Nizza. L’Europa misura le vongole invece di difendersi

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Fa paura stare in Europa, senza neanche il privilegio di sentirsi europei: ci si sente continuamente un bersaglio, pare di abitare una discarica internazionale.

La grandezza delle vongole, presto!
Le sanzioni alla Russia di Putin che gioca a fare la reginetta del mercato col suo gas, ora, di corsa!
Ce lo stiamo chiedendo tutti dopo gli 84 morti di Nizza: quando è il vertice per ridiscutere le sanzioni alla Russia? Quando si riunisce la Commissione Europea per misurare le vongole? Quando il meeting tecnico per valutare il prezzo dei libri di testo sull’educazione di genere da adottare nelle scuole di primo grado? Quando sarà l’incontro per discutere nei dettagli la cacciata di Dio dalle terre d’Europa? Quello in cui trasformare le chiese in un McDonald’s? E per istituzionalizzare l’usura bancaria – progetto già a buon punto -?

Ma ci torniamo a chiedere anche: quando al post di Je suis sarà Nous sommes, noi siamo? Quando si chiuderà il confine? Quando si spezzeranno i gessetti? Quando si capirà che il multiculturalismo è un fallimento sanguinoso?

Le vongole saranno sempre troppo piccole, proprio come gli attributi miseri di questo continente supermoderno.

Giocano a Risiko, in Europa, e ci perdiamo tutti. Non sappiamo quando, con quale modalità (dalla sparatoria incontrollata, all’uomo bomba fino al nuovo camionbombaammazzafollacaricodiarmi) ma sappiamo che prima o poi toccherà a tutti se questa emorragia di deficienza, integralismo e superficialità non verrà arrestata.
Parigi, Nizza, Bruxelles. Qual è il senso? Dov’è il senso di continuare a celebrare le nostre indipendenze nazionali come nulla fosse – come nulla fosse… -, agganciata al XIX, XX Secolo, alla retorica ragnatelosa della Resistenza, della Rivoluzione nazionale, della guerretta d’indipendenza, dei risorgimenti e intanto, la modernità, con il suo integralismo islamico/commerciale, i mercati, il processo calibrato di disumanizzazione, di annichilimento, di disgregazione delle identità nazionali, porta nuovi demoni. Inascoltati, impensati. Evidentemente è giunto il momento di segnare in rosso nuovi giorni sul calendario, di procreare moderne forme di legame, di reazione e disgusto, di lotta, perché di questo si tratta.
Fa paura stare in Europa, senza neanche il privilegio di sentirsi europei: ci si sente continuamente un bersaglio, pare di abitare una discarica internazionale. Uscire da casa e reagire, andare a riscoprire lo spirito fondante, quello che ispirò i padri e che non è nella ricerca dei Pokemon agli angoli delle strade, nelle Crociate e neanche nei vertici in giacca e cravatta, ma nelle chiese gotiche di Francia, nei capolavori del Rinascimento italiano, nelle vene del Romanticismo tedesco, nel cielo d’Irlanda, nel sangue di Spagna, nella fede portoghese, nelle trincee della Grande Guerra. Tra pallottole e marmo tutto si formò e tutto dovrà tornare, presto.

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