Torna a rivivere il genio di Spontini: dal seminario all’amicizia con Napoleone

0
132

Provate a immaginare un quattordicenne di fine Settecento che scappa dal seminario, dove era stato indirizzato dal padre, per dedicarsi alla sua vera vocazione, la musica; un giovane che girovaga tra le maggiori città italiane facendo conoscere la propria arte e guadagnandosi la stima dei grandi maestri dell’epoca; un musicista poco più  che esordiente che raggiunge Parigi dove diventa intimo di Napoleone e dell’imperatrice Giuseppina; un compositore che viene poi chiamato da Guglielmo III di Prussia come suo maestro di cappella e Soprintendente generale della musica del re; un operista che divenne, con le sue pagine, un modello per Berlioz e nientemeno che per Wagner il quale si dichiarò addirittura suo debitore; un anziano maestro che si spese, sul finire della sua vita, nel creare istituzioni caritative.

Ecco, poteva un simile genio non essere tutto italiano? Gaspare Spontini (1774-1851), nativo di Maiolati, Ancona, fu un vero faro per la musica europea di inizio Ottocento. Di educazione musicale italiana, scuola napoletana per la precisione, Spontini seppe portare nel panorama del melodramma europeo (è a Parigi dal 1803) tutta l’italianità e il gusto operistico italiano: melodie semplici che spiccano sul tessuto orchestrale, cantabilità, triadi perfette, ritmi puntati, magniloquenti scenografie. Il compositore marchigiano, lontano dal romanticismo nascente, non rinunciò mai alle sue origini, alla sua italianità musicale, che ribadì costantemente nel suo comporre.

Nonostante ciò, però, Spontini è uno dei grandi compositori italiani ancor troppo sconosciuti nella propria terra. Eppure, il suo genio, non è per nulla sconosciuto all’estero: ha fatto notizia in tutto il mondo, infatti, il ritrovamento nella Biblioteca del Castello d’Ursel, in Belgio, di quattro suoi manoscritti autografi riportanti musiche che si ritenevano perdute. Si tratta del melodramma buffo Il quadro parlante  del 1800, il dramma giocoso Il geloso e l’audace del 1801, la farsa giocosa Le metamorfosi di Pasquale Ossia Farsa del 1802 e la cantata L’eccelsa gara del 1806.

Sulle partiture hanno già fatto quadrato il Conservatorio Reale di Anversa, i cui ricercatori si sono già messi all’opera per lo studio delle musiche, e la Fondazione Pergolesi-Spontini di Jesi: lo scopo, fanno sapere dalla Fondazione, è naturalmente vedere sulla scena le opere rinvenute.

Il ritrovamento di questi quattro preziosi manoscritti non ha solamente una valenza documentale, ma assume anche un enorme rilievo musicologico: essi, infatti, vanno a colmare una lacuna poco documentata della biografia spontiniana, quella, cioè, tra la fine del periodo italiano e gli esordi parigini.