Il grande cuore dell’Italia

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Il grande cuore dell’Italia sta tutto lì: nel centro di un paese martoriato dai crolli e stordito dal boato dei muri che franano, distruggendo il silenzio e travolgendo ogni cosa.

Il sangue che gonfia le vene del cuore dell’Italia supera il fiato che riempie i polmoni di chi critica dai salotti televisivi puntando i candidi indici. Quelli sporchi e impolverati, invece, sono delle persone che scavano tra le macerie nella speranza di ritrovarne altri di indici, sporchi, impolverati e vivi come i loro.

Il grande cuore dell’Italia è forte e silenzia ogni polemica. È forte come il vigile del fuoco che estrae la piccola Giorgia dopo 17 ore di solitudine sommersa dai calcinacci, come quei volontari che provano a far sorridere i bambini che hanno perso tutto, come quei giovani che, da centinaia di chilometri di distanza, si fiondano nei luoghi colpiti dal sisma per rendersi utili. Il grande cuore dell’Italia è forte come gli agenti che scavano a mani nude ingaggiando una corsa contro il tempo incerta come il futuro; come quei richiedenti asilo nordafricani che da Ascoli Piceno partono alla volta di Amandola per supportare la Protezione Civile, come quei terremotati dell’Aquila che, dopo aver vissuto l’incubo nel 2009, si fiondano ad Amatrice per ricambiare l’aiuto ricevuto, quasi a chiudere un cerchio personale con il destino.

Il grande cuore dell’Italia sta lì, proprio nel centro dell’Italia.

È il cuore delle persone che ci credono, che lottano, soffrono e si rialzano mettendo da parte ogni muro. Come diceva Jung, “si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona”.

(di Domenico Ferrara su ilgiornale.it)