Montanini: “Benigni, Littizzetto & Co: satira? Solo arroganza”

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Crozza, Littizzetto e Striscia “non hanno mai fatto satira”, Benigni è un grande “che invecchia”: tutte le facce della satira in Italia secondo il comico di Nemico Pubblico…

Lo si aspettava, e lui è tornato: dopo le prime due ottime stagioni, torna Giorgio Montanini con il suo Nemico Pubblico su Rai3, il programma comico – satirico che ha segnato il debutto italiano in tv della stand up comedy. Otto settimane, sempre di domenica, alle 23.40, per parlare di tutto, dal razzismo alla religione, dalla famiglia ai diritti civili, dall’immigrazione al lavoro, con un taglio sempre tendente alla controtendenza. Lui, che nel frattempo prosegue a mietere successi teatrali viaggiando da nord a sud, è sempre lo stesso. E meno male. Uno che le cose non le manda a dire, senza peli sulla lingua. Uno che non si autocensura mai, ma parla sempre con cognizione di causa, calibrando parole e puntando al vero. Uno  che ha messo in riga, un po’, anche noi.

Ai tempi di Lercio e dell’informazione pattumiera, dei talent comici e dei cabaret onnipresenti , l’Italia ha ancora “bisogno”, nel senso stretto del termine, della satira in TV?

La satira esiste da sempre e continuerà ad esistere fino a che esisteranno persone che stanno male. Male nel senso più personale del termine, non dal punto di vista economico. La satira ha una funzione semplicissima, far sentire un po’ meglio chi l’ascolta e soprattutto chi la fa. Nessun intento rivoluzionario, nessuna velleità politica, nessuna esigenza di voler cambiare le cose. In 2500 anni quanti leggi sono entrate in vigore grazie ad un monologo satirico? Zero. Ed è giusto così, è la politica che cambia le cose. Quindi il bisogno di fare satira non nasce da una presa di coscienza: “Le cose vanno troppo male, facciamo satira! Ne abbiamo bisogno”. La satira nasce da un’esigenza molto più egoistica: nasce dal bisogno personale del comico di metabolizzare, esorcizzare e poi vomitare (sul palco) le tragedie personali, le debolezze e le paure che quotidianamente vive. Qualcuno in quelle tragedie si riconosce e ride…e si sente meno solo. Quindi a prescindere da quello che va in tv e da quale sia le tendenza comica di questo paese, la satira ci sarà sempre.

Ma ci sarà un argomento di attualità su cui, secondo te, la parola “sempre” non dovrebbe esserci?

No, un comico può parlare di qualsiasi cosa: nessuna restrizione, nessun confine. Decide solo ed esclusivamente la sensibilità dell’artista quale può essere l’argomento da trattare e soprattutto in che modo.

Hai un modello televisivo? Diamo i voti a questi volti/programmi che promuovono (o così dicono) la satira TV: Crozza, Littizzetto, Striscia, Benigni, Luttazzi. E spiegami perché.

Perdonami se non mi esprimo in numeri e quindi in voti, li detesto dalle superiori. A prescindere dalla persona che elargisce voti, dietro al giudizio attraverso i numeri vedo un’arroganza insopportabile. Per carità, io sono il numero uno dell’arroganza, però mi piace sfoggiarla decorata da frasi apparentemente di senso compiuto. In questo caso poi è facilissimo: i primi tre non hanno mai fatto satira, credo che lo sappiano anche loro, ma tutti continuano a dirglielo e alla fine se ne sono convinti. Benigni è stato un grande comico, grandissimo; in alcuni periodi anche molto satirico, il Benigni degli inizi. Poi uno invecchia, non ha più voglia di litigare, si converte…

Chi fa satira è soggetto alla spada di Damocle della querela per diffamazione: a te è mai successo?

Un comico non può essere denunciato per diffamazione: la diffamazione è un reato spregevole, perché c’è la malevola intenzione di danneggiare una persona accusandola di qualcosa che non è stato mai verificato e quindi non è totalmente provata. Un comico, serio, non farebbe mai un monologo nel quale inserisce notizie false o non provate. Quindi se lo denunciano per diffamazione viene assolto. Comunque a me non è mai capitato.

A breve una nuova tournée con “Per quello che vale…” in cui rifletti sui comici e sui presunti tali. A chi vorresti dedicarlo, ti riferisci a qualcuno?

Certo che è riferito a qualcuno, è riferito a me. “Per quello che vale…” è la postilla che ogni spettatore deve aggiungere a quello che dico sul palco. Non sono un oracolo, non ho la verità e non devo essere seguito come uno che la sa lunga. Ho le mie opinioni e le esprimo attraverso la comicità, ma valgono sempre come opinioni.

Mi fai un favore? Mi sdogani questo luogo comune che chi fa ridere é una persona malinconica?

Come faccio, mica li conosco tutti. Per quanto mi riguarda sono una persona abbastanza felice, ma solo perché salgo sul palco e butto fuori tanta robaccia. Se non facessi questo lavoro, probabilmente sarei un depresso irrecuperabile.

1 commento

  1. Il titolo è fuorviante: sembrerebbe che Montanini definisca i suddetti comici arroganti…..invece poi nell’intervista è chiaro che si riferisce a chi pretende di dare voti.

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