Che vergogna il Valle ridotto in questo modo…

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CENTRO, TEATRO VALLE OCCUPATO - FOTO 2Un teatro chiuso è una ferita aperta nel cuore di una comunità. Un teatro abbandonato è l’orfano disperato di una politica culturale malata, insensibile, quasi persecutoria. Se poi si tratta di un gioiello all’antica italiana del nostro glorioso Settecento, con duecento anni di storia, inaugurato il 7 gennaio del 1727 con la tragedia “Matilde” di Pratoli e storica ambientazione del lancio di monetine contro Luigi Pirandello in occasione della prima del rivoluzionario “Sei personaggi in cerca d’autore” nel maggio del 1921, non si può non parlare di sacrilegio. E’ la sorte drammatica del romano Teatro Valle che, dopo un’occupazione durata dal 14 giugno del 2011 all’11 agosto del 2014, versa in una condizione di assoluto e devastante degrado.

Se il foyeur ristrutturato è preso in locazione dalla famiglia Capranica a 3 mila 300 euro e ospita qualche raro evento, la sala principale è distrutta con poltrone divelte o sfondate, olezzo di muffa e di fogna e camerini adattati a dormitori con letti a castello. L’accesso è possibile solo da una porta secondaria, mentre le due porte principali hanno davanti un parcheggio abusivo e le vie d’ingresso interne sono murate. Nell’aprile del 2015 era stato concluso un accordo di valorizzazione  propedeutico al passaggio non oneroso di proprietà dal Mibact a Roma Capitale, ma la stipula del rogito può avvenire solo dopo 90 giorni dall’avvenuta verifica da parte del Comune di Roma della regolarità urbanistico-edilizia e catastale, con tanto di vincoli della Sovrintendenza. Nonostante siano stati stanziati tre milioni di euro, equamente divisi a metà fra Mibact e Campidoglio, i lavori non sono ancora iniziati. A maggio la gestione è stata affidata come “custode temporaneo” allo stabile capitolino con delibera del Commissario Tronca, ma lo spazio, che doveva costituire la terza sede del Teatro di Roma-Teatro Nazionale, non è mai stato agibile e la programmazione scenica è stata faticosamente compressa fra Argentina e India.

Stiamo facendo un grande lavoro di recupero sul teatro Valle e intendiamo restituirlo alla cittadinanza quanto prima” ha comunicato la Sindaca Virginia Raggi. “La situazione è rimasta in stallo troppo a lungo” ha dichiarato l’Assessore alla Cultura del Comune Luca Bergamo. “I fondi sono stanziati in bilancio: 300 mila per il primo intervento e 3 milioni per i lavori di ristrutturazione. La Sovrintendenza capitolina ha già predisposto gli atti per avviare i primi lavori che partiranno appena il demanio dello danza-contemporanea-al-teatro-valleStato consegnerà i documenti ancora mancanti per perfezionare il trasferimento del Valle al patrimonio del Comune di Roma. Li abbiamo chiesti e abbiamo fiducia che arrivino al più presto così che il Comune sia autorizzato a procedere rapidamente come necessario. La colpa è la frammentazione della burocrazia”.

La Sovrintendenza capitolina, già operativa per la definizione dei bandi di gara per l’affidamento dei lavori, avrà la responsabilità del restauro: si prevede il rilievo dell’edificio e delle impermeabilizzazioni delle coperture, il restauro della facciata principale di Valadier, la verifica ignifuga dei materiali di arredo, dalle poltrone alle moquette, il rialzo dei parapetti dei palchi, il sistema di illuminazione e gli adeguamenti strutturali del palcoscenico. Farà in tempo Franca Valeri a recitare sul palco del Valle il testo “La custode”, scritto apposta per riassumere, con la scopa in mano, due secoli di storia favolosa di un bene artistico, per ora ridotto a un cumulo di macerie?