Il concerto scientifico del rivoluzionario Paolo Tarizzo

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Tra gli artisti italiani “che nessuno vi racconta”, ne abbiamo scovato uno che ha fatto della rivoluzione tradizionalista – o della tradizione rivoluzionaria, a seconda della riva di osservazione – il terreno della sua ricerca e sperimentazione.

E’ Paolo Tarizzo, un giovane ingegnere con un dottorato in Acustica Fisica, ricercatore incaricato presso l’INRiM (Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica), ma anche musicista con un diploma in Organo e composizione organistica che ha ideato una nuova forma, totalmente innovativa, di concerto. 

Nella sua ricerca si riflette appieno il suo percorso formativo: scienza e musica. Il concerto diventa una performance che non prevede più solamente la tradizionale esibizione con l’esecutore o gli esecutori di fronte al pubblico, ma congloba in sé anche la fisica e, soprattutto, le nuove tecnologie.

Per addentrarci maggiormente in questo mondo fatto di sperimentazioni, abbiamo incontrato Paolo Tarizzo che ha voluto raccontare ai lettori di OFF il suo progetto pilota di concert-opera intitolato Metamorphosis e già presentato a Tolosa e Amsterdam.

«La mia è un forma innovativa di concerto che unisce musica, letteratura, fisica e tecnologie in un clima sperimentale. Metamorphosis, ad esempio, è una performance per organo, soprano, video e suono elaborato elettronicamente dove musica, tecnologia e scienza si fondono: le onde sonore si trasformano in fenomeni luminosi, rendendo sottile il confine tra l’arte e la scienza. Ho selezionato brani di Hindemith e di Haendel: i differenti linguaggi dei due compositori, distanti tre secoli tra loro, sono figli del tempo storico ed Haendel nel contesto del concerto, rappresenta la tradizione, mentre Hindemith la contemporaneità».

Sono due – a parere di chi scrive – le trovate davvero rivoluzionarie di Tarizzo: la voce umana campionata e la sonoluminescenza.

La prima invenzione, futuristica, è una biforcazione del canto vocale: la pura linea melodica eseguita live, da un lato, cui fa da tappeto uno stralunante accompagnamento composto da sovrapposizioni armoniche della voce stessa precedentemente campionata in camere riverberanti, dall’altro. Un effetto avanguardistico, che quasi ricorda le ardite armonie di Ligeti, in cui il risultato è un irreale canto di sirene.

E poi, i fenomeni di sonoluminescenza su schermo, ovvero, ci spiega Tarizzo, «la trasformazione attraverso processi fisico-naturali delle onde sonore (energia sonora) in luce, riprodotta presso i laboratori di acustica fisica dell’INRiM di Torino».

Per la realizzazione di questa performance fisico-musicale, Tarizzo e un team di organari hanno anche realizzato una consolle midi di tre tastiere e pedaliera appositamente costruita per ottenere il tocco più simile a quello della consolle dell’organo tradizionale e collegata ad un computer corredato di un software specifico per riprodurre fedelmente il suono emesso dalle canne di un organo.

Si dice spesso, magari retoricamente, di guardare al futuro volgendosi al passato. La musica lo fa, l’ha fatto con le avanguardie del tardo Ottocento e Novecento, ma lo può fare anche con la sua componente materiale: il suono e la sua produzione. Uno strumento tradizionale come un organo, un pianoforte, una tromba, o addirittura la stessa voce umana, può essere letteralmente trasfigurato attraverso le nuove tecnologie e la fisica acustica, pur rimanendo sé stesso, e produrre una musica nuova. Un nuovo futurismo? Nella sperimentazione, sicuramente sì.