La giovane italiana che conquistò Stockhausen

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Vanessa Benelli Mosell al primo incontro col maestro Karlheinz Stockhausen

Seduta su una poltrona bianca, i lunghi capelli biondi che scendono sulle spalle, un elegante vestito rosso che lascia scoperto lo stacco di gambe: è «The Stockhausen girl», la giovane pianista italiana che conquistò Karlheinz Stockhausen, uno dei massimi compositori del Novecento, ritratta sulla copertina del suo ultimo cd, Light (Decca).

Ventinove anni a novembre, toscana, Vanessa Benelli Mosell è molto più che un semplice talento. Tanto che un compositore del calibro di Stockhausen la volle a studiare con sé in Germania: «Ho incontrato per la prima volta Stockhausen a Milano. Avevo diciotto anni», racconta la pianista in esclusiva a OFF, «gli consegnai una mia registrazione dei suoi brani. Due settimane dopo ricevetti un suo biglietto: mi invitava a studiare con lui a Kuerten». Come è cambiata grazie a Stockhausen?: «Era molto esigente e puntiglioso sul tempo e sul ritmo: mi ha insegnato il suo modo di ascoltare e amare la sua musica. La mia esperienza nel suo mondo è stata un arricchimento che porto dentro me, nella mia vita di musicista, e occupa una grande parte condizionando i miei gusti e le mie scelte».

Nella prima parte di Light (il cui titolo si ispira a Licht di Stockhausen), reminiscenze chopiniane con i 24 Preludi op. 11, i 3 Pezzi op. 2 e lo Studio op. 8 di Aleksandr Scriabin. A seguire, lui: Stockhausen con il Klavierstück XII. Per l’esecuzione di questo tortuoso studio, la pianista fa ricorso, come richiesto in partitura, a bisbigli, fischi, schiocchi di lingua e di dita, pizzicati e sfioramenti delle corde all’interno del pianoforte. Un cd dal repertorio estremamente virtuosistico, ma il cui ascolto palesa con cristallina precisione l’impareggiabile lucidità tecnica della «Stockhausen girl».