Di Gennaro: “Pizzarotti? Altro che trasparenza! Per il Regio fu un concorso fantasma”

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Federico Pizzarotti con Beppe Grillo

Quel fattaccio del Teatro Regio: una classica storia all’italiana

Federico Pizzarotti con Beppe Grillo
Federico Pizzarotti con Beppe Grillo

Quel fattaccio del Teatro Regio. Federico Pizzarotti, primo cittadino di Parma in quota 5Stelle, e il suo assessore alla Cultura, Laura Ferraris, sono indagati per abuso d’ufficio; assieme a loro anche alcuni membri della Fondazione Teatro Regio di Parma. Il sindaco, inoltre, è stato sospeso dal Movimento Cinque Stelle proprio in queste ore: “Pizzarotti sospeso dal MoVimento 5 Stelle: la trasparenza è il primo dovere”, parola di Beppe Grillo che ha twittato poco fa l’estrema decisione. Una classica storia all’italiana: c’è il concorso pubblico, indetto dalla Fondazione Teatro Regio di Parma, con tanto di regolare bando – nello specifico un “Avviso di ricognizione esplorativa” in cui sono dettati, passo, passo, i punti per la partecipazione al’iter pubblico, dai requisiti generali, alla modalità di presentazione delle domande, fino alla modalità di scelta dei candidati e alle indicazioni per il trattamento economico e giuridico -, ci sono i candidati. Ad un tratto tutto cade nel vuoto e vengono nominate due persone non incluse tra i partecipanti che hanno risposto al bando: si tratta di Anna Maria Meo, alla direzione del Teatro Regio di Parma, insieme a Barbara Minghetti, in qualità di consulente per sviluppo e progetti speciali. Arriva la denuncia – per mezzo di alcuni esposti del senatore parmigiano del Pd Giorgio Pagliari –  e le proteste, infine scatta l’indagine e la sospensione dal Movimento. Nulla di nuovo sotto le stelle d’Italia, a questo punto verrebbe da dire, anche sotto le Cinque del movimento grillino.

Carmelo di Gennaro: “Noi penalizzati per aver partecipato. È il capovolgimento della logica”

0709201_diGennaroNoi trenta siamo stati penalizzati per aver partecipato al concorso. Siamo arrivati al capovolgimento logico per cui quando tu ti presenti a un concorso, paradossalmente non hai nessuna possibilità di vincere il posto. L’esserci presentati ci ha automaticamente esclusi dalla rosa dei candidati. Pazzesco”, commenta così Carmelo di Gennaro, ex-direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Madrid e ora General Manager di TopArtEspaña, uno dei sette candidati individuati dalla Commissione presieduta da Cristiano Chiarot, che abbiamo raggiunto al telefono.
Prosegue: “Il teatro Regio di Parma cercava un nuovo direttore generale e quindi pubblica, come si è soliti fare adesso, una cosiddetta manifestazione d’interesse, che secondo me è una forma giuridica di dubbia validità perché gli Enti Pubblici non dovrebbero fare manifestazioni d’interesse, bensì concorsi pubblici. In ogni caso io mi presento, assieme ad altre 29 persone, inviando il curriculum; sul bando era riportato il fatto che una commissione indipendente avrebbe valutato i vari curricula, chiamando successivamente i prescelti a presentare un progetto che il CdA avrebbe valutato per la scelta definitiva del Direttore Generale. Cristiano Chiarot – un esperto unanimemente riconosciuto, Sovrintendente di un grande teatro come la Fenice , assieme ad altre due persone addette, stila una lista di sette nomi, tra cui c’è anche il mio. Da quel momento comincia una strana, lunga attesa. Non veniamo convocati da nessuno, nessuno ci chiede questo benedetto progetto fino a che a Gennaio, dopo diversi mesi, riceviamo una lettera in cui veniva specificato che la manifestazione d’interessa era andata, in qualche modo, deserta, facendo cadere il tutto in baratro di mistero. Dopo una settimana veniamo a sapere dai giornali che era stata nominata una persona, assieme a una consulente, molto brava, ma la cui figura non era prevista in questo bando di concorso. Nessuna delle due – Anna Maria Meo e Barbara Minghetti ndr – si era presentata a questo concorso”.

Il botta e risposta tra lo staff di Beppe Grillo e il sindaco Federico Pizzarotti
Il botta e risposta tra lo staff di Beppe Grillo e il sindaco Federico Pizzarotti

Il mistero s’infittisce mentre l’indagine, ad opera della Guardia di Finanza, coordinata dalla procura di Parma, prosegue. Gli inquirenti cercano di capire se ci siano state o meno presunte interferenze nella procedura di “ricognizione esplorativa” atta a ricercare, per l’appunto, una nuova direzione per il Regio dopo le dimissioni della vecchia amministrazione, nel 2014.

La difesa di Pizzarotti e l’articolo 11 del bando

Pizzarotti, intanto, si difende. “Sul quotidiano locale è uscita la notizia di una indagine nei miei confronti, e da lì su tutti i giornali nazionali. Era già emerso ci fossero indagini in corso, rispetto alla notizia di mesi fa che qui sotto vi riporto. Sono tranquillo, perché è un atto dovuto a seguito degli esposti del Partito Democratico. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la Procura avremo il consueto atteggiamento collaborativo. Dico sin d’ora che non entrerò nella polemica politica dei botta e risposta, non utile a chiarire ma solo a confondere i cittadini e allontanarli dalla politica. Andiamo avanti, il mio impegno continua senza esitazione”. Dalla sua anche Marco Bosi, capogruppo del M5s a Parma: “Siamo sereni e rispettiamo il lavoro della magistratura”. “Il consigliere – come riporta il Fatto -, ha ricordato che la selezione non vincolava l’amministrazione alla nomina tra i partecipanti al bando”. Il salvifico riferimento sarebbe contenuto nell’articolo 11 dell’avviso pubblico in cui si legge chiaramente: “La ricognizione esplorativa di cui al presente avviso non vincola in alcun modo la Fondazione a procedere o meno all’affidamento dell’incarico”.

Trasparenza, onestà e le contraddizioni in termini politici.

Per Carmelo Di Gennaro, però, il problema è anche politico: “Il problema permane anche dal punto di vista politico. Un’amministrazione che predica la trasparenza, il filo diretto con i cittadini, l’onestà, che dice a gran voce di voler rinunciare ai teatrini della vecchia politica e annuncia, urbi et orbi, che per il caso del Regio di Parma anziché procedere con una nomina diretta, cosa che la legge gli permette di fare, decide di fare un concorso, poi non può improvvisamente smontare tutto, cambiare tutto, mandare tutto al macero in questo modo. Potevano nominare chi volevano loro senza montare un teatrino, senza scomodare trenta persone. Perché infilarsi in un vicolo cieco simile da soli? La legge ti permette di nominare direttamente, poi, ovvio, bisogna rispondere in sede politica dei risultati”

Quarto, Livorno e Parma. Caos sotto le (cinque) stelle

Filippo Nogarin, sindaco di Livorno del Movimento 5 Stelle
Filippo Nogarin, sindaco di Livorno del Movimento 5 Stelle

La questione morale esiste ed i suoi effetti possono essere anche subiti. “O-nes-tà, o-nes-tà”. Ricordate? Ricordate il funerale di Gianroberto Casaleggio e quelle grida chiare, miste allo smarrimento, in quel giorno triste, alle lacrime di Alessandro Di Battista. Quella parola, un concetto fondante, una missione, il fine, più che semplice vocabolo per gli uomini del 5stelle, cozza fortemente con un’altra: indagine. Esse non dovrebbero neanche sfiorarsi nei meandri del nuovo modo di fare politica, o meglio ancora, antipolitica postulato dal Movimento 5Stelle. Quarto – con il caso di Rosa Capuozzo -, Livorno – pochi giorni fa con quello del sindaco pentastellato Filippo Nogarin, raggiunto da un avviso di garanzia per concorso in bancarotta fraudolenta – e ora Parma. Pizzarotti fuori, Nogarin, ancora dentro. Due pesi e due misure? E poi democrazia a 5stelle: Pizzarotti sospeso con una mail anonima. C’è caos sotto le stelle.