L’umanità interroga Maria: madre, donna, divinità

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Non è semplice affrontare Giovanni Testori, sia come artisti che come fruitori in quanto lettori/spettatori, ma la compagnia scheriANIMAndelli ci riesce mettendo la propria sensibilità a servizio di Interrogatorio a Maria, portato in scena all’Out Off di Milano.

«Il nuovo teatro si vuole definire, sia pur banalmente e in stile da verbale, “teatro di parola”.  La sua incompatibilità sia col teatro tradizionale sia con ogni tipo di contestazione al teatro tradizionale, è dunque contenuta in questa sua autodefinizione.  […] Venite ad assistere alle rappresentazioni del “teatro di parola” con l’idea più di ascoltare che di vedere». Abbiamo voluto citare queste parole da “Manifesto per un nuovo teatro” di Pier Paolo Pasolini (1968) perché senza dubbio Testori riuscì a mettere in pratica la proposta pasoliniana e l’approccio dell’ascolto è quello che vi suggeriamo se andate a vedere Interrogatorio a Maria. Questo testo del 1979 fa parte della “Seconda Trilogia” insieme a “Conversazione con la morte” e “Factum est” – e potete intuire il terreno d’indagine scelto dallo scrittore.

Nell’adattamento di scheriANIMAndelli non ci sono orpelli per mettere in scena il dialogo tra la Vergine e il coro sul mistero dell’Incarnazione, ma la scatola magica e i tre interpreti – Nicoletta Mandelli, Ginevra Cerri Mandelli e Paolo Scheriani (quest’ultimo anche in veste di regista) – avvolgono la platea di turno in un’aurea di mistero profondamente umana. Il coro che simboleggia l’intera umanità è rappresentato da un uomo e da una bambina di soli undici anni, che porta con sé tutta la spontaneità e la genuinità di quell’età. I tre partono bendati, quasi a voler simboleggiare come anche loro fossero – e siano – in cerca. Si muovono su un pietrisco evocando magari, in qualche modo, il paesaggio in cui si muoveva la Vergine Maria e suggerendoci anche a tratti una sensazione di terreno scivoloso proprio come nella vita. Parola foto Interrogatorio a Maria2dopo parola emergono i temi testoriani, dalla carne intesa come corpo («Il corpo entrò» è una delle domande) alla colpa e alle scelte umane. Mentre lo spettacolo si dipana, viene stimolato molto il nostro immaginario attraverso gesti semplici e parole che, appunto, diventano quasi carne, tangibili.

Una scelta rischiosa, ma che, a conti fatti, è risuonata giusta è stata quella di inserire le musiche di David Bowie, talvolta ad introdurre, talvolta ad accompagnare o a far da contrappunto alla lingua dell’autore milanese.

Cosa vuol dire esser stata scelta a diventare la madre di Gesù e di tutti noi? Chi è la Vergine Maria? Testori vuole trasmettere la sacralità che c’è dietro ciò che è accaduto, ma, al contempo, emerge l’umanità di una donna, nata anche lei da carne. Con dolcezza e sofferenza viene richiamato anche il momento della crocifissione, in un passaggio a tre e più avanti con Ginevra Cerri Mandelli che si abbandona tra le braccia della madre-donna.