Per 50 centesimi si ammazza la letteratura

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In tasca, ce li avete in tasca. Cinquanta centesimi. Pensate voi, ignari di tutto, che una cifra così modesta e dal tono anglosassone possa “salvare la cultura” in qualche modo, da qualche parte d’Italia? Magari la letteratura, e che letteratura? Di primo acchitto, sembrerebbe la reclame impegnata di McDonald’s che rifilandoti il panino si sciacqua la coscienza in Arno e si fa vedere impegnata non solo nel servirti un pappone indigesto: “Se ordini un Big Mac, con cinquanta centesimi in più salvi una torre medievale”. Non è così, anche se la situazione a cui ci riferiamo ha lo stesso tono imbarazzante ed ironico. Purtroppo c’è poco da ridere. 
Sicilia. La sincera, la maltrattata, la sempre ispirata Trinacria. Villa Piccolo a Capo d’Orlando chiude. Per colpa di cinquanta centesimi. “La casa che fu di Lucio, Casimiro e Agata Giovanna Piccolo di Calanovella”, e ancora, “il luogo dove Giuseppe Tomasi di Lampedusa scrisse il Gattopardo”. Ecco, forse con le parole di Pietrangelo Buttafuoco, uno che la buttanissima Sicilia l’adora così tanto che s’incazza quando fa la sciocchina, quando si trascura davanti allo specchio del tempo, è più chiaro di cosa stiamo parlando.

Chiude Villa Piccolo a Capo d’Orlando. Come se si riempisse di rovi e preservativi usati tutt’intorno la torre di Pirandello a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo – luogo dove soggiornò più volte con la famiglia ed in cui ambientò anche due tra le sue più celebri novelle Rondone e Rondinella e Tomassino ed il filo d’erba –; come se chiudesse Casa Manzoni a Milano o Casa Goethe a Roma. Un checkpoint culturale, un avamposto letterario. Una torre d’italianità. Un luogo di continuità, casa comune.
Possibile pensare alla chiusura? A questo punto sì, in questa Italia di legno, sì. La Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, che gestisce la Villa, era in attesa di 180 mila euro dalla Regione. Fondi bloccati. “Tutto nasce dalla mostra sugli acquerelli di Casimiro Piccolo che la Fondazione ha organizzato al Teatro Antico di Taormina da aprile a novembre: un accordo con la Regione prevedeva che una parte degli introiti andassero alla gestione della villa – come riporta blogtaormina.it -. E qui sorge l’inghippo: i conteggi effettuati dalla Fondazione fissano in 180 mila euro l’importo, ma alla Regione i conti non tornano: la differenza è, si badi bene, di 50 centesimi a favore della Fondazione”.
La Regione siciliana non ha erogato gli spettanti fondi – giusto per una discrepanza di soli 50 centesimi – e, come al solito, non gliene fotte niente a nessuno”, scrive oggi Buttafuoco sul Foglio.
Forse è vero, della Cuttura, dell’atte, del patrimognio, non gliene fotte niente a nessuno davvero. Figuriamoci allo Stato, che già nel suo Essere contiene una condizione passata, il senso di qualcosa che non c’è più: nell’Italia dei 51 siti Unesco nella Lista del Patrimonio dell’Umanità, dei bonus cultura del “governissimo” per i nuovi 18enni, al motto di libro e maggiorenni, governeremo per ventanni, la stessa in cui si destina solo l’1,4% del PIL alla cultura piazzando così il nostro Paese penultimo in Europa (penultimo!), ed in cui ricaviamo dall’industria turistica meno della Germania, della Gran Bretagna o del Messico (sì, signores, el Mexico), non viene certo alla mente un sinonimo di florido.

Parte la contromossa. “LANCIAMO LE MONETINE A CROCETTA (per posta o bonifico bancario)
#‎STRACATANIA ‪#‎STRASICILIA Ottavio Cappellani e Pietrangelo Buttafuoco invitano i siciliani a spedire 50 centesimi di euro a Rosario Crocetta. La cifra è la differenza tra il conteggio della regione e il conteggio dell’amministrazione di Villa Piccolo che sta causando la chiusura di quest’ultima”. A sferrare la sacrosanta crociata in terra sicula, dal sapore anni ’90 con un vago sentore di Hotel Raphael, è Ottavio Cappellani – uno non nuovo alla tutela delle bellezze della sua terra. Uno che s’incazzò non poco, ad esempio, quando il bitume ricoprì la pavimentazione antistante l’ingresso della Cattedrale di Catania – dal suo profilo Feisbuc.

“La burocrazia contro la poesia”, commenta lo scrittore.

L’energico duo – ce ne fosse come loro in questa decadente landa di lobotomizzati in fila per il pollo fritto – rafforza la strada intrapresa nella ricerca di “antidoti al provincialismo” con Stracatania, incontro della serie “dritto per dritto” andato in scena il 15 aprile scorso, nato con l’intenzione di “risvegliare una città intorpidita e immalinconita dalla disastrosa amministrazione del sindaco Enzo Bianco, ma anche di dare una scossa alla Sicilia affossata dall’ignavia della giunta Crocetta”, come puntualizza magnificamente Il Secolo d’Italia.

Italiano, l’appello è (anche) per te. Non esiste braccio troppo corto per lanciare cinquanta centesimi. Prendi bene la rincorsa, punta la Sicilia e…corri a fare un bonifico. Perfetta sinergia tra pubblico e privato.

Cappellani e Buttafuoco: gentili eroi d’altri tempi. Elegante (e necessaria) ribellione alla svogliatezza, alla trascuratezza, al “non potevo proprio immaginare” d’italica fattura.