Il nuovo museo Pecci? Un’astronave che viaggerà tra le onde dell’arte

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unnamed-4Sembra una navicella spaziale con un’antenna per captare le onde dell’universo.  Ma può sembrare anche un disco volante. Qualcuno l’ha paragonato a un grande anello abbracciante. Altri a un ferro di cavallo o addirittura ad un gigantesco piercing.

L’architetto olandese Maurice Nio ha voluto fare del nuovo museo Pecci di Prato una struttura aperta al mondo, in grado di collegarsi con la realtà esterna, e richiamarla. L’ha intitolata “Sensing the Waves” immaginandola come un sensore, un sistema in grado di intercettare e trasmettere le forme della creatività presenti sul territorio. “Rispetto al carattere rigido della struttura preesistente, ispirata all’architettura industriale di Prato” spiega Nio “il nuovo progetto propone un linguaggio intessuto di forme fluide e sognanti. Abbraccia e circonda l’edificio originario, sfiorandolo solo quando è necessario”.

Il 16 ottobre si è inaugurato ufficialmente a Prato il nuovo Centro Pecci per l’Arte Contemporanea. Una superficie complessiva di 12.125 metri quadrati (7.815 l’ampliamento), un costo di 14.000.000 di euro, sostenuto dal Comune di Prato e dalla Regione Toscana, attraverso i Fondi Europei e l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia.

Profiled metal sheet / aluminum / for facade claddingIl progetto: nato nel 2006 per ingrandire e riqualificare l’edificio originario creato nel 1988 dall’architetto Italo Gamberini. Attuato dal 2010 ad oggi per contenere la collezione di oltre mille opere di artisti internazionali, archivio, biblioteca di oltre 50.000 volumi, teatro, auditorium, laboratori ed altro.

I nuovi ambienti sono distribuiti lungo il volume del grande anello che abbraccia la struttura preesistente. Su due livelli: il superiore, con un rivestimento metallico color bronzo, destinato alle esposizioni, l’inferiore, chiuso da una vetrata, con le funzioni ricettive. Anche l’area verde intorno all’edificio è stata riorganizzata, resa più accessibile e visibile dai viali e dalle strade che circondano il museo. Un complesso originale concepito dall’ architetto  Nio, classe 1959, laureato nel 1988 presso la Facoltà di Architettura della University of Technology di Delft con il progetto per una estrosa villa di Michael Jackson.

In occasione della riapertura del museo pratese, viene presentata anche una mostra intitolata “La fine del mondo”, curata dal direttore Fabio Cavallucci e collaboratori. Non si tratta “della rappresentazione di un futuro catastrofico” avverte Cavallucci “ma di una presa di coscienza della condizione di incertezza in cui versa il nostro mondo e di una riflessione sugli scenari che ci circondano. I mezzi d’interpretazione della realtà che abbiamo conosciuto, non sono più in grado di farci comprendere il presente.  Da questo cambiamento strutturale nasce un senso di fine”.pecci

Attraverso le opere di oltre cinquanta artiste e artisti internazionali, collocate su 3000 metri quadri, la mostra ci farà vedere il nostro presente “a una certa distanza” aggiunge. L’impatto sarà con l’installazione di un artista svizzero, Thomas Hirschhorn, che rappresenta uno sfondamento (BreaK Through) da cui cadono i cascami da un’altra dimensione. All’interno altre opere daranno la sensazione di essere proiettati lontano, facendoci vedere il nostro mondo come un reperto fossile, e le nostre esistenze come frammenti inconsistenti. Il percorso si articolerà, in un clima sospeso tra un lontano passato e un futuro distante, tra opere di artisti affermati a livello internazionale, del presente o già storicizzati come Duchamp,Picasso, Boccioni. Ma ci saranno anche artisti giovani, ancora sconosciuti.