Come la ‘morte di Dio’ ha influenzato la filosofia italiana

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Giorgio Colli
Giorgio Colli

Alcuni nascono postumi. Così è stato per Friedrich Nietzsche. Filosoficamente visse da prematuro. Ma la sua influenza sui posteri è enorme e non cessa di esercitarsi. Si scrive spesso infatti di “ricezione” del pensiero di Nietzsche.

Egli non appartiene a se stesso, bensì alla schiatta dell’umanità che ha deprivato, per primo, di un creatore. L’annuncio nicciano della morte di Dio e il suo impatto sui filosofi contemporanei è oggetto di un testo teoretico firmato da Emilio Carlo Corriero, docente all’ateneo di Torino e ricercatore aduso alle idee nicciane e a quelle di Schelling.

Emanuele Severino
Emanuele Severino

Il Nietzsche italiano. La ‘morte di Dio’ e la filosofia italiana del secondo Novecento (Aragno, pp. 368, € 20) è un viaggio metafisico tra chi, nel nostro paese, con il sommo filosofo sassone ha saputo fare i conti.

Il libro ha il merito di sottolineare il peso teoretico della “mediazione” (filosofare è interpretare, anche su edizioni e traduzioni più o meno buone) del grande Giorgio Colli, autore con Mazzino Montanari della prima edizione critica uscita nel 1964. Nello stesso periodo i pensatori italiani, dopo aver superato le barriere marxiste, approfondiscono l’autore dello Zarathustra per tramite di Martin Heidegger: il suo Nietzsche esce infatti nel 1961.

È un detonatore buono per far esplodere appieno la crisi del pensiero occidentale, viva persino in Italia, dove il cogitare è messo al Corrieroriparo da un certo “ritardo”, che sta poi nelle sue caratteristiche peculiari: la predilezione per la cultura umanistica a discapito di quella scientifica, o l’essere versata negli aspetti pratico-politici della riflessione teorica. Sta di fatto che, nella seconda metà del Novecento, il pensiero di Nietzsche costringe a fare i conti con il suo nichilismo i pesi massimi della filosofia italiana: Gianni Vattimo, Massimo Cacciari, Emanuele Severino. Corriero spiega con sottigliezza come il sommo tedesco abbia animato e orientato le scelte dei nostri pensatori.

Vattimo con l’ermeneutica debole, Cacciari che rovescia il nichilismo in un eccesso di razionalizzazione. Infine, ma non certo da ultimo, Emanuele Severino, che del nichilismo propone una lettura originalissima in un dialogo serrato con Nietzsche e Heidegger. Per Severino, il nichilismo è la struttura stessa del pensiero occidentale, a partire da Platone. Quindi il nostro perenne divenire è figlio di quel verbo nichilistico. Egli risale a Parmenide, strazia la tecnica, porta il pensiero negativo alle sue ultime conseguenze. Non è semplice comprendere la filosofia contemporanea, men che meno quella di Severino. Questo libro è un ottimo strumento atto alla bisogna: sezionare si deve, e queste pagine sono un viatico.