Non c’è spazio per Buttafuoco nella Rai di Lerner e compagni

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Il pluralismo informativo è per la Rai un dovere prioritario. Ma mentre nella migliore delle ipotesi dovrebbe essere un fattore-chiave della libertà di espressione, nella peggiore è solo l’altra faccia della lottizzazione politica.

La linea editoriale, al netto di una fisiologica percentuale frondista, è tarata sul partito di governo (variabile) e sopratutto sull’opinione egemonico-culturale progressista (immodificabile). E così è, e sarà, anche nella nuova (?) Rai. La quale, stando alle dichiarazioni di intenti, doveva essere innovativa, sperimentale, pluralista; mentre, stando ai palinsesti, resta uguale a se stessa, ripiegata sul passato e politicamente a senso unico.

Ce lo siamo già chiesti, sul Giornale: è sicuro che il pluralismo informativo della Rai sarà garantito dalla squadra scelta da Campo Dall’Orto e dai suoi consigliori Carlo Verdelli e Francesco Merlo? È sicuro che sia innovativa e pluralista questa Rai dei soliti Gad Lerner (contro il cui «islam spiegato in prima serata» tira già pesante aria polemica) e poi Santoro, Augias, Fazio e, al più, dei «nuovi» Gramellini? Dove sono le altre voci? Tolto dal video Nicola Porro, si era ventilata l’ipotesi di una trasmissione resistenziale condotta da Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale scomodo difficilmente iscrivibile all’area di centrodestra, ma di certo dissonante rispetto alla sinistra di governo e di pensiero. Certo: lui da solo non sarebbe stato comunque sufficiente, le «quote azzurre» televisive sarebbero state ampiamente violate, la casella liberale sarebbe rimasta desolatamente vuota, ma – insomma – era qualcosina…

Poi però è saltato tutto. Ieri Giovanni Minoli ha dichiarato alla Stampa che quella di Buttafuoco era una scelta coraggiosa e di rottura. «Ma pettegolezzi e invidie di piccoli uomini hanno affossato il progetto». E così, accompagnato fuori Buttafuoco (pure se si dice che la porta rimane aperta), oggi si fa il nome alternativo di Francesco Verderami, 54 anni, retroscenista princeps del Corriere della sera, un esordio televisivo – molte stagioni fa – a Parlamento In e una InBreve conduzione su LA7, soprattutto politicamente più centrista, alfaniano e controllabile. E così – tramontata ancor prima di sorgere l’opzione, immediatamente declinata, di Giuliano Ferrara – il distretto di (centro)destra è rimasto, ancora una volta senza rappresentanti in tv. Come da tradizione. Che, in Rai, è il massimo dell’innovazione.

(Il Giornale, 01/07/2016)