L’immaginazione non basta: Nobody Knows, esaltazione della materia

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«E invece no, nessuno sa», cantava Cesare Cremonini -e scusate se ho citato proprio lui.  Nessuno sa cosa si nasconde dietro le apparenze -dietro quelle di un’opera d’arte, poi, spesso e volentieri nessuno sa: i più tra noi si fermano alla superficie, ma a volte è proprio da lì che si palesa l’“anima” che tiene in piedi il lavoro (leggi, con sguardo materialista: il materiale). Perché, come diceva il filosofo Dino Formaggio (e qui eleviamo il tenore delle citazioni colte), «l’atto artistico comincia da una sapiente esplorazione delle possibilità del materiale» (“L’arte, il lavoro, le tecniche”, nell’ahimè lontano 1978). E se lo diceva lui.

Renato Calaj, unititled, 110 x 74 cm , smalto all'acqua , vernice , tempera acrilica , olio su tela
Renato Calaj, unititled, 110 x 74 cm , smalto all’acqua , vernice , tempera acrilica , olio su tela

L’immaginazione, dunque, incredibile risorsa creativa di quella speciale fauna umana che chiamiamo artisti, è azione creatrice solo se si traduce nel “fare”. E infatti lo sanno tutti, ma proprio tutti, che la parola “arte” deriva dal greco τέχνη, téchne, cioè “saper fare”. Bon, il materiale non scompare ma anzi è intrinseco all’opera d’arte: ne sa qualcosa chi in questi giorni ha visitato la mostra Nobody Knows da Amy-d Arte Spazio a Milangeles (chiude il 7 aprile ma tranquilli, le opere da quel dì non spariscono dalla galleria), collettiva di tre artisti di primissima mano (Francesco De Prezzo, Renato Calaj e Samantha Brunellise, età media 22 anni) dinanzi ai quali splende il sol dell’avvenire.

Tratto comune dei magnificent three è l’uso di una speciale tipologia di materiale per mezzo del quale percepire il sensibile, il simulacro, l’ eidolon greco, la fantomatica immagine insomma che la storia delle idee ha bistrattato o magnificato, a seconda che fosse intesa come vuoto simulacro (Plato dixit) o come luminosa oggettivazione di un’idea (Schopenhauer, ma so di esser brutale). Amy-d Arte Spazio promuove da tempo una ricerca artistica basata sull’uso delle nanotecnologie (grafene, aerogel, pitture termiche), creando un circolo magico e sinergico fra sponsorizzazione  tecnica, realizzazione del prodotto artistico e sua diretta acquisizione. Risultato: il mecenatismo lo fa il mondo delle attività produttive.

Francesco De Prezzo, Null Drapp, 140x100 cm, olio grafite smalto all'acqua , china cemento su tela
Francesco De Prezzo, Null Drapp, 140×100 cm, olio grafite smalto all’acqua , china cemento su tela

Per Nobody Knows, mostra intrinsecamente connessa all’uso di materiali atossici (opzione ecologicamente embedded senza se e senza ma), prodotta e curata da Anna D’Ambrosio con testo critico di Rosella Ghezzi, Francesco De Prezzo, Renato Calaj e Samantha Brunellise hanno utilizzato tre tipi di materiale, smalti all’acqua, pitture termiche e cementi nanotech messi a disposizione da altrettanti sponsor tecnici (Fedua Cosmetics, AMA Group , Gonzini e Caparol), con cui hanno in certo senso fatto un’opera di iconoclastia post/postmoderna, eliminando il simulacro di cui sopra: vuoi nascondendolo (Francesco De Prezzo), vuoi distruggendolo (Renato Calaj), vuoi mascherandolo  (Samantha Brunellise), il tutto nel nome della monocromia di materiali pittorici che strato a strato vanno a definire un film pittorico di ultima generazione . I loro prezzi? Range fra 2.600 e 600 € per un’opera di De Prezzo, 980 e 400 per Calaj, 700 e 300 per Brunellise.