Rocchelli, Regeni, Ciriello: l’assurda tolleranza del governo Italiano

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69a61c603c8ea3e7fc3abe1d35707f0d-ksxh-u43020159951103tbh-1224x916corriere-web-sezioni-593x443«Vogliamo sapere chi ha ucciso nostro figlio. Aiutateci». L’appello arriva dai genitori di Andy Rocchelli, il giovane fotoreporter italiano ucciso da alcuni colpi di mortaio il 24 maggio 2014 in un villaggio vicino a Slaviansk, nell’Ucraina dell’Est. Trent’anni, colonna portante del collettivo fotografico Cesura fondato nel 2008, era già stato nel Paese per immortalare la rivolta di piazza Maidan. Questa volta, invece, aveva deciso di essere in prima linea per documentare il fronte caldo dell’Est separatista, dove i combattimenti tra i miliziani filorussi e i soldati di Kiev erano più infuocati. Insieme a lui, nel suo ultimo reportage, muore anche il giornalista e attivista per i diritti umani Andrey Mironov. Rocchelli non era certo uno sprovveduto. Aveva alle spalle diversi lavori in zone di guerra che sono usciti nelle maggiori testate internazionali e nazionali, come Newsweek, Le Monde, The Wall Street Journal, Foreign Policy, Panorama e L’Espresso.

Ed è proprio sul settimanale L’Espresso in edicola, che la giornalista Lucia Sgueglia – in esclusiva – da voce a Rino Rocchelli e Elisa Signori, i genitori di Andy. Più di due anni dopo la morte sono arrivati i risultati dell’inchiesta ucraina, trasmessi da Kiev al Ministero di Grazia e Giustizia a Roma in risposta alla rogatoria internazionale lanciata nel 2015 dalla Procura competente di Pavia. Ma «il risultato è molto insoddisfacente, carente, elusivo», denuncia la mamma. «A partire dalle testimonianze», che sono per «la maggior parte irrilevanti e non pertinenti». Nell’inchiesta, inoltre, «manca il testimone oculare più importante, il fotografo francese William Roguelon sopravvissuto miracolosamente all’attacco. E non è stato interpellato nessun militare, nonostante l’esercito di Kiev avesse una postazione fissa a poca distanza dal luogo della tragedia». Il papà aggiunge anche che «la perizia balistica, condotta con un anno e mezzo di ritardo, è inconsistente. Conclude che non si può stabilire né la provenienza né il tipo dei proiettili». Ma non basta: «La deposizione dell’autista, l’altro testimone oculare, contiene omissioni e falsi».

La conclusione dell’inchiesta non è univoca e lascia aperte due ipotesi. Per Kiev, Rocchelli e Mironov  potrebbero essere «morti per fuoco dei ribelli separatisti», oppure «“per errore” da fuoco militare ucraino». Insomma, secondo le autorità, che sembrano intenzionate a chiudere il caso senza cercare diandy-1024x532 fatto chi ha materialmente sparato i colpi di mortaio, le indagini si potrebbero chiudere tranquillamente qui. I colpevoli? Ignoti. Ma Rino Rocchelli e Elisa Signori non ci stanno e chiedono «un intervento politico dall’Italia», perché è necessario «fare pressione». C’è già stata «molta tolleranza del governo italiano nell’attendere oltre due anni una risposta che forse poteva venire prima», spiegano i genitori. «A lungo Kiev ha usato l’alibi della guerra in corso. Ma Sloviansk è in pace da molto tempo, il ritardo nella consegna del dossier è poco spiegabile. Roma ha scelto di attendere con fiducia i risultati di un Paese che è amico e ha con noi relazioni commerciali». Ma ora il nostro governo «non può considerare accettabile questo risultato. Occorre impugnare questa sorta di ambiguità e chiedere che venga fatta luce sulla morte violenta di un cittadino italiano, sulla quale finora non sono state date risposte adeguate».

ascanio-raffaele-cirielloLa parola «errore» e «colpevoli ignoti» ci fanno tornare in mente le storie di altri fotoreporter italiani morti in prima linea nel fronte dell’informazione. In particolare quella di Raffaele Ciriello, ucciso il 13 marzo del 2002 da una raffica di proiettili israeliani a Ramallah, nella Palestina occupata, mentre documentava per il Corriere della Sera l’avanzata dell’esercito. Anche lui non era uno sprovveduto e aveva realizzato reportage in Libano, Afghanistan, Ruanda, Kosovo e Eritrea. L’inchiesta sulla sua morte è stata aperta dalla Procura di Milano lo stesso anno, ma è stata battuta dal silenzio del governo di Tel Aviv che si è rifiutato di identificare i soldati che hanno fatto partire quella raffica di proiettili calibro 7,62 Nato. La versione formale data per la sua uccisione, infatti, è che il reporter italiano sia stato scambiato per un miliziano palestinese armato di un lanciagranate, cosa alquanto improbabile, visto le dimensioni della sua piccola telecamera palmare che stava usando in quei momenti. Chi ha materialmente sparato? Qual è il nome di questi soldati israeliani? La risposta non l’avremo mai. Raffaele – ufficialmente – risulta ucciso da ignoti.caiz4voweaatqfl-kvvg-u43150552472354dyh-593x443corriere-web-sezioni

La richiesta d’aiuto dei genitori di Andy Rocchelli rivolta al governo affinché venga fuori tutta la verità, alla quale ci uniamo anche noi, fa pensare pure al giovane Giulio Regeni, ucciso in circostanze misteriose in Egitto tra il gennaio e il febbraio del 2016. Ma fa pensare anche a tutti i nostri connazionali detenuti all’estero e che, molto spesso, non hanno avuto nessun supporto dalla nostra diplomazia. Non sono pochi. Oltre ai marò, infatti, nel silenzio più totale, secondo gli ultimi dati forniti dalla Farnesina, ci sarebbero più di tremila italiani imprigionati in tutto il mondo. Tutti loro avrebbero bisogno di più attenzione da parte delle nostre autorità, troppo frequentemente distratte dai rapporti commerciali e dalla poca sovranità.

1 commento

  1. Questi sfortunati genitori e parenti, lo devono capire (chi sono gli infami che mistificano,verità è fatti) i morti ammazzati negli scenari di guerra non sono tutti uguali, ci sono i laureati (spie???) di Cambridge e Oxford (con borse di studio???CIA !!!! Soros!!!!) ricercatori??? mandati a ricercare come attuare un altro colpo di stato fratelli mussulmani, o ci sono veri indipendenti (veri eroi giornalisti veri!!!)che rischiando tutto vita e gogna da asserviti di regime,che li considerano veri coglioni,reietti che cercano di documentare una ovvia verità,di criminali mercenari Nazzisti foraggiati meticci che come da loro prassi e standard democratico meticcio,massacrano patrioti autoctoni là verità vera ma che non potrà mai competer con la fiscion, verità (si fa per dire,meticcia, con sceneggiatura Hollywoodiana fatta (con i nostri soldi) dal regime,dunque questi veri giornalisti dei Don Chisciotte che si sforzano di mostrare verità vere in un mondo di falsari a libro paga meticcio, di come dopo un colpo di stato meticcio Nazzista in Ucraina i medesimi cercano di fare pulizia etnica sulla ex maggioranza Russifona, golpizzata,tra le due categorie verità è fiscion non c’è lotta di botteghino (i fiscion meticci son già scappati con la cassa!!!).

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