Taormina crolla e il Comune che fa?

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Ph. taorminainforma.it

Avevo 8 anni e, forse, diventai frocio a Taormina proprio a quell’età. Se, come dicono tutti, sono gli omosessuali “ad avere uno spirito artistico più sviluppato”. Già, arrivai, non ancora adolescente,  nella cittadina amata da Wilhelm von Gloeden (l’aristocratico fotografo che ne immortalò bellezze naturali e meravigliosi novelli kouroi caravaggeschi) e caddi folgorato dalla bellezza di quelle sue affascinanti e poetiche terrazze sul mare. La vista dell’azzurro senza linea fra cielo e Terra, le piante secolari, la cura, l’ordine, mi incantarono così tanto che, tornato a casa, ne parlai alle mie sorelle come se avessi visitato il giardino di un castello delle fiabe.

Lo era, il Parco Giovanni Colonna Duca di Cesarò, una sorta di giardino fatato, e, anni addietro, a conferma di quella mia fanciullesca sensazione, fu anche definito il giardino più bello d’Italia.

Non lo è più. Forse. O è solo un ammalato disperato, che aspetta le cure amorevoli della propria amministrazione comunale, la quale, però, sembra ne abbisogni anch’essa. E se ne fotte. E ci rimetto un forse. E passo al racconto della favola triste.

Un brutto giorno dello scorso settembre, una parte del parco più bello d’Italia, e, precisamente, l’ala che si affaccia su Villagonia, franò. Il meraviglioso belvedere venne tosto transennato e chiuso alle visite per un corposo tratto. Tutti, cittadini, turisti, visitatori,  si aspettavano che il Comune intervenisse celermente. E, invece, campa cavallo. Ed  è  così che, nei giorni scorsi, qualche attento osservatore si è accorto che anche una delle torrette del Parco, da tempo fatiscente e pericolante, ha mostrato cenni di cedimento. In presenza, peraltro, dell’assessora al verde pubblico…

Ph. taorminainforma.it
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Mi chiedo e ci chiediamo perché non vengano utilizzati, almeno in parte, i fondi che il Comune incamera, giorno dopo giorno, con la tassa di soggiorno, visto che la paghiamo tutti proprio perché Taormina possa continuare ad offrirci le sue bellezze senza che la cura pesi solo sull’amministrazione pubblica. Mi chiedo e ci chiediamo se, per colpa della miopia politica degli amministratori, siamo in procinto di perdere un’altra perla del nostro già malmesso patrimonio artistico e culturale.

Italia, Italia, spalanchi le porte alla volgarità e al pericolo e inabissi il tuo passato e la tua storia. Ahi, serva Italia, di dolore ostello…

2 Commenti

  1. Finchè le norme saranno tali la tassa di soggiorno verrà spesa per favorire i residenti e non per incrementare il turismo. Il non residente non vota e quindi è solo un pollo da spennare per i nostri comuni turistici. Questi sono i frutti della autonomia, alla barba dellademocrazia

  2. Penso di poter affermare con certezza MATEMATICA che il male di cui soffrono i meravigliosi giardini di Taormina, piu’ o meno, e’ lo stesso male che sta distruggendo le bellezze artistiche e non di questo disgraziato paese. L’aggravante e’ che siamo in Sicilia !!! Quindi e’ davvero facilissimo sapere dove finiscono i proventi della tassa di soggiorno (e non solo): se qualcuno si prende la briga di contare il numero di dipendenti addetti alla cura di quei giardini nonche’ degli impiegati e funzionari facenti capo ai lavori pubblici o alla soprintrendenza competente … o comunque tutti gli sciacquini che ronzano attorno a quelle bellezze … e “ALLA LORO PROTEZIONE E CURA” vi accorgerete – al termine di una conta biblica – che i quattrini finiscono TUTTI nelle loro tasche !!!! Ma, ripeto, niente paura: questa malattia ha contagiato tutte le pubbliche amministrazioni italiane. Ultima considerazione: siccome pare che gli enti pubblici nel paese di pulcinella SIANO TROPPO POCHI, si e’ costituita pure una associazione che si oppone ALL’ ACCORPAMENTO DEI COMUNI , primo microscopico passo, per almeno, dare una microscopica limatina agli sperperi che i comuni medesimi (fra i tanti enti pubblici contagiati) continuano a perpetrare a spese dei cittadini !!!!

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