Da Platone a Benvenuto Cellini, fino al Graal giocando a Ping Pong

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Già il titolo del libro di Guido Mina di Sospiro incuriosisce fortemente: La Metafisica del Ping Pong (Ponte alle Grazie, pp.240, Euro 16,80).

Un percorso, una “ventura iniziatica”. Un cammino metafisico che va da i Ching all’Europa e viceversa, dove colui che compie la Queste cerca un tipo di Graal che è non la vittoria sui tavoli da gioco, ma la Conoscenza del Gioco stesso ovvero giungere ai Principi Primi che governano la Realtà. Il Ping Pong è, secondo l’Autore, un’”iniziazione sciamanica”, dunque in un certo senso “di mestiere”, così come avveniva, per i pittori nel XV e nel XVI secolo e prima d’allora, come per i Trovatori e per i Cavalieri.

Ma ogni “iniziato” ha necessità di un vero Maestro, non uno dei tanti ciarlatani new age che infestano il pianeta. Poi oltre al Maestro vi è la cerca dell’”arma sacra”, in questo caso della “racchetta perfetta” dotata d’anima e personalità propria. Così tra il racconto d’una partita e un altro, Mina di Sospiro ci conduce lungo le pieghe della metafisica da Platone ad altri speculatori dell’intelletto fino a ritrovarci in compagnia di Benvenuto Cellini in un libro poliedrico, con più livelli di lettura, ma anche un delizioso divertissement comprensibile anche per chi non ha mai giocato, da meditare per tutti coloro che sfoggiano sonanti terminologie “esoteriche” dedicandosi al proprio ipertrofico ego, nel loro ashram. Dunque se proprio non si è portati per l’Avventura cavalleresca, sì provi a giocare a tennistavolo, magari il Graal si può trovare anche così.