Se i giovani sono memoria della Nazione

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9429284015_8f536b4c8b_bTroppo spesso sento parlare dei giovani in modo ingeneroso e denso di quei preconcetti che animano chi ragazzo più non è; commenti che partono dalla difficoltà che ognuno di noi ha, man mano che l’età avanza, a riconoscersi nel nuovo mondo che si sta formando. C’è però un filo che lega il passato al presente: le tradizioni. Ho partecipato alla “Quintana” di Ascoli Piceno, una giostra antichissima, le cui radici si presume risalgano al IX secolo. Sono più di mille i figuranti che in costume medioevale sfilano per la città; tra di essi in gran parte sono giovani sotto i trent’anni. Giovani, fieri di essere parte di un evento storico e consci di diventare radici nel futuro.

E così mentre la gara veniva vinta quest’anno dal sestiere di Porta Romana scopro che al terzo posto si è classificato un diciassettenne cavaliere della “Piazzarola”, un giovanissimo quindi. Ma scopro anche che la rievocazione storica è frutto di un lavoro che si costruisce lungo tutto l’anno, di giovani quindicenni che fanno gli sbandieratori orgogliosi di rappresentare la loro contrada. Come nel caso di Matteo giovane sbandieratore della “Piazzarola”. La Quintana diventa paradigma di ciò che vorremmo sia il nostro Paese: memoria storica di noi stessi, nazione e tradizione ma con lo sguardo al futuro