Piterà tra Rinascimento e futuro, tra realtà e irrealtà

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Tra alchimica, misticismo ed erotismo, ma anche tra simbolico ed ignoto. Tra elefanti e statue, sinuosi nudi femminili e treni in viaggio fuori dalla tela; tra colori primari accesi e geometrie fantastiche, fiero omaggio a Dalì e De Chirico – nei richiami metafisici, criptici, come in Confine di Potere, del 1989 -, Caravaggio e i padri dell’armonia pittorica rinascimentale – con giochi di luce ed ombre intensi, in Compianto di Cristo o ne Il Pettirosso, dichiarato omaggio a Michelangelo Merisi -. Ecco dove troverai Carlo Piterà, tra ieri e il futuro. Sua è la colpa di tanto fascino espresso in opere grandi, maestose (come Atelier 5, un olio su tavola di 150×253 cm o come nei Tarocchi, serie di 78 tavole da 100×175 cm). Contaminazioni che portano il pittore calabrese ad un Surrealismo pieno, a cavallo tra la ricerca dei significati nel reale e l’espressione onirica, adeguata ad un’esplorazione più profonda degli uomini. Catanzarese d’origine, Piterà cresce in Liguria dove nutre l’anima formandosi nelle pinacoteche genovesi, deliziandosi di classicità. “Padrone assoluto dell’irrealtà nella realtà”, così come definito dal critico Vitaliano Rocchiero, egli volteggia sulla realtà nutrendosene dei resti