Quell’esule istriano che si ribellò al consumismo e divenne poesia

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Originario di Fiume, padre ex legionario di D’Annunzio, dopo la guerra trovò rifugio con la famiglia in un campo profughi accanto a Trieste. Visse a Firenze, a Parma, poi a Roma. Esordì nel 1969 sulla rivista “Nuova Corrente”; la sua prima antologia poetica, Area di rigore, è stata pubblicata nel 1974. Da lì, non si sarebbe più fermato, entrando di diritto nella storia della poesia italiana, col suo fare dandy, provocatorio e ironico di un eterno conservatore esiliato; ultimo romantico, un buono, anti-lirico, interpretò la poesia in maniera personalissima, influenzato dal surrealismo di André Breton, Jacques Prévert e Alberto Moravia. Zeichen viveva da tempo in una casa-baracca in riva al Tevere, a Borghetto Flaminio, e solo di recente aveva iniziato ad usufruire della Legge Bacchelli – che prevede la pensione per cittadini illustri in difficoltà economiche -; un trattamento che rifiutò ma che ottenne comunque grazie al sostegno di amici intellettuali e politici, come specifica IlFatto.
Funesto 2016. Valentino Zeichen ci ha lasciato ieri, a 78 anni, a seguito di un infarto.
Addio Valentino.

Noi di Off, che di recente parlammo del suo ultimo romanzo, intendiamo omaggiarlo riproponendo quella che fu, a suon di futuro, un umile testamento:

Pagine di gloria
(1983)

Amici,
sparlando di me nei giorni
non siate affrettati
coniugandomi a verbi del passato
ma dosatemi con risparmio
all’indicativo presente
e non impensierite
ché di questo soggetto del verbo
non rimarrà ingombrante memoria.