Meister Eckhart, il mistico della nudità spirituale

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Non che la storia lo abbia trattato bene. Nel 1329, scomparso da due anni, Meister Eckhart si ritrovò condannato per eresia: i suoi scritti hanno conosciuto un oblio plurisecolare. Solo nell’Ottocento inizia una riscoperta del suo vasto corpus di opere, scritte in tedesco (fu tra i primi a usare il volgare) e in latino, per riaffermarsi con qualche ombra nel Novecento.

Lo studioso di mistica Alois Maria Haas
Lo studioso di mistica Alois Maria Haas

Perché Eckhart, uomo di Dio della cui vita si sa assai poco, se non di prediche e della sua sacra militanza nelle file dei domenicani, è stato strumentalizzato. Da nazisti e da marxisti, che lo prendevano a esempio quale Padre della Chiesa. Lui si sarà rivoltato nella tomba, cosa che probabilmente starà facendo tuttora, quando accostano la sua mistica alle tecniche dell’estasi delle religioni orientali.

Troppo complesso, Eckhart, per essere capito? Forse sì, ma il segreto sta in fondo nel suo titolo, quel Meister che significa maestro. E proprio in questo senso lo propone al vasto pubblico uno dei massimi esperti di mistica germanica, Alois Maria Haas, pubblicando un libro in una collana, Grandi Mistici, che ha ospitato tra gli altri Agostino, Francesco di Assisi e Teresa d’Avila. Il testo (A.M. Haas, Meister Eckhart, Edizioni Dehoniane Bologna, pp. 62, € 8,50) ha la brevità di un pamphlet e la densità di un trattato.

Il domenicano viene qui finalmente svelato per quel che gli costò il silenzio: il9788810515143 suo essersi fatto, quale maestro di mistica intensità, tabula rasa, aristotelicamente parlando, per unirsi a Dio. “L’essere vuoti di tutte le creature è l’essere pieni di Dio, e l’essere pieni di tutte le creature è l’essere vuoti di Dio”, ebbe a scrivere. Predicava la “ritiratezza”, una sorta di perfezione spirituale che in effetti capirebbe bene un maestro zen: l’essere morti a tutto ciò che ostacola il cammino verso Dio, l’essere dunque ridotti alla “nudità, povertà spirituale e tranquillità”. Difficile da afferrare, il maestro Eckhart, per il quale il tutto è in Dio e al di fuori di esso sta il nulla. Non lo capirono i cavillosi inquisitori del primo Quattrocento, figuriamoci noi. Eppure egli è quanto mai prezioso, ai tempi di una Chiesa piena di carità e opere pie, ma nel quale troppo di rado si ode ormai parlare di Dio. I suoi libri finalmente circolano, lo si può leggere e magari anche capire. Soprattutto se si parte da questo testo introduttivo, perfetto per svelare i misteri di un mistico medievale.