Si fa presto a dire “liberale”

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Incredibile ma vero: viviamo in una democrazia, nell’eldorado del libero mercato (di merci e di uomini), libertà è la parola più sventolata, manco fosse una bandiera lacera. Eppure del pensiero liberale sappiamo poco. Alzi la mano chi ha letto Benedetto Croce. Di filosofia bisognerebbe masticarne di più, soprattutto in una fase storica tanto difficile: sarebbe un viatico per capirci qualcosa. PRIMO_PIANO_1Ma tant’è: neanche è tanto facile studiarla, la filosofia, se non si hanno gli strumenti per farlo. Ossia degli ottimi saggi che ci aiutino a entrare nel suo linguaggio e a decifrarla. Come accade in Il liberalismo nel Novecento. Da Croce a Berlin di Corrado Ocone (Rubbettino Editore, pp. 270, € 18).

Ocone è esperto di pensiero liberale e neoidealista italiano, un filosofo crociano che si rivolge spesso a chi pensatore non è, anche dalle colonne dei giornali. Leggerlo è piacevole. Presenta un Benedetto Croce differente dalla versione del Bedeschi, quello del pluralismo liberale, in cui l’affermazione della libertà umana è spontaneità contro ogni determinismo.

Quindi si rivolge ad altri grandi liberali del Novecento. Michael Oakeshott, con la sua “critica radicale del ‘razionalismo in politica’”; il grande Karl Popper, Il-liberalismo-nel-Novecento.-Da-Croce-a-Berlintradotto tardissimo in Italia, dove il marxismo è stato superato tardi e male, di cui si rimarca il valore del capolavoro, La logica della scoperta scientifica, per arrivare alla teoria esposta nella sua opera più nota, La società aperta e i suoi nemici; c’è spazio poi il liberalismo evoluzionistico di Friedrich August von Hayek e la sua critica al socialismo, inteso come base, per esempio, del nazismo, e per il pluralismo di Isaiah Berlin. Ocone fa infine ritorno a Croce.

Degna di nota la breve appendice su un filosofo pressoché sconosciuto in Italia, George Collingwood, morto nel 1943 eppure tradotto in parte solo ora grazie a un giovane studioso, Massimo Iiritano, curatore di Lo svanire della ragione (Bonanno, 2014). Una chiusa che è un’apertura, poiché l’inglese paragonò i totalitarismi al risorgere del paganesimo, e il liberalismo invece al cristianesimo: “Ciò che dà calore al cuore di una civiltà è quello che chiamiamo religione”. Riflessione ardua da accettare, dove gli ultimi bagliori sinistri di ciò che fu l’illuminismo rabbuiano la ragione e impediscono di vedere il poderoso ritorno del sacro nella storia.