Con la cultura è rinata la periferia più disagiata di Roma

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Emanuele Merlino
Emanuele Merlino

Dire che siamo soddisfatti è dire poco. Questo risultato è frutto di un lavoro che davvero non conosce soste. Siamo orgogliosi. Orgogliosi di quel che facciamo per Casale Caletto e per la periferia abbandonata. Orgogliosi dei bambini che ci ringraziano. Orgogliosi dei professionisti che lavorano con noi che si spendono e portano le proprie capacità dov’è più difficile. Orgogliosi di dimostrare, con i fatti, che l’amore per la propria città, per la propria comunità, per la propria idea del mondo può incarnarsi in qualcosa di vero ed efficace”.

Mauro Antonini, Giorgio Granito ed Emanuele Merlino commentano così il riconoscimento ricevuto dalla Regione Lazio. Insieme a poche altre iniziative culturali – festival, biblioteche, teatri – l’attività socioculturale realizzata a Casale Caletto è stata riconosciuta Buona Pratica.
Significa che il Centro Culturale “Casale Caletto” e le attività che là vengono organizzate sono un modello da prendere ad esempio.
Casale Caletto è un piccolo quartiere nella periferia est di Roma. La zona ha un Indice di Disagio Sociale di 4.3. Esclusa Torrespaccata è il più alto della città. Più di Tor Bella Monaca e immensamente più della pur celeberrima Torpignattara.
Le case sono ater e da vent’anni non c’è, se non raramente, manutenzione. La più classica delle periferie da film: povera, degradata, abbandonata. Un centro che dà pasti gratuiti grazie a Mirko Frezza – vincitore a Venezia con il film “Il più grande sogno” proprio per il suo impegno – e basta.  Niente altro. Se non, appunto, il Centro Culturale “Casale Caletto” gestito da un’ATI –Associazione Temporanea d’Imprese – composta dall’Associazione Trousse – come capofila – insieme alla Cooperativa Sociale Spazio Nostro.
Quel che succede a Casale Caletto rimane a Casale Caletto. Non è una considerazione “mafiosa” è l’abitudine a dover fare da soli. Senza aiuti dal Comune o da chiunque altro.
Mauro Antonini commenta: “In campagna elettorale tutti fanno proposte e pongono al centro del dibattito la parola “periferia”. Ma poi, una volta eletti, non sembrano ritrovare la strada. Perché, certo, è difficile risolvere problemi strutturali e incancreniti da decenni di abbandono. Ma soprattutto è difficile essere all’altezza delle proprie promesse. Non è banalità è un dato di fatto che chi parla di “periferie” poi viene a Casale Caletto come fosse un’avventura esotica e poi torna a casa al centro dove tutto è più tranquillo e pulito. E allora noi invitiamo ancora una volta le istituzioni a venirci a trovare. A ragionare insieme su come proseguire questo percorso. Non siamo gelosi del nostro lavoro e, ancor di più, della nostra solitudine. Lavoriamo insieme”.
È duro Mauro Antonini. Quella durezza di chi vive davvero la vita nei luoghi dov’è più difficile. “Neppure un affidamento diretto. E controlli costanti. Giusto in entrambi i casi e non abbiamo problemi visto che le attività le facciamo davvero”.

voglia-di-riscatto-burattini-343x258L’Associazione Trousse si occupa di organizzare le attività culturali: cinque edizioni del “Casale Caletto festival” – mostre, danza, musica e teatro –, due documentari sulla periferia e soprattutto sulla cultura in periferia, laboratori di teatro sociale e di avvicinamento al teatro e ora l’apertura di una biblioteca di quartiere:
Direi che in quattro anni di gestione le cose fatte sono state davvero tante.  Fare cultura in estrema periferia è davvero difficile. Perché non c’è una grande abitudine all’ascolto o all’assistere in silenzio” – racconta Giorgio Granito – “durante uno dei primi spettacoli proposti le persone entravano in sala a recita iniziata e salutavano. Per educazione. Oppure se veniva fatta una domanda retorica il pubblico rispondeva! Insomma venire da noi è sempre una bella prova per gli attori. Quest’anno l’associazione Trousse ha compiuto quaranta anni di attività. Non ci aspettavamo di festeggiare questo traguardo a Casale Caletto. Quando fai teatro pensi a scene storiche e bellissime. Ma se ti occupi di teatro sociale, d’impegno civile e di militanza artistica allora un posto migliore della periferia romana non c’è”.

Gran parte della progettazione, sia nella scrittura dei progetti per i bandi che la programmazione vera e propria, è a cura di Emanuele Merlino.
“Faccio teatro. Meno di quanto vorrei ma comunque spesso. Scrivo e dirigo. Quando le luci si spengono e parte l’applauso è meraviglioso.
Ma gli applausi ci sono solo quando il testo si sposa con una “gestione” accorta ma coraggiosa e soprattutto quando gli interpreti sono all’altezza della situazione. Nel Centro Culturale è la stessa cosa.  L’associazione Lilla Onlus che fa la Pet Therapy, l’associazione di cooperazione internazionale AICEM che si occupa dei laboratori psicologici, l’associazione teatrale UPNOS che tiene i corsi di teatro socialemanifesto-casale-caletto-la-periferia-e1469463211420-660x330 – fra loro Emiliano Russo che ha appena vinto il Premio Miglior Regia della SIAE/Accademia Silvio D’Amico –, lo straordinario Vincenzo Mercogliano – oggi disegnatore delle copertine di Dago – che racconta il quartiere e le attività a fumetti. Tutti loro sono interpreti straordinari.
Ed è il motivo per cui lavoriamo insieme. Perché l’unico modo per cambiare il mondo che ci circonda è provarci con professionalità e collaborando esclusivamente con chi crede in quel che fa e poi davvero lo mette in pratica con serietà. Al Centro Culturale “Casale Caletto” facciamo così. Lavoriamo con chi vuole e può portare un valore aggiunto. Senza preclusioni. Le amicizie, le consorterie, le piccolezze politiche vanno bene per una cena nostalgica – cioè per quelle persone che non si sono mai davvero messe in gioco – ma per cambiare la periferia, e quindi la città, ci vuole altro. Sogno e preparazione. Che, per noi, continua a far rima con Rivoluzione”