Tra giovani e grandi nomi Altaroma e’ sempre più Made in Italy

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Una trentina di uscite quasi tutte tinte di blu, il suo colore del cuore declinato in tante gradazioni diverse, fatte di abiti sensuali, intarsiati, arricchiti da ricami “a catena” e ben due spose. Così Renato Balestra ha raccontato il bello dell’alta moda italiana visto da una storica maison, l’unica, dopo il recente forfait di Raffaella Curiel, a sfilare nel corso del weekend lungo di Altaroma. La rassegna ha chiuso ieri la sua edizione estiva con una carrellata sulle accademie, e alla luce dell’astensione di tutti quelli che una volta chiamavano “big”, ossia le colonne di una manifestazione che ai tempi – lo diceva anche il nome Altaroma Altamoda, modificato in corsa in favore del più snello Altaroma- si concentrava quasi esclusivamente sulla couture romana, c’è chi si interroga ancora sul senso di una fashion week che, rispetto alle più patinate sorelle, la milanese del pret à porter e la parigina dell’haute couture, rappresenta un ibrido non facile da capire per chi non ci orbita intorno.

Che c’entra Balestra con i giovani emersi dalle accademie? Che fine ha fatto l’alta moda (se non si contano Rani Zakhem, la new entry Hussein Bazaza, vincitore di “Who is on next? Dubai”, e l’olandese Addy van Den Krommenacker, oltre ai quattro couturier contemporanei, Alessandro Gaggio, Sylvio Giardina, Wadha e Ashi Studio, protagonisti dell’installazione “The Secret of Couture”)? Che senso ha parlare ancora di haute couture quando poi a sfilare sono soprattutto i giovani che fremono per presentare il loro pret à porter?
L’unica lettura possibile sta nella ricerca che, da una manciata di stagioni, Altaroma sta facendo nel tentativo di mettere insieme una manifestazione atipica, dedicata al bello della moda non solo nella sua accezione patinata, ma in una più profonda interpretazione che rimanda costantemente al dietro le quinte, ossia alle ore che nuovi e vecchi artigiani impiegano nel costruire accessori, nel realizzare ricami, e persino nello sperimentare tecniche innovative o accostamenti azzardati, e ancora, all’impegno di giovani che senza una vetrina così impiegherebbero, ad essere ottimisti, il doppio del tempo per ritagliarsi una nicchia in un sistema strizzante e a volte sprezzante come questo.

La verità è che una rassegna così bisogna affrontarla con occhio critico sì, senza lasciarsi andare all’inutile (quanto dannoso) buonismo che potrebbe portare ad accettare una selezione non sempre stringente, ma soprattutto con una certa apertura mentale per cogliere e apprezzare a fondo la differenza che, seguendo strenuamente il suo obiettivo, l’organizzazione capitanata dal suo presidente, Silvia Venturini Fendi, sta cercando di affermare. Non si tratta di un diversivo, né di un piano b rispetto alle fashion week di maggior richiamo. Si tratta piuttosto di una strada, ostica alle volte, che Altaroma sta tentando di perseguire, con pochi fondi e un’infinità di difficoltà burocratiche (non in ultimo le recenti elezioni del Sindaco della Capitale, che hanno frenato la corsa alla scelta delle location e alla definizione del programma).
Seguendo così il fil rouge di una moda non solo da ammirare ma anche da interpretare, attenta tanto ai giovani quanto alla custodia della storia del made in Italy, appare immediatamente chiara la scelta di accostare in calendario la collezione total blue di Renato Balestra ai giovani designer dell’Accademia di Costume & Moda (da qui sono usciti nomi come Frida Giannini e Alessandro Michele) fieri di mostrare, in un percorso costruito come una passeggiata nei corridoi di una delle principali factory di creatività tricolore, i loro final work. Si coglie nel coinvolgimento delle arterie dello shopping, via del Babuino in primis, o nelle vetrine di Coin Excelsior rivoluzionate ad hoc per celebrare l’evento coinvolgendo le nuove generazioni di designer- Angelos Bratis, Giuliana Mancinelli Bonafaccia, Mvp, Oscar Tiye e Superduper Hats- il desiderio di celebrare la moda con il supporto dell’intera città, ma soprattutto di creare un ponte tra i nuovi creativi e i buyer che domani potrebbero selezionarli. Si trova poi in progetti come “A.I. Artisinal Intelligence”, questa volta in versione Grand Tour, la ricerca di nomi alle volte di nicchia che ormai solo a Roma si possono scoprire e incontrare. Non sorprende quindi che in una situazione attivamente coinvolta non solo nell’affermazione del bello, ma anche nella risoluzione degli aspetti pratici con cui un giovane brand deve scontrarsi, alcuni a distanza di tempo scelgano di tornare –è il caso di Esme Vie o della maturata Sara Lanzi– altri, da Greta Boldini (uno dei nuovi nomi di rilievo della manifestazione) a Quattromani, non rinuncino alla loro passerella romana, e altri ancora, come il trio di portoghesi Daniela Barros, Susana Bettencourt e Pe De Chumbo, scelgano la Capitale per un debutto tutto italiano.

Altaroma non è solo rose e fiori, sia chiaro. Si è epurata nel tempo, e continua stagione dopo stagione la costante pulizia del suo calendario da eventi obsoleti e nomi impolverati, abbandonando alle volte format interessanti, ma se ci si chiede davvero se ancora valga la pena assistervi, la risposta si trova facilmente in alcuni appuntamenti di questa edizione che, tra gli altri, non temono l’invidia di nessuna settimana alla moda:

Who is on Next? Il concorso, ideato da Altaroma in tandem con Vogue Italia è uno dei più apprezzati momenti dedicati allo scouting. Da qui, prima di emergere, ne sono passati tanti di brand oggi acclamati, e tanti altri, si spera, debutteranno sulle passerelle capitoline in futuro. Nell’edizione appena conclusa ha trionfato lo stile giovane degli abiti di Brognano, che si è aggiudicato tutti i premi in palio: il primo posto sul podio, il riconoscimento di Yoox e quello di Premiere Classe. Al suo fianco, nella sezione accessori, si è piazzato Pugnetti Parma. Impossibile però non ammirare le romantiche composizioni di Parden’s, gli abiti di Miahatami, iraniana votata al colore inteso come messaggio di pace, le borse di Ioanna Solea e i gioielli a tratti fiabeschi di Schield.

• Il ritorno di due nomi che proprio partendo da Altaroma hanno gettato le basi del loro successo: Angelos Bratis e Arnoldo][Battois. Il primo, stilista greco di stanza a Londra, è tornato a sfilare all’Ex Dogana per mostrare a tutti il suo percorso di crescita: abbandonando per il momento tagli a sbiego e asimmetrie che lo avevano reso celebre in favore di una moda più pratica eppure ancora iper femminile, ha vinto una sfida coraggiosa per chi come lui è un mago del drappeggio, riscuotendo il favore del pubblico. Lo stesso favore ottenuto dal duo veneto di Arnoldo][Battois, specializzato in borse dalle architetture incredibili, al debutto a Roma con l’abbigliamento. Costruendo gli outfit con la stessa filosofia con cui creano le loro it- bag, Silvano Arnoldo e Massimiliano Battois hanno mischiato elementi sportivi, ispirazioni orientali, motivi animalier. Hanno poi mixato le tonalità, azzardato accostamenti forti e lavorato a fondo sui volumi. Il risultato? Vincente.

• La scoperta di Monteri e dei suoi artigiani, trattati, dalla piattaforma che raccoglie circa 600 figure professionali impegnate nella produzione degli accessori di lusso, come i veri protagonisti di un processo creativo che non esisterebbe senza di loro. Impacciati, forse imbarazzati, ma sorridenti dai poster in mostra ispirati ai paginoni centrali dei magazine di moda, nel corso dell’evento “Centerfold: il saper fare messo a nudo”, questi lavoratori sono finalmente finiti in primo piano affiancati da alcune creazioni firmate Monteneri, tra cui la leggerissima e affascinante clutch Marquise.

Tale(nt) of Rome, un viaggio esperienziale tra i luoghi nascosti della Capitale. È vero, lo aveva già fatto Valentino in occasione del suo “Mirabilia Romae”. Il marchio, l’estate scorsa aveva aperto agli occhi curiosi di visitatori eccitati alcuni spazi inaccessibili della Città Eterna. Ma quando si parla di Roma è facile immaginare la quantità di posti e location sconosciuti ai più, tanto che Altaroma ha deciso di mostrarne ancora una manciata con un tour straordinario inserito nel suo calendario. Un duplice viaggio alla scoperta di collezioni esposte in posti magnifici da coronare con un tour del quartiere Esquilino, lo stesso che ospita l’Ex Dogana, sede principale della manifestazione, per visitare sei luoghi difficilmente aperti al pubblico: il Tempio di Minerva Medica, Porta Tiburtina, Villa Gentili Dominici, il Sepolcro di Eurisace, la Basilica Neopitagorica di Porta Maggiore e infine Porta Maggiore.

 

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