Momenti da assaporare: Elior reinventa la pausa pranzo

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carlo-cracco_cover_-copyright-giovanni-molgarini-750x410Il cibo è un linguaggio comune, un fenomeno fatto di scambi e di condivisioni nel nome del gusto. In Italia il cibo ha cementato sane differenze gastronomiche, campanilismi culinari combattuti nel nome della tradizione e delle sue infinite varianti tematiche, feconde alchimie intra e interregionali, battaglie per la supremazia tra pasta e riso, salumi e formaggi, cucina alta e cucina popolare. Riuscendo sempre a proiettare un’immagine gastronomica che dal multiforme trova la sua sintesi in un’unità inequivocabilmente “italiana”.

Conquistare questo scenario è stata la scommessa vinta dal gruppo Elior, leader in Italia nella Ristorazione Collettiva. Il gruppo opera nel settore dell’Istruzione, delle aziende e forze armate, nel settore del socio-sanitario in ospedali e case di riposo pubbliche e private. Inoltre, è attivo nella ristorazione a bordo delle Frecce di Trenitalia, con la divisione Itinere.

Negli oltre 2.000 ristoranti e punti vendita in tutta Italia, serviamo oltre 113 milioni di clienti all’anno con la missione di prenderci cura di ciascun ospite grazie a soluzioni di ristorazione e servizi personalizzati ed innovativi.

Passione e creatività ci aiutano ad anticipare e soddisfare le esigenze di ciascun cliente, per garantire gusto e benessere in un’esperienza sempre innovativa.

Il cibo è la nostra ispirazione, il vostro benessere. Per questo utilizziamo ingredienti, di qualità, dahuv4zf-u fornitori selezionati e certificati, per incontrare e soddisfare ogni esigenza e stile di vita. Crediamo inoltre nella sostenibilità, mettendo in atto i nostri impegni nella realtà quotidiana e in ogni fase del lavoro, dall’ascolto dei nostri clienti alla preparazione degli alimenti, dalla scelta dei prodotti all’educazione alimentare dei bambini, dalla lotta contro gli sprechi alla riduzione delle emissioni inquinanti.

Elior crede nel cibo come veicolo di cultura. Tanto più quando è raccontato attraverso l’osservatorio privilegiato di uno chef. Di questo si parlerà con Carlo Cracco il 24 ottobre al Teatro Manzoni di Milano, per scoprire attraverso le domande di Edoardo Sylos Labini, i segreti di un successo che è ormai modello alimentare e fenomeno identitario.

3 Commenti

  1. Condivido in pieno il suo pensiero; oggi tutti chef basta andare in tv

    a presentare emerite cavolate ed è subito successo.

    Provate ad andare in una modesta trattoria dove in cucina la moglie

    ed ai tavoli il marito: in primis accoglienza calorosa e familiare,

    viene chiesto: cosa vi faccio oggi da mangiare, e giu’ una serie di proposte

    che alla fine scegliete nel momento giusto dello stato di desiderio

    Piatti dove l’occhio si appaga di colori ed il palato gioisce!!

    Salute, benessere sana sazietà; al contrario in confronto ad un grande

    piatto diametro enorme con al centro un puntino seguito da tracciati

    colorati a forma di un dedalo di strade, a volte mi domando a cosa serve

    tutto ciò: torniamo alle origini e gustiamoci uno spaghetto cacio e pepe

    fettuccine casarecce con funghi porcini o un bel fritto di paranza……….

    Viva la cucina tradizionale Saluti

  2. gli “stilisti” del boccone d’oro , sono uguali agli stilisti delle pezze , quando mandano in passerella “abiti” che nessuno indosserà , solo per fare ammuina e gli “stilisti” dei fornelli preparano piatti che nessuno mangerà , ma solo per il fotografo e il cameraman , la società puo fare a meno di queste escrescenze .

  3. I cuochi come Cracco hanno di fatto creato i gastrofighetti del cibo che dimenticano la cucina e si lasciano ingannare da questa idolatria per il grande chef. Non parliamo poi delle ricette sempre più astruse con la gara a chi fa abbinamenti più incredibili sensa senzo, che dire poi degli impiattamenti scarsi di quantità ed eccessivi di ornamento per ingannare con l’occhio il portafoglio, piatti per ricchi anoressici che si lasciano sedurre dall’ornamento dimenticando che è nel cibo stesso il massimo della bellezza visiva. Provte a farvi servire un’amatriciana perfetta a piatto colmo fino ai bordi e poi ditemi la differenza.

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