“Roma è affetta da depressione culturale. Di Stefano? Non è un ruba galline, il suo fu gesto simbolico”

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13321816_614296005387362_2220486984499125445_nLa vita di quartiere, il contatto con le persone, autentico, diretto. La militanza politica. Roma, la periferia, il degrado e le virtù. Casa Pound. Di Casa Pound si parla parecchio e quasi sempre in via extraelettorale, anche quando alle urne sarà presente, come a Roma il 5 giugno, rappresentata da Simone di Stefano, che corre per il posto da primo cittadino della Capitale. Dai consiglieri eletti a Bolzano, al caso “Di Stefano” salito alla ribalta in questi giorni. Ma oltre l’impatto mediatico, effettivamente quali sono le proposte dell’associazione per una città difficile e caotica come Roma? Soprattutto a livello culturale e periferico? Abbiamo colto al telefono, mentre correva tra le vie del suo quartiere per la campagna elettorale, Mauro Antonini, responsabile del IV Municipio di Roma per CasaPound Italia, ma soprattutto candidato alla Presidenza del IV Municipio il prossimo 5 giugno.

Da dove passa, secondo te, la rivalutazione culturale di Roma vista da Casa Pound?  

Sicuramente dalla valorizzazione del grande patrimonio esistente nella Capitale. Una valorizzazione che punti, come priorità tra i tanti fattori, alla fruibilità dei tesori e degli spazi da parte dei romani e degli italiani. Per esempio vorremmo rendere gratuito l’accesso ai Fori Imperiali e al Colosseo, ai cittadini romani, magari in giornate “ponderate”, specifiche. Altra questione è quella della “conservazione fine a se stessa”; l’ossessiva conservazione è inutile. Roma è ricolma di beni. Alcuni di essi, secondo me, potrebbero essere venduti, testimoniando ancor più l’italianità all’estero, ad esempio, comunque andrebbero resi disponibili, pian, piano, ai visitatori. Si prenda il Museo della Civiltà Romana dell’EUR: chiuso, uno scandalo. Gli scantinati pieni zeppi di meraviglie storiche non esposte, lasciate lì, come anche nei Musei Vaticani. Risorse per la città nascoste da impiegare diversamente. Un esempio virtuoso può essere considerato quello della Centrale Monte Martini dove c’erano reperti di fine ‘800, coniugati a delle statue, lo spazio fu rivalutato.
Noi crediamo anche in una cosa. I musei, in altre parti del mondo, sono a libera entrata e ad “offerta finale”. Con questa formula i cittadini sarebbero ben contenti di tornare a frequentare in grande numero questi spazi meravigliosi, sentendosi in colpa a non lasciare un proprio contributo. Secondo me sarebbero maggiormente stimolati a visitare e contribuire.

Per dare un nuovo slancio culturale in periferia? Ci vuole più presenza sul territorio, magari investendo, come Amministrazione, sulle piccole (grandi) risorse, sulle piccole attività culturali?

Ti faccio l’esempio del mio territorio. A Roma Est, Roma Tiburtino non c’è un teatro. Una cosa tremenda. L’unico spazio che c’era era il Gerini ma è stato lasciato marcire dall’Amministrazione; non è stato dato in gestione per anni, non è stato rimodernato come spazio pubblico, sono 8 anni che è occupato: andato in malora. La periferia romana è delicata. Intanto occorrerebbe preservare efficacemente gli spazi già esistenti, evitare di darli in gestione ad associazioni che facciano pressione, diventino delle piccole lobbyes, ed affidarli, invece, a cooperative culturali. Nessun giro di amici troppo stretto, insomma, piuttosto spazio a chi ha voglia di lavorare culturalmente per il quartiere. Un’area con duecento posti non può diventare un cineforum per 8 persone.
Da noi, ad esempio, c’è la Tiburtina Valley, una grande realtà postindustriale che rischia di diventare un relitto urbano. Quel luogo potrebbe essere adibito a factory, a spazio espositivo, a teatri. Non servirebbe un grande investimento e lo si salverebbe dal marciume.

Voi avete un circolo, il circolo Futurista. Di cosa si tratta? Quali attività svolge?

13241345_610955302388099_4169662528036886667_nIl Circolo Futurista ha un calendario sempre fitto di appuntamenti. C’è almeno ogni mese la presentazione di un libro fuori dai circuiti tradizionali, c’è sempre un evento mensile dedicato alla danza, al teatro, ci sono mostre d’arte. Far esprimere chiunque non abbia un palco, non riesca a trovare spazio o la possibilità di mettersi in gioco davanti al pubblico: questo è l’incipit fondamentale della nostra attività artistica, culturale.
Il nostro circolo opera da Casal Bertone, nei confini del IV Municipio, dove nasce, fino a tutta Roma. Un’anima di prossimità, la nostra, che si fonde con una visione, un’organizzazione e una richiesta di più ampio respiro, estendendosi anche oltre i confini dell’Urbe, fino alla provincia, troppo spesso abbandonata, degradata quanto una borgata cittadina. La depressione culturale romana, purtroppo, è molto estesa.

Una questione che esula dal tema culturale ma che tiene fortemente banco nelle ultime ore: l’affare “Di Stefano” e il fango mediatico

Da un lato ringraziamo per l’assist (ride). La vicenda è stata proposta in maniera deformata. Bisogna saper distinguere, soprattutto in un’epoca di larghissima informazione e di indipendenza critica. Simone di Stefano non è un ladro, né un ruba galline, ha solo fatto un gesto simbolico, non lesivo per alcuno. Noi di Casa Pound Italia siamo da tempo immemore No Euro, non ci siamo improvvisati in questa battaglia.