Berlusconi? Opera d’arte vivente

1
90

01-Da-Arte-Fiera-Art-First-Bologna-2011_590-490Premettiamo subito che quella di Luca Beatrice è una paraculata. Ma raffinata e ben confezionata. La tesi proposta in Nati sotto il biscione. L’arte ai tempi di Silvio Berlusconi (Rizzoli, pp. 144, euro 18,50) stravolge la vulgata, la sovverte, la rivoluziona nel senso proprio del termine, invertendo i poli di discussione, anzi inventandosi una triangolazione con un nuovo vertice che esclude la dicotomia su cui si fonda l’analisi più accreditata.

Partiamo dalla base di questo immaginario triangolo. Alla base si polarizza tra i due angoli, la scontata visione di Berlusconi e della cultura berlusconiana. Più o meno, il discorso si radicalizza tra l’idea che Berlusconi sia disinteressato allo strumento culturale e abbia lasciato nelle mani della sinistra le leve di comando (tesi preferita a destra, con la variante che ciò sarebbe la dimostrazione del suo essere liberale) e la convinzione che Berlusconi attraverso le proprie televisioni abbia imposto una sorta di regime a danno degli intellettuali (tesi preferita a sinistra). In soldoni, Berlusconi avrebbe vissuto tra un sostanziale jemenfoute del culturame che non fa vincere le elezioni e la subdola progettazione di un’occupazione manu militari. Difficile dare risposta, in quanto il mondo liberale si sente tradito dall’inanità culturale della politica di centro destra, e l’intellighenzia di sinistra ha vissuto il Ventennio Berlusconi, pur tra champagne e caviale, come un regime anti democratico.

150559892-b22364b3-4b40-436c-9e14-effb5d7ecfe3Luca Beatrice sposta la visuale, costruendo un vertice che ci induce a guardare verso l’alto, o almeno a trascendere l’orizzontalità della questione. Berlusconi proprio per il suo modo nuovo di fare politica, per il suo uso estremo della comunicazione e del proprio corpo come mezzo di visibilità, è un precursore dell’arte contemporanea, anzi a ben vedere è esso stesso un artista, specie in un tempo in cui per essere artista non c’è bisogno di fare opere, essendo sufficiente l’idea ed eventualmente il gesto: cose che non sono mancate di certo al leader di Forza Italia.

E qui la tesi di Beatrice si fa paradossale ma interessante. I nostri artisti nazionali più celebri sarebbero epifenomeni berlusconiani. Cattelan è uno e trino con Berlusconi ed essendo anagraficamente più giovane non può che esserne allievo: entrambi si fanno beffe degli spettatori, amano scherzare e prendere per i fondelli, l’uno inventandosi il dito medio in fronte alla Borsa di Milano l’altro facendo le corna nei consessi internazionali, entrambi raccontando barzellette o storielle, assumendo atteggiamenti borderline. E che dire del confronto tra Berlusconi e Vanessa Beecroft? Le veline poco vestite del primo fanno il paio con le modelle nude della seconda, entrambi ossessionati dal casting e dalla nudità. E che dire delle somiglianze tra Berlusconi e Vezzoli? La comune adesione al kitsch dello star system televisivo, la volontà di tradurre i modelli pop e trash?

E se tutto questo non fosse sufficiente basta scorrere l’iconografia berlusconiana per rendersi conto della persistenza del mito soprattutto tra gli artisti e gli scrittori, tutti presi nella rappresentazione demolizione del Cav che né è, alla fine, una inconscia esaltazione.

1 commento

  1. Come politico e opera d’arte mi sembra più morente che vivente……si é vero che oggi va di moda il cinetismo, e dipende da che angolazione lo si guarda. Di certo però c’é che lui oramai é stabile l’ immagine è fissa, non si modifica più non c’è più quel rapporto attivo fra lui e chi lo guarda, é una illusione ottica nel vero senso della parola.

Comments are closed.