Cervelli che fuggono, teste che tornano (dal Belgio)

0
74

In tempi di statue coperte, vale la pena ricordarlo ogni volta, dell’Atleta Vittorioso di Lisippo che rimane a prendere il sole a Los Angeles, precisamente al Getty Museum di Malibù, ma forse è meglio così (leggere per credere) e di emendamenti che, tra il lusco e il brusco, tra Mibact e alcuni deputati, faciliterebbero la svendita oltralpe di tanti nostri preziosi beni (anche qui, leggere per credere), una stilla d’amor patrio arriva dal Belgio piombando direttamente nel cuore d’Italì, nel centro, a Nepi, in provincia di Viterbo, meravigliosa terra di Tuscia. Il fattaccio che segue inizia negli anni ’70 quando dalla maestosa cittadina laziale, come ricorda anche l’ANSA, viene trafugata la testa marmorea dell’Imperatore Ottaviano Augusto – una delle prime rappresentazioni di Ottaviano (68 a.C.), il futuro imperatore Augusto (27 a.C. – 14 d.C.). Il giovane Ottaviano è togato e con la testa coperta, ritratto sia come sacerdote (pontifex) che come uomo pio -.

Da quel momento il lungo viaggio: prima in Svizzera, in una collezione privata, poi, nel 1975, in Belgio, dove trova posto nella “Galleria dei Ritratti” del Museo, di fronte a un ritratto di Livia e di lato a quello di Druso, come ricorda anche il quotidiano locale La Fune.

Solo di recente la scoperta, avvenuta per mezzo di un confronto fotografico risalente agli anni ’70 in cui, in bella vista, traspariva la statua di un togato acefalo, basamento originale della testa mancante. La trattativa diplomatica, a quel punto, è partita; quell’antica testa andava portata in salvo, un po’ come nella reclame dell’Amaro Montenegro. “Il museo di Bruxelles ha dato subito la sua disponibilità alla restituzione – racconta Pietro Soldatelli, primo cittadino di Nepi, all’Ansa – e lo stesso re del Belgio ha dato il via libera all’operazione di rientro”.

Non tutti i beni (culturali) vengono per nuocere, in un’Italia in cui, come abbiamo ricordato di recente, il patrimonio nazionale sembra essere un peso più che un’opportunità, dati alla mano, in cui Pompei, per salvaguardarla, sarebbe meglio risotterrarla, preservandola ai tempi e al menefreghismo degli uomini. L’Italia, quella dei 51 siti Unesco inseriti nella Lista del Patrimonio dell’Umanità, la stessa in cui si destina solo l’1,4% del PIL alla cultura piazzando così il nostro Paese penultimo in Europa, ed in cui si ricava dall’industria turistica meno della Germania o della Gran Bretagna sia in termini di occupati sia di soldi, piazzandoci ottavi dietro a Germania, Giappone, Regno Unito, Francia e Messico (sì, anche al Messico) per contributo del turismo puro al Pil (76,3%).

Finalmente un lieve lieto fine.