Bella come una Maddalena, tra peccato e purezza

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alta-41-ignazio-stern-jOggi ci sono le dive, allora c’erano le Maddalene. Quale bella donna non si faceva fare almeno un ritratto in veste di “Maddalena penitente” o “in estasi”? Artemisia Gentileschi, ad esempio, si è ritratta più di una volta come Maddalena pentita, il seno nudo in evidenza, la mano che allontana lo specchio, con la sua immagine, simbolo di vanitas. Perlomeno dal Cinque e Seicento la Maddalena perde i suoi connotati mistici per apparire in tutta la sua sensualità contrita. Ambigua, peccatrice, ma amata, compresa e salvata da Cristo, è il simbolo di tutte le donne. Degna di stare ai piedi della Croce con Maria e San Giovanni.

Una figura, la sua, bella ed erotica, che ha ispirato la mano degli artisti di tutti i tempi, assumendo volti diversi sino a oggi. Vent’anni fa una suggestiva mostra a Palazzo Pitti di Firenze, “La Maddalena tra sacro e profano. Da Giotto a De Chirico”, ce ne aveva mostrati un’infinità. Oggi arriva un’altra rassegna, curata da Vittorio Sgarbi, a Loreto (Museo-Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto, sino all’8 gennaio 2017, catalogo Silvana Editoriale). Un’altra carrellata di Maddalene, una cinquantina, in pittura e scultura, dal Trecento alla fine del Settecento, da Simone Martini a Canova. Pezzi importanti, tutti da apprezzare.

A cominciare da Simone Martini con la sua iconica Maddalena, dipinta su un pannello di polittico proveniente dal Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto. Firmata e datata “1320”, vestita di rosso, colore della vanità, spicca su fondo oro, con la sua pisside di unguento, accanto ad un minuscolo committente inginocchiato. Bellissima, imbronciata, seducente.alta-30-guido-cagnacci-j

Varie Maddalene vestite di scarlatto, lunghi capelli sciolti e vasetti di oli profumati, popolano tavole a fondo oro di artisti trecenteschi. Sino al capolavoro del veneziano Carlo Crivelli, la Maddalena del 1473 circa, del Polittico di Montefiore dell’Aso, elegante, delicata, vestita alla moda, con movenze aggraziate e l’occhio birichino. Si alza vezzosamente l’abito per mostrare il piede calzato da un sandalo (dei nostri giorni!). Una fata, uscita dai libri di novelle.

Passando per le Maddalene aspre di Desiderio da Settignano, le urlanti di Guido Mazzoni, due eccelsi scultori, le piangenti ad affresco di Ercole de’ Roberti, ci imbattiamo nella devota e sensuale Maddalena penitente di Orazio Gentileschi, coperta dai suoi lunghi capelli ondulati, inginocchiata di fronte al teschio e al Crocifisso. Era destinata alla Confraternita dei alta-42-ignazio-stern-jCartai di Fabriano che certamente volevano intravvedere un po’ di nudità: molto poca in realtà, avaro il Gentileschi.

Un altro dipinto intrigante è la Maddalena in estasi del caravaggesco Louis Finson, che esce restaurata da una collezione privata. Le mani intrecciate sul petto, la testa rovesciata all’indietro, la bocca semiaperta con sensualità, è firmata e datata 1613.  Di particolare importanza perché si tratta di una delle prima copie da un originale (perduto o controverso) di Caravaggio, ma con una bellezza autonoma. Non meno affascinante, ma più giovane e tenera la Maddalena con in mano Crocifisso del 1611 circa, attribuita a Giovan Franceso Guerrieri. Interessante la Maddalena del Noli me tangere del napoletano Andrea Vaccaro, uno dei tanti esempi di soggetto simile in area napoletana. Insolito, tutto da meditare, è poi il Cristo risorto in veste di giardiniere appare alla Maddalena (Noli me tangere): un Cristo livido che sta risorgendo con un cappellaccio da ortolano e una Maddalena bambina che lo scambia per un giardiniere, lo riconosce e vuole abbracciarlo. Invano.