La dotta, la misteriosa: la Bologna noir di Grazia Verasani

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2011_grazia_033Una camel appena accesa e mille pensieri che si addensano nella mente di Giorgia Cantini. È da sola, sotto i portici della sua Bologna. I suoi passi riecheggiano e si disperdono nell’aria calda di una notte di primavera. Va verso Corticella, il quartiere dove vive e dove si trova anche la sua agenzia investigativa. È nel cuore della Chinatown bolognese. Così descrive il quartiere l’autrice Grazia Verasani che ha creato questa donna detective.

Giorgia sembra cambiata dalla prima volta che l’abbiamo incontrata nel 2004 in Quo vadis baby? (ed. Feltrinelli), anche se non ha certo perso il vizio del fumo e un sano gusto per un buon bicchiere. Giorgia è una che osserva il mondo dal basso, dall’autobus 27 – quello che raccoglie quasi tutti gli immigrati del quartiere per riportarli a casa dopo una giornata di lavoro -.

In lei però qualcosa si è trasformato nel corso della saga che la vede protagonista. Al primo romanzo sono seguiti Velocemente da nessuna parte, Di tutti e di nessuno, Cosa sai della notte e Senza ragione apparente. In questi anni il socio di Giorgia, Lucio Spasimo non c’è più, al suo posto è apparsa Genzianella, una segreteria tutt’altro che tipica. E le sue disastrose storie d’amore hanno trovato un punto fermo, o quasi nel capo della omicidi Luca Bruni.

La sua è una calma apparente, dentro di sé ha uno spirito cupo e rock che riemerge ad ogni passo che fa sotto i portici di Bologna. Sarà l’anima agitata di Bologna che la influenza e la rende inquieta. È come se la donna e la città si riflettessero l’una nell’altra. L’autrice usa persino gli stessi aggettivi per descrivere Giorgia e Bologna.

«Bologna e Giorgia si specchiano vicendevolmente. Sono similari, complementari. Credo che Bologna sia una città che ti entra nel sangue. Non ho neanche più bisogno di citarla nei miei romanzi. E poi uno scrittore deve scrivere di ciò che conosce meglio, nel mio caso di Bologna. La città stessa è protagonista dei racconti ed è importante perché mi permette di raccontare la realtà».

Quindi se l’equazione è questa. Se è cambiata Giorgia anche la città ha subito gli stessi mutamenti?

La Bologna che ho raccontato negli ultimi 12 anni con i romanzi su Giorgia Cantini è una città che ha vissuto degli anni unici. È una città unica. Il romanzo da cui Salvatores trasse il film Quo vadis baby parlava di una generazione che tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ‘80 ha vissuto, anzi goduto, una città che all’epoca era avanti di almeno 10 anni rispetto alle altre. Era un concentrato di idee, controcultura, innovazione. Non a caso è stata la culla di Radio Alice, di fumettisti e artisti all’avanguardia. Era viva e creativa

Era?

Sì. Era uno splendore e poi invece nel tempo si è omologata ad un andazzo generale. Quello del Paese.

E quindi com’è diventata?

È come la racconta Giorgia. È una Bologna nelle sue trasformazioni, ma con un occhio anche al passato. Non si tratta di nostalgia, quanto piuttosto di malinconia. Il mondo è cambiato e a questo si aggiunge un rimpianto per la propria giovinezza.

Una città tra ieri e oggi. Quali differenze ci sono nelle due Bologna?

Bologna era una roccaforte di valori molti forti. Aveva una sua visione del mondo. Tutti a 15/16 anni avevamo letto Boccalone di Enrico Palandri. O nella primavera del 1980 eravamo in piazza per assistere al concerto dei Clash. Nel 1979 Piazza Maggiore era tutta ricoperta dei sacchi a pelo dei ragazzi venuti da tutta Italia per seguire il concerto di Patty Smith allo stadio. C’era una fantasia, un modo di stare al mondo totalmente diverso. Io rientravo a casa tardi la sera a 15/16 anni e non avevo paura. Adesso la situazione è molto cambiata.

Come?

In questo ultimo decennio di crisi, anzi forse dal trentennio delle tv commerciali c’è stato un dominio di una sottocultura che poi in qualche modo ci ha portato ad essere tutti un po’ nazional popolarizzati. Da lì in avanti la cultura non è stata più una priorità.

La Dotta, la Grassa e la Rossa, così la chiamavano, quindi ha perso le sue caratteristiche?

Mettiamola così: un tempo si diceva che fosse una città genuina, in cui la gente era molto vera, aveva la cultura, la politica e la cucina grassa…ecco queste cose sono forse un po’ scomparse. E anche il bolognese è cambiato. Anche qui c’è differenza tra i quartieri ricchi e quelli popolari, tra il centro e la periferia. Non si sta bene…

Com’è la periferia di Bologna?

È quella dei quartieri operai della Bolognina e di Corticella. Nel giro di 20 anni in questi luoghi è cambiato tutto. I vecchi alimentari sono stati sostituiti da kebaberie, cineserie, take away. Da questo punto di vista è molto variegata, è un meticciato di etnie e culture diverse.

Sono questi i luoghi in cui si muove la protagonista dei suoi noir. Perché?

Giorgia è una paladina delle categorie più fragili, perché è a quelle che sente di appartenere. In un mondo un po’ allo sbando si fa protettrice di realtà che soffrono maggiormente. E quindi l’ho fatta vivere in quelli che sono i quartieri più disagiati. Giorgia è nata e vive alla Bolognina. Si fa testimone di quel contesto. E poi perché il genere noir pretende realtà, vuole che si racconti il malessere di vivere insito in questa società. Si tratta di romanzi di letteratura sociale, non di una mera lotta tra il bene e il male. È piuttosto un insieme di sfumature per indagare tematiche sociali come bullismo, femminicidio o omofobia.

Il rapporto tra marginalità e la periferia è ancora valido quindi.

È sempre più stretto. La cittadinanza più sofferente è quella delle periferie e che raccoglie molta immigrazione. Anzi il divario tra i quartieri ricchi e collinari e quelli periferici rispetto al passato si è anche accentuato.

È questo il suo lato oscuro?

Bologna mantiene dei misteri e che ha una sua atmosfera molto metafisica nonostante il suo essere una città terragna. Penso che sia una città che si presta molto al noir anche perché tutti i km d portici da un lato ti riparano dal sole e dalla pioggia però rischiano anche di toglierti il cielo, l’orizzonte, risultano soffocanti, claustrofobici protettivi. La Certosa, il cimitero, è il posto più aperto di Bologna, da lì vedi tutto, la pianura, la collina. Anche Lord Byron passando da Bologna disse che la Certosa era il posto più aperto di Bologna.