I versi del crepuscolo diventano musica: Pauluzzo interpreta Gozzano

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Guido Gozzano
Guido Gozzano

Il 9 agosto è una data importante per Agliè, piccolo paesino nel Canavese: è l’anniversario di morte di un concittadino illustre, Guido Gozzano. Ma quest’anno, l’anniversario è storico: ricorre, infatti, il centenario della morte del grande poeta italiano. A celebrare l’evento è stato allestito il festival Le rose che non colsi che, martedì prossimo, 9 agosto, data esatta della morte di Gozzano, offrirà un evento musicale unico: la prima esecuzione assoluta di Idillio, una cantata-melologo su testi tratti da La Signorina Felicita di Gozzano.

Autore è un giovane compositore, Mattia Sebastiano Pauluzzo, formatosi dapprima col padre (il basso Marco Pauluzzo) come baritono e, nel 2015, diplomatosi di Composizione presso il Conservatorio di Torino. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata sulla sua opera gozzaniana.

«La composizione», dice Pauluzzo a OFF, «è strutturata in tre movimenti, basati su altrettante sezioni del poemetto d’origine. L’organico strumentale, a cui è affidata la rievocazione delle immagini, dei sentimenti e dei concetti espressi, è formato da violino, violoncello e pianoforte. Al baritono, in doppia veste di cantante ed oratore, è affidata la voce del Poeta: i dialoghi e i passi più intensi sono espressi attraverso il canto, mentre le sezioni più descrittive sono rese con la tecnica del melologo, in cui la voce declama sulla musica affidata agli strumenti. Il soprano è la voce di Felicita, che si esprime solamente col canto; un canto semplice, quasi infantile, che pure tocca la sensibilità di Guido: nell’innocente schiettezza delle sue poche parole, il poeta intravede una possibilità di salvezza per il proprio animo decadente, un sogno di pace e di speranza in un mondo che volge verso sera».

Da un punto di vista stilistico, fondamentale, per il giovane compositore, è il rispetto dell’ascoltatore e l’onestà nella produzione: «Non vi sono nella mia musica intenti rigidamente programmatici in senso stilistico, né cieca fede nella stravaganza per la stravaganza, né aderenza alcuna a scuole artistico-politiche. La mia inflessibilità di giudizio nasce soltanto dall’onestà intellettuale, tanto nei confronti dell’ispirazione interiore che della mia percezione del bello e del giusto: mai largedarei alle orecchie del pubblico ciò che non sia gradito alle mie, tanto quanto, magari apprezzato da altri, non sarei comunque soddisfatto, se giudicassi mediocre un mio lavoro».

Interessante è l’attenzione di Pauluzzo, che è compositore prevalentemente di musica vocale, data al testo, motore dal quale muovono le sue pagine: «Vi è nel mio operare un’ulteriore, impietosa forma d’onestà, del tutto necessaria: il rispetto nei confronti del testo e dei suoi significati, dalle emozioni espresse, alle immagini tratteggiate, ai messaggi più sottili e soltanto accennati; mi sono sforzato d’ascoltare tutte queste voci manifeste o segrete, ne La Signorina Felicita, facendo un lavoro non dissimile dall’immedesimazione in cui attori e drammaturghi si immergono per dar vita ai loro personaggi».

Un’opera dedicata a Gozzano non può prescindere il rapporto con il passato, con la tradizione: «Guido Gozzano può essere annoverato tra i miei padri per età, dedizione, onestà verso l’arte ed il nostro passato. In un mondo come quello contemporaneo, così ricco di potenzialità umane e sociali, tanto d’integrazione quanto di collaborazione su scale mai viste prima d’ora, credo che il legame con le origini e le tradizioni di ciascuno debba essere saldo e vitale. Non c’è però eccessivo spazio, nel mio sentire, per i musei: credo piuttosto in un passato presentissimo e fondante. Ogni volta che poso un passo su un nuovo sentiero, sento il piede cadere nell’orma dei padri che l’han percorso prima di me. Penso che sia così che gli avi ci influenzano: come la vista delle montagne che da millenni ci circondano, che sono sempre nuove, e sempre antiche».