Sorrentino: “Andreotti ha sempre fatto della politica un grande gioco”

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AlINTERVISTA_FOTO 1le giornate del cinema in Basilicata, Paolo Sorrentino ha ritirato il Premio Basilisco2016 come miglior regista dell’anno. Un prestigioso riconoscimento che va ad aggiungersi alla lunga collezione personale di premi in cui spicca l’Oscar conquistato nel 2014 per il film La grande bellezza. Proprio nello scenario di Maratea, Sorrentino si racconta ad Off.

Senti la responsabilità di essere un autore che rappresenta l’Italia, che ha vinto l’Oscar e da cui tutti si aspettano delle indicazioni? Come vivi questa situazione?
“Penso che sia deleterio mettersi in questo ruolo di  responsabilità. Non sono il tipo che ama darsi un tono in questo senso. Ho scelto il cinema e di lavorare al cinema perché mi sembrava la cosa più divertente che ci fosse in circolazione. Per me il cinema è gioco e non voglio dimenticare questo aspetto. Preferisco continuare a giocare e se poi questo gioco viene apprezzato dagli altri è ancora meglio”

Sappiamo dei tuoi trascorsi all’università, a Economia e Commercio. Volevi fare davvero il commercialista?

 “E’ una di quelle scelte che si fanno a diciotto anni e che non sono scelte attente. In realtà, avevo già in mente il cinema. Quella scelta era stata fatta in un’età nella quale si ha paura di dichiarare i propri sogni e questo è un aspetto comune a molti ragazzi”

E poi ti sei messo a “giocare” con il cinema, e lo hai fatto partendo da Andreotti con Il divo. Prima di te in Italia non l’aveva mai fatto nessuno…
In realtà, anche Andreotti ha sempre interpretato la politica sotterraneamente come un grande gioco. Ha sempre “giocato” molto, aveva una grande passione per la politica. Essendo quello che “giocava” più seriamente di tutti, l’ha fatto ad altissimi livelli. Il segreto è proprio quello: giocare molto, molto seriamente”

Avresti mai immaginato di poter arrivare a vincere un Oscar?
“No, mai. Addirittura, ad inizio carriera, quando avevo solo 29 anni, ho girato due storie in un unico film perché avevo paura non potesse esserci un seguito. Questo timore me lo porto dentro ancora oggi, come molti altri colleghi. Ogni volta riuscire a mettere su un film è sempre un piccolo miracolo”