Da oggi i musicisti solitari hanno una casa: Solitunes Records

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Stefano Risso
Stefano Risso

A Torino è nata una nuova etichetta. Già questo, visti i tempi, basterebbe per parlarvene. Ma se vi raccontiamo della Solitunes Records è perché non si tratta di un’etichetta come le altre. A fare la differenza è l’obiettivo preciso con cui nasce: pubblicare solo dischi realizzati in solitudine da unici musicisti. L’idea è venuta a Federico Marchesano, Stefano Risso (entrambi contrabbassisti e compositori) e Francesco Busso (ghirondista attivo in campo folk e grafico). Tentacoli di Risso, The Inner Bass di Marchesano e La memoria dell’acqua di Enrico Negro sono i primi tre titoli, a cui presto si aggiungeranno nuove uscite. Delle prossime pubblicazioni, della nascita di Solitunes e dei rischi che la loro avventura musicale comporta, ce ne parlano due dei fondatori.

In un momento in cui le vendite di cd sono in calo, perché fondare un’etichetta?

Federico Marchesano: Secondo noi un’etichetta discografica non dovrebbe essere solo finalizzata a vendere le proprie produzioni, ma dovrebbe essere prima di tutto un luogo in cui la musica nasce, cresce e si affaccia all’esterno. Un cantiere dove le idee si concretizzano e diventano veri e propri dischi.

Stefano Risso: Le vendite in calo chiaramente non hanno connessione con la sempre maggiore esigenza di pubblicare e fermare su supporto la grande creatività musicale che stiamo vivendo in questo momento. In particolar modo penso che siamo immersi in un forte periodo di crisi, sia dal punto di vista economico che per quanto riguarda il supporto istituzionale agli artisti, ma proprio come nei periodi di grande crisi, osservo un evidente fermento artistico musicale e non. L’idea di un’etichetta nuova e con una mirata linea guida, è essenziale per fermare e raccogliere questo gran fermento. Di fatto pubblichiamo dischi ma a seconda delle esigenze dei singoli artisti abbiamo differenti modalità e differenti sono le possibilità di raccolta del materiale audio pubblicato. Finora abbiamo fatto CD uniti al download digitale. Per il futuro abbiamo in progetto dischi che usciranno solo in versione digitale, senza il supporto in forma di CD e stiamo valutando preventivi per la stampa su vinile.

Siete tre musicisti abituati ad esprimervi in contesti collettivi: da dove nasce l’idea di un’etichetta con l’obiettivo di pubblicare solo dischi realizzati in solitudine da unici musicisti?

Federico Marchesano
Federico Marchesano

Federico Marchesano: L’etichetta ha origine da una visione: “un musicista su un’isola deserta con un microfono pronto per registrare davanti a sé”, e si propone di documentare, quasi come se si trattasse di una indagine scientifica, il percorso interiore che un musicista compie durante la registrazione di un disco in solo.

Stefano Risso: Il “solo” è fortemente diverso dal percorso che si intraprende quando si fa musica con altri. Fino al 2002 avevo partecipato a gruppi come solo come “sidemen” e non avevo mai guidato direttamente dei gruppi. Poi ho sentito l’esigenza di dirigere, portando le mie idee e le mie composizioni, sempre disponibile ad ascoltare i consigli degli altri, ma con la consapevolezza che la decisione finale spettasse a me. Ho partecipato pure a gruppi collettivi coodiretti in cui il difficile era riuscire a trovare equilibri fra le differenti identità coinvolte, in maniera tale che si riuscissero a sentire tutte ed a riconoscerle come parte del progetto. Pian piano, siccome le due nuove esperienze mi coinvolgevano parecchio, l’essere “sidemen” è sparito. Il “solo” è stato per me un passaggio ulteriore. E’ un po’ sperimentare come e cosa riesci a fare da solo, senza avere consigli o suggerimenti dall’esterno… Un vero percorso psicologico indagatore verso il proprio inconscio. Sono assolutamente contento di averlo intrapreso e penso che non si esaurirà con Tentacoli, anche se le voci esterne mi piacciono e credo che non riuscirò a farne a meno se non per alcuni piccoli momenti del mio percorso musicale.

Numeri a parte, cosa deve avere un artista per colpirvi? Quali sono le vostre linee guida?

Federico Marchesano: Non facciamo discriminazioni di genere, ma solo di numero! Produciamo quegli artisti che ci sembrano più originali ed interessanti, che ci colpiscono e non ci lasciano indifferenti.

Stefano Risso: A mio parere fondamentalmente la grande creatività e la capacità di stupirmi. Mi fa piacere ascoltare cose che mi suonano nuove e cercare di scoprire il percorso che, registrando in solo, si è in qualche modo costretti a seguire. Nel manifesto dell’etichetta sta proprio scritto Solitunes: solo dischi in solo, non c’è alcun confine di genere, l’unico vincolo è numerico. Siamo in cinque e tutti, con gusti molto differenti, ascoltiamo tutto il materiale in maniera indipendente e poi ci confrontiamo, cercando di trovare una quadra fra opinioni diversissime.

Realizzare un album “da solista solo”: quali sono le potenzialità e quali i limiti e le difficoltà di questa operazione?

Federico Marchesano: Per ognuno è diverso, ci sono artisti che periodicamente si confrontano con il disco o lo spettacolo in “solo”, altri che impiegano una vita prima di approdare al disco in solitario. La cosa più bella ma anche più rischiosa è che si è completamente liberi di decidere ogni aspetto della produzione, a partire dalla composizione, fino ad arrivare all’esecuzione e alla registrazione della musica. Non ci sono interferenze nel processo artistico, viceversa manca il confronto con i propri compagni di gruppo, il che è spesso necessario per ottenere dei buoni risultati.

Stefano Risso: Realizzare un album in solo è fondamentalmente una grande sfida con se stessi. Ci si costringe a fermarsi, ad osservarsi e, per altri punti di vista, accettarsi. Si sente tutto il peso della responsabilità del risultato finale. In alcuni casi è un grande stimolo, ma in altri ti attanaglia la paura della responsabilità. Nel caso di Tentacoli è stato un po’ come fare il punto della situazione di quello che sono oggi, sia dal punto di vista strumentale che da quello compositivo, sotto il profilo di produttore e di quello di “elaboratore”, siccome in alcuni casi i files audio son fortemente trattati. Di 11 brani ho realizzato cinque video, occupandomi in prima persona anche della produzione e del montaggio.

Quali i vostri prossimi progetti?

Federico Marchesano: È appena uscito il nostro quarto disco, Sunset di Dario Bruna, con cui per la prima volta ci affacciamo al mondo dell’elettronica, anche se in una chiave molto originale, a partire dalla veste grafica del disco. A fine giugno saremo impegnati in una residenza artistica al Jazz It Fest di Cumiana.

Stefano Risso: Aggiungo che abbiamo in cantiere due dischi (che abbiamo commissionato) uno di solo sax e uno di solo violino. Il primo sviscera a fondo il parametro melodico ed il secondo sarà legato alla musica contemporanea. Non anticipo nomi, ma presto li troverete.