Susan’s Diary: ai player piace l’horror

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Sergio Delacruz – Susan’s Diary

E’ un gioco interattivo ma sembra di trovarsi dentro un film horror. “Susan’s Diary“, la più recente installazione di Sergio Delacruz in Second Life, nel giro di pochi giorni ha ricevuto migliaia di visitatori. Un fiore all’occhiello per le produzioni italiane nel mondo virtuale che in questi giorni vedono l’artista digitale in testa alle classifiche delle sim internazionali più frequentate.
Per partecipare al gioco e risolvere tutti gli enigmi che si trovano lungo il percorso è necessaria una certa concentrazione e i residenti del mondo virtuale sanno prendersi tutto il tempo per vivere al meglio quell’esperienza. La prima visita è infatti di perlustrazione per orientarsi, considerando le difficoltà nel ritrovarsi attorno altri giocatori contemporaneamente intenti a catturare i messaggi.
Indossando un hud si entra con l’avatar in una minuscola casa dentro un bosco e cominciando a udire suoni poco rassicuranti come urla di bambini, respiri affannosi, battito cardiaco e molto altro, si prosegue per il viaggio nel terrore.

L’itinerario si svolge nei sotterranei della casa, scavata nel terreno del “Delacruz Park“, uno dei parchi giochi più noti del mondo virtuale. Per scavare il terreno e ricavarci ambienti percorribili ci vuole una certa abilità, ma anche la capacità d’illuminare le zone che i giocatori andranno ad esplorare. Sergio Delacruz ha un ottimo istinto da direttore della fotografia e non è un caso se mentre percorriamo i corridoi degli scantinati ci viene subito in mente Stanley Kubrick.
Ricorre infatti un’inquadratura simmetrica in cui il punto di fuga prospettica è al centro di ciò che si vede. Questa simmetria ricercata ossessivamente contribuiva a creare le atmosfere inquietanti e suggestive che caratterizzano i lavori di Kubrick e Delacruz ha fatto tesoro dell’esperienza del grande regista applicandone il concetto alla sua costruzione scenica.

“La storia di Susan non l’ho pensata, l’ho creata strada facendo”, ci confida Sergio Delacruz, 34 anni, catanese. “Man mano sviluppavo gli enigmi mi venivano in mente nuovi elementi da inserire nel percorso, come un puzzle che si stava componendo con una sua logica. Non avevo mai costruito nulla sul tema horror, tuttavia la casa degli orrori segue le tematiche del parco dove molti giochi sono spaventosi. La storia di questo gioco è semplice” prosegue Sergio, “C’è una suora e una bambina gettata in un pozzo, probabilmente generata dalla suora stessa. Nella casa c’è un pozzo e se tiri la leva ci cadi dentro precipitando in fondo all’acqua della sim”.
Ed è in quel momento che senti in primo piano l’urlo della bambina e con il gorgoglio dell’acqua provi il senso dell’annegamento. In fondo al pozzo, sotto’acqua, la bambina rappresentata come una vecchia bambola galleggia roteando lentamente, sospesa a nemmeno un metro dal fondale.

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Sergio delacruz – Susan’s Diary

Ogni ambiente a cui si accede contiene elementi inquietanti. Una porta prende fuoco e il nostro avatar comincia a tossire per il fumo che si sprigiona dall’incendio. Camminando su pozze di sangue si ode lo splash della materia appiccicosa, mentre scricchiolii di porte si alternano al rumore delle catene conficcate nei muri di pietra e dei cancelli arrugginiti.

Una sala con delle vasche piene d’acqua per ripulire il sangue versato in chissà quanti altri crimini contiene una testa di maiale sgozzato abbandonata dentro un lavandino.
Il maiale vuole essere il simbolo di un uomo che fa del male a una bambina“, osserva Delacruz quando gli chiediamo se abbia giocato con simboli e metafore. “L’horror non mette il mostro in primo piano, ma crea la tensione psicologica attraverso una focalizzazione di simboli riconoscibili“.
Infatti l’horror psicologico ha come obiettivo aggredire il senso di sicurezza delle persone che stanno vivendo l’esperienza. Si crea un disagio esponendo vulnerabilità e paure universali, ci si sofferma sulle parti oscure della psiche umana. Si utilizzano l’instabilità emotiva e i disturbi mentali per creare tensione. E Sergio Delacruz ci è riuscito con efficacia.

Lungo i muri scrostati dei sotterranei notiamo molti quadri di Soutine e Modigliani.
“Erano pittori del periodo in cui ho ambientato la storia”, ci spiega Sergio. “Mi è sempre piaciuto il loro stile, erano angoscianti sia nel dipingere che nel modo di vivere. Erano chiamati infatti “artisti maledetti”. E poi i visi e i ritratti erano sempre distorti, allungati, come fossero rappresentazioni di anime più che di visi umani”.
Citazioni che non fanno mai male dentro un gioco interattivo e che stimolano la creazione di connessioni tra il “non-luogo” che stiamo percorrendo virtualmente e una realtà spesso sconosciuta ai più come, ad esempio, la stravaganza di Soutine nel tenere alcune carcasse di animali in studio per dipingere animali morti. Per l’artista il fetore era irrilevante rispetto all’importanza dell’arte e se nel mondo virtuale potessimo percepire anche gli odori in questa installazione ne verremmo invasi. Così come Sergio Delacruz è letteralmente invaso da messaggi dei visitatori destinati alla piccola “Susan” o di ammirazione per il lavoro che ha fatto.

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Sergio Delacruz – Susan’s Diary

“La gente è meravigliosa” esclama Sergio. “Ho ricevuto tanti riscontri positivi ed essi comprendono anche ragionamenti che conducono a soluzioni diverse, tanto che ho aggiunto o cambiato alcuni enigmi. Posso dire che questa esperienza è anche un esperimento comportamentale e gli utenti di tutto il mondo rispondono in maniera assai costruttiva“.

Il brand Delacruz Technologies è ben avviato dall’apertura del suo parco giochi e i riscontri economici che ne derivano sono cresciuti in maniera esponenziale, tanto da permettere a Sergio di finanziare abbondantemente la parte ludica dedicata agli utenti.
Questo è il mio secondo lavoro“, ci spiega il creator e scripter digitale. “Quando ero disoccupato era il primo, ma con l’avvento dei nuovi visori mi piacerebbe poter fare solo questo. A volte riguardo tutto quello che ho realizzato in questi anni su SL con Blender, Unity e altro ancora. Mi serve per fare il punto della situazione e osservo come tutto sia cresciuto. Fino a diventare un pezzo di me, una fonte economica, una seconda vita che è entrata a far parte inevitabilmente della prima. E ancora non ho finito”.

Susan’s Diary è percorribile anche con i visori 3D come Oculus Rift e benchè la piattaforma sia basata su un vecchio sistema che non è stato progettato per i visori l’immersione nel percorso è assai suggestiva e impressionante. Nei prossimi mondi virtuali come Sansar e High Fidelity è probabile che sentirete nuovamente parlare di Sergio Delacruz e dei suoi spettacolari giochi interattivi.