elles ritraenti ballerine e prostitute, scene di vita ispirate alle maisons closes, che Lautrec non solo frequentò assiduamente, ma che spesso scelse come dimora-studio nonostante il divieto della legge. Al centro di quest’ultima sala un letto apparecchiato per la notte simula un’alcòva, e di fronte allo spettatore che vi prende posto, nella proiezione di in una pellicola colorata a mano danza la farfalla cangiante Loïe Fuller, suggestiva e ipnotica, fragile e fluorescente: la Belle Époque.

Toulouse-Lautrec

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> Toulouse-Lautrec, La Belle Époque
fino al 5 marzo 2017
Palazzo Chiablese
piazza san Giovanni 2, Torino

martedì – domenica ore 9.30 – 19.30
lunedì ore 14.30 – 19.30
giovedì ore 9.30 – 22.30