1516-2016: L’Orlando Furioso, 500 anni di modernità

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Ludovico Ariosto ritratto da Tiziano
Ludovico Ariosto ritratto da Tiziano

«Di donne e cavallier li antiqui amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto», recita l’incipit dell’Orlando furioso. Se ve lo ricordavate diverso, se credevate che l’incipit del Furioso fosse «Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto», ricordavate bene. Questa discrepanza tra le due versioni dei versi è dovuta solamente al fatto che l’autore, Ludovico Ariosto, sottopose il poema a continue riscritture rieditandolo in vita per ben tre volte.

Il distico riportato in apertura è quello della prima edizione che, quest’anno, compie 500 anni: era il 22 aprile 1516, infatti, quando per la prima volta l’Ariosto dava alle stampe, presso l’editore Giovanni Mazzocco di Bondeno, presso Ferrara, il suo poema cavalleresco.

Composto inizialmente di 40 canti in ottave, l’Orlando furioso venne dedicato al «suo signore», il «cardinale donno Ippolito d’Este». Il ruolo di Ippolito – benché, si dice, non abbia apprezzato granché l’opera – e della sua corte non fu secondario. Quando il testo venne pubblicato, infatti, Ariosto, con lungimiranza e astuzia, era riuscito a crearne già un caso editoriale: da anni, appunti e anticipazioni circolavano presso la corte estense creando attesa e mormorio sul poema. Non sono pochi i critici che definiscono il Furioso il primo romanzo dell’età moderna e l’Ariosto come il primo scrittore che concepì il suo lavoro, e soprattutto la promozione e diffusione a propria cura, in un’ottica moderna.

Pensato, come seguito dell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, il Furioso venne sottoposto – dicevamo – dall’Ariosto a continue revisioni: dalla prima edizione del 1516, per sedici anni, il poeta non fece altro che riscrivere, correggere, aggiungere, pulire il suo poema rieditandolo la seconda volta nel 1512 e la terza nel 1532 con quasi 5800 versi in più. La lingua venne modellata e uniformata: le varie forme linguistiche dal sapore locale padano vennero eliminate in favore di lemmi del volgare toscano che, proprio in quegl’anni, veniva codificato da Pietro Bembo e dalle prime grammatiche. Da questo deriva220px-Orlandofuriosocopertina sostanzialmente la differenza tra l’incipit del 1516 e quello “definitivo” del 1532 (definitivo va, per forza, tra virgolette: l’anno successivo, nel 1533, l’insoddisfatto Ariosto pensava già a una quarta edizione).

A celebrare i cinque secoli di una delle opere capitali della letteratura italiana si segnalano due mostre da poco inaugurate. La prima è I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti presso Villa d’Este a Tivoli. Fino al 30 ottobre sarà in mostra un percorso espositivo che indaga l’influenza del poema ariosteo sulle arti figurative: quadri, sculture, disegni, ceramiche e, tra gli altri, il bronzetto Ruggiero e Angelica proveniente dal Louvre o gli arazzi provenienti dal Musée des Arts décoratifs di Parigi.

La seconda mostra, anch’essa fino a fine ottobre, è Altrove e altri luoghi. Occasioni e suggestioni dall’Orlando furioso presso la Fortezza di Mont’Alfonso a Castelnuovo Garfagnana. Qui, l’artista Antonio Possenti espone una serie di dipinti nei quali rilegge i luoghi e i personaggi protagonisti del Furioso, un’opera che, a distanza di cinque secoli, continua ad accendere la vita culturale del paese la cui lingua e letteratura l’Ariosto ha contribuito a formare.