Dopo questo libro brucerete il vostro armadio

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Comprate questo libro a vostro rischio e pericolo. Dopo averlo letto, butterete tutte le cravatte parcheggiate dal 1985 nel vostro modesto armadio, inorridirete, dopo aver speso quei 13 euro, all’invito di vostra cugina al suo matrimonio. Vi vergognerete di quel paio di bretelle rosse, in tinta unita, comprate per il Natale del ’78.

Arriva un bel trattatello sul gusto e sull’eleganza, sui suoi eccessi e sulle figure che ne popolano i meandri. Andrete in crisi, ridendo, ad ante spalancate, chiedendovi se anche  voi, con la giacca giallo Titty, la camicia bianca e la pochette rossa, sareste “La grande bellezza”, ad immagine e somiglianza del Jep Gambardella di Tony Servillo.
Signori si nasce e io lo nacqui, diceva il Principe. Ma l’aria da gran signore è innata o si accatta, come tutto oggi, infelicità compresa? Sfatiamolo subito e di gran carriera il luogo comune: “Il gagà è un bugiardo”. Di chi è questo meraviglioso flusso di verità? Di Massimiliano Mocchia di Coggiola, sapientemente interpellato su TeleDurruti dal mito Fulvio Abbate, uno che rende la realtà più affascinante di quella che già è, noiosa, vanesia e brutale, .
“Il Gagà è un bugiardo”, è un coatto, “è una sottomarca del dandy”, aggiunge Abbate, “ma più simpatico del dandy”, rincalza il conte dandy, critico d’arte, poeta, artista, portatore di sano baffo sfinato, Mocchia di Coggiola.
A Renzi il risvoltinato o al Grillino in aula, alla Camera, con la cravatta allacciata lenta e la camicia spantalonata, prenderà sicuramente un colpo quando verranno a sapere che in libreria sta per uscire “Il gagà. Saggio sull’abuso dell’eleganza” (Giubilei Regnani, Euro 13)

Chi è il gagà? Cosa fa il gagà? Tutti ne parlano, tutti ne hanno visto almeno uno. C’è chi ha uno zio celibe e sempre troppo elegante che in famiglia tutti chiamano gagà, o c’è chi si ricorda del nonno, sposatosi ben sei volte, con la sua tremenda collezione di cravatte dipinte a mano. Il gagà è sempre stato un personaggio nostrano: da Milano a Palermo, passando per Roma e, soprattutto, per Napoli, ha divertito o infastidito generazioni di italiani coi suoi baffetti a punta, l’aria blasé, il monocolo, la giacchetta corta e le ghette dai colori improbabili. Questo saggio si propone di tracciare una storia del gagà, ingiustamente dimenticato da troppo tempo: si parlerà di proto-gagà alla corte di Versailles, di gagà contro i dandy dell’Inghilterra vittoriana, di gagà futuristi, e di gagà un po’ fascisti.

Regalatelo. Per fare dono di un qualsiasi manuale di sopravvivenza ai tempi c’è sempre tempo, non bisogna aspettare il Santo Natale. Regalatelo, è Pasqua, suscitate, subito, sensi di colpa a quel vostro zio che sta scegliendo con qualche abito d’alta cerimonia provinciale andare alla messa di Pasqua.

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