Come il Duce catturò gli italiani?

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s-l225Si fa leggere con interesse il bel volume di Massimo Merani, edito da Museo Arte del Novecento, di Predappio, dal titolo DVX l’arte del consenso e che tratta in maniera autobiografica ma non superficiale, la scelta – in parte voluta in parte designata dal fato che guida coloro che lo assecondano – dell’autore, di collezionare circa duecento opere, tra sculture in bronzo, marmo, terracotta, legno e altri materiali, firmata da artisti noti e meno conosciuti, compresi alcuni anonimi – non soltanto futuristi – aventi per tema l’effige statuaria di Benito Mussolini. È arte del “culto”, non arte di un culto, di quella “deificazione eroica” che effettivamente il Duce seppe abilmente costruire intorno a sé; inutile oggi stracciarsi le vesti indignati, inutile altrettanto continuarne una sterile glorificazione partigiana che vogliamo lasciare soltanto ai vessilliferi tesserati. A me interessa l’arte che è legata anche a questo mito contemporaneo, e la raccolta – inconclusa e forse inconcludibile, come è giusto sia per ogni vera collezione che si rispetti – presentata nel libro me ne dà un’opportunità.

La bella foto che campeggia sulla pagina di sinistra raffigurante la statua equestre del Duce a Bologna, e che anticipa il breve ma esauriente saggio di Giuseppe Parlato, offre il destro – è il caso di dirlo – alla considerazione del fatto che lo stile cosiddetto “littorio” sia in realtà alquanto vario e variegato, tant’è che in questo caso il riferimento culturale e artistico alto e nobile, della statua di un Mussolini ammantato a cavallo, sia non tanto l’arte romana quanto quella quattrocentesca del Verrocchio e di Donatello. Come a dire che il Fascismo – oggi i suoi epigoni e succedanei questo non lo sanno più probabilmente – ben sapeva a chi guardare nel creare anche il “mito” dell’uomo Benito Mussolini.

Giustamente Parlato si pone la “domanda dalle cento pistole”, ovvero se questo tipo di creazioni siano esse arte, seppur legata ad un preciso momento storico, o mera propaganda di regime. In effetti la risposta sarebbe: entrambe le cose. In quanto una non esclude l’altra. Da sempre, sin dall’età augustea ma soprattutto poi nella Firenze medicea e nella Roma barocca, l’arte è stata contemporaneamente espressione del Bello e più o meno palese strumento di propaganda e affermazione politica.
Così è per la statuaria pontificia del Bernini, così è per Michelangelo e per i bronzi di Benvenuto Cellini, come per tanti altri grandi ingegni. Arte e affermazione del potere vanno – pardòn, andavano– sempre insieme. Pensate a quell’altra immagine straordinaria di propaganda che è sempre Mussolini a cavallo brandente la spada dell’Islam, mettetela a confronto con un dipinto di Paolo Uccello e avrete l’esatta cifra di ciò che dico. E questo senza scomodare i marines che issano la bandiera americana ad Iwo Jima.

image (6)Inoltre, va anche ricordato che i tratti somatici di Benito Mussolini ben si prestano ad un utilizzo “grafico”, che poi esso venga declinato secondo i canoni rombanti del Futurismo o quelli più morbidi del Liberty e del Decò, non ha importanza. Spesso egli è il nudo guerriero d’origine greco latina, sì, ma è la stessa immagine filtrata proprio attraverso la ripresa del corpo maschile tornito, fuso nei muscoli lunghi e possenti degli eroi pagani in auge nel XV e XVI secolo. Virilità senza la brutalità, eroismo senza uso di violenza, autorità senza dispotismo, questo era uno degli innumerevoli significati dell’arte scultorea che impreziosiva le nostre città nel Rinascimento, questo voleva essere ancora – non detto ma consapevolmente voluto – negli anni del Ventennio nelle piazze d’Italia e nelle case.

Molte pregevoli opere scultoree dunque impreziosiscono questa raccolta – quasi una Wunderkammer mussoliniana del XXI secolo, se non fosse, giocoforza e per scelta, limitata quasi esclusivamente ai busti, alla numismatica e alla grafica – che meriterebbe essere conosciuta da un popolo alquanto ignorante – nel senso che ignora ovvero non conosce – dalle scolaresche, se non fossero massacrate da un insegnamento il più delle volte fazioso e ottuso, e forse, soprattutto da coloro che dicono di occuparsi di “cultura” a destra.

Magari prima però facciamo un salto in Piazza della Signoria  a Firenze!

1 commento

  1. articolo interessante e veritiero il fascismo fece l’Italia e gli Italiani ,eliminò l’alfebetismo

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