Non solo moda, Expò, arte. Milano è in gabbia

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Milano non è solo “in”, ma anche, molto spesso, “in the cage”. Perché nella capitale della moda, dell’Expo, nella città più moderna d’Italia, s’intrecciano storie di vita inenarrabili, brutte, crude e violente, come ciò che avviene all’interno della gabbia dell’MMA (Mixed Martial Arts). Combattimenti sportivi estremi, in una gabbia di forma ottagonale, senza regole, dentro gli otto bastioni di Milano. Da questo universo prende vita Milano in the cage del regista e produttore Fabio Bastianello, presentato ieri, 12 maggio, al 69° Festival di Cannes come opera italiana all’interno dell’Italian Pavilion dell’istituto Luce – Cinecitta’.

L’idea progettuale di Bastianello, regista e produttore di film su fenomeni sociali ancora poco trattati (come il premiato lungometraggio “Secondo Tempo”, sul fenomeno della violenza negli stadi e sul mondo ultras), è stata quella di realizzare un film per il cinema che rappresenti in tutta la sua vera durezza la vita sociale nei bassifondi di Milano e lo spirito della preparazione ai combattimenti più violenti del mondo marziale e della disciplina MMA (Mix Martial Arts). L’intento è quello di ritrarre la vita da strada fatta di risse, scontri e disagi sociali di una Milano mai raccontata prima. La gabbia ottagonale, come le otto porte di Milano, diventa il punto di partenza di questo viaggio nella realtà sub-urbana della metropoli meneghina, attraverso gli occhi del protagonista. Un uomo che nella sua vita ha fatto di tutto. Esperto di Arti Marziali, combattente di boxe Thailandese per poi fare la guardia del corpo ed il Buttafuori. Molte le scelte sbagliate e molti compromessi ai quali è dovuto scendere. Ancora una volta lo sport tende una mano a chi viene dalla strada, dandogli una seconda occasione. Occasione che saprà cogliere fino a maturare, riscattandosi da quel mondo che fino a ieri era la sua casa. Il finale del film sarà un incontro realmente combattuto. Entra in gabbia, nessun copione, un solo verdetto, un solo finale. 

L’opera vuol essere l’elemento metaforico e concettuale per rappresentare l’espressione di questo malessere sociale vissuto quotidianamente nelle zone che non hanno niente a che fare con il volto patinato della città. Il progetto è in collaborazione con la federazione internazionale di sport da combattimento WTKA e con la Born to Fight di Claudio Alberton, Boris Viale e Gabriele Vinciguerra (organizzatori e precursori dell’evento più importante d’Italia di Mixed Martial Arts Pro: il “Milano in The Cage”, dal quale il film prende il suo nome).