“È ora di leggere”: l’appello per una rivoluzione editoriale

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E-ora-di-Leggere-640x640Libri. Libri per arredare, per sciacquarsi la coscienza, per improvvisare, come passaporto di erudizione, o per il selfie in spiaggia. Demistificati, declassati a pensierino natalizio, destinati a impolverarsi in un angolo come il livello culturale di questo Paese – come spiegare che meno della metà degli italiani legge un solo libro all’anno? -. Basta! Occorre un piano. Il Salone del libro? Più vicino ai lettori, estendendolo al territorio; Fondi per l’editoria assenti? Creare una società partecipata dal ministero della Cultura, dagli editori e dagli enti locali che insieme alle banche recuperi capitali da investire sostenendo lo Stato azzoppato dalla crisi. Ma soprattutto ripartire dalle biblioteche, fulcro della prossimità culturale: metterle in rete, convogliare su di esse fondi, editori ed autori; renderle base di “un piano che sappia fare sistema e attivi l’editoria, le scuole, i festival e le manifestazioni culturali”: un “piano Marshall della cultura”. Paolo Pelliccia, ultimo assistente (e amico) di Carmelo Bene, capitano della Biblioteca Consorziale di Viterbo, lancia un grido d’amore e rabbia: “È ora di leggere”. Un appello alla vita – e al Governo – da sostenere, in un Paese che ha disimparato a leggere, se stesso e il proprio futuro. 

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