Quando la vita e il successo si giocano in 24 secondi…

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Simone Marcuzzi
Simone Marcuzzi

La consacrazione nel firmamento dello spettacolo e della storia sportiva mondiale si gioca in 24 secondi appena. Su un campo dell’Nba americano forse, ma nella vita certi momenti assumono il peso di anni. Questo “Ventiquattro secondi. Autobiografia di Vittoriano Cicuttini” (casa editrice 66thand2nd) è il fantasioso racconto autobiografico che Simone Marcuzzi, scrittore pordenonese che si è fatto conoscere per il romanzo d’esordio “Vorrei star fermo mentre il mondo va” (Mondadori 2010) e “Dove si va da qui” (Fandango 2014), fa di un ragazzone friulano nato negli anni ’60 e che a causa di un tumore benigno all’ipofisi cresce a dismisura, raggiungendo presto i 215 cm di altezza, ma rimanendo fino alla fine figlio di un’educazione antica, plasmata da valori e sfide personali che alla fine trionfano sulle più dure partite della vita.

Sicuramente i fatti narrati sono di fantasia, ma i contenuti, le speranze, le paure, i sentimenti, le relazioni sentimentali, di finto o inventato non hanno proprio nulla. Sanno di vita autenticamente vissuta. E questo Marcuzzi lo sa fino all’ultima riga, perché di suo stavolta ci ha messo proprio tutto, anche quello che ancora doveva succedergli: “Ventiquattro Secondi è figlio dei miei sogni di ragazzino: ho rispolverato la mia passione per la pallacanestro, quando credevo di poter diventare davvero un giocatore Nba. Questo libro ha più cose di me di quelle che avevo previsto. I primi due libri li avevo scritti per salvare ciò che già avevo vissuto e superato. Con questo invece, scritto non a caso in prima persona, ho voluto recuperare e riabilitare il mio sogno di bambino, il percorso che non ho avuto ma che sognavo, con le straordinarie potenzialità che non avevo per perseguirlo. Non solo; con mio stupore, una volta finito di scrivere mi sono accorto di come magicamente avesse anticipato ciò che avrei di lì a poco vissuto io stesso, l’essere padre”.

La storia di Simone racconta di un silenzioso ed introverso Vittoriano, cresciuto in un paese del Friuli, orfano di madre e con pochi amici, costretto a praticare la boxe per compiacere un padre ruvido e di poche parole, dure e ferree come la terra sulla quale vive. Grazie a Giovanni, primo amico e guida in cui Vittoriano scoprirà un fratello, un allenatore, un consigliere e anche per certi versi un padre, scopre il basket, sport che lo accompagnerà per tutta la vita, agente chimico in grado di trasformare i sogni in realtà e destino. E i sogni prendono corpo, abitano negli anni d’oro di un mondo sportivo dominato da stelle della boxe come Muhammad Ali e George Foreman e divi del basket come Magic Johnson e Larry Bird, dove il giovane Vittoriano Cicuttini 6875724_1510623diventa compagno di squadra di Dino Meneghin e Mike D’Antoni, risponde agli ordini di coach Dan Peterson e si innamora di Marta, una ragazza milanese che illuminerà parti sconosciute della sua anima, che nei momenti difficili diventerà la sua coscienza e che presto gli darà Irene, che lo farà crescere e diventare uomo come solo un figlio sa fare. È il loro lo sguardo che Vittoriano cerca sugli spalti nei momenti più importanti di ogni partita, quando tutta l’attesa sembra condensarsi nella traiettoria della palla lanciata a canestro. La sua natura e il suo carattere messi a nudo dalla pallacanestro quanto la sua incredibile destrezza, agilità ed intelligenza invogliano l’Nba che investe su di lui e lo fa volare negli States. Le prove sono dure, la solitudine sempre in agguato, gli infortuni vengono sopportati da anni di allenamento al dolore e alla malattia, le tentazioni fronteggiate ricorrendo a quell’educazione dura che si rivela ancora di salvataggio. E alla fine arriva anche il fallimento. Personale, sportivo, familiare. Da cui si viene fuori, che si fronteggia e si supera solo se accanto ci sono gli amori della propria vita e se essi non sono passeggeri ma fondanti. E Vittoriano ce la fa, dimostra che 24 secondi durante una partita possono diventare decisivi e riabilitare un’intera esistenza. E i secondi dopo sono allora sono quelli della rinascita, del rimettersi in gioco come unica scelta possibile.

Apriamo la prima pagina e siamo già nel bel mezzo dell’azione. Le palpitazioni da ultimo minuto aggrediscono l’aria pregna di riflessioni personali, schemi di gioco, misurazione del tempo rimasto e analisi dei punti forti degli avversari. Solo un asciugamano sugli occhi, che isola le sensazioni rinchiuse in panchina, cerca di arrestare il momento in una moviola che deve tenere i nervi saldi all’obiettivo. Non serve intendersi di pallacanestro, nemmeno essere un appassionato, per imparare la pallacanestro senza fatica, impratichirsi di tecnicismi, intuire schemi e impararne le regole. Tuttavia questo non è un libro sulla pallacanestro, ma parla di pallacanestro con la stessa emozione, tensione, rabbia, delusione, speranza ed eterno innamoramento con cui parla di vita. È un tempo di vita raccontato in maniera lineare, che si articola in secondi, minuti, stagioni, anni che cadenzano la trasformazione di un ragazzo in uomo, di un ragazzo di provincia in campione, di un figlio in un padre. Il protagonista è un ragazzo che diventa uomo, dietro cui si staglia la figura di uno scrittore che non si dimentica di essere un uomo. C’è da riconoscere che Marcuzzi, come il suo Cicuttini, ha avuto ottimi modelli e buoni maestri di vita, e infatti la crescita è tangibile: la maturazione letteraria e personale dello scrittore avanza in parallelo con quella professionale dello sportivo. “Questa è una storia di persone vicine che non si conoscono e si cercano. Perché non possiamo mai sapere cosa c’è dentro il cuore di qualcuno, anche se ci dormiamo accanto per anni. E nonostante tutto dobbiamo ostinarci a cercare, perché è tutto ciò che possiamo fare”.