Altro che i libri di oggi. Si ristampino i classici

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Gli editori pubblicano troppo, troppi libri esteticamente irrilevanti. Se lo dico io sono solo un buffone, ma lo ha detto anche Alfonso Berardinelli, interpellato domenica scorsa da questo giornale, perciò è patente verità. In effetti, editorialmente è il caos. La Nave di Teseo, con atto più necrofilo che colto, esordisce in libreria con la morte di Umberto Eco (7 libri), punta tutto su Viola Di Grado, famosa per essere la più giovane finalista allo Strega, una specie di Isabella Santacroce in vitro. Non troppo dissimile, tuttavia, da Antonio Moresco, che dopo le 1014 pagine de Gli increati stampate l’anno scorso (ma non era l’opera ultima e definitiva?), ci dice che questo è davvero L’addio attraverso l’editore Giunti. Mentre tutti per salutarsi dicono ciao, lui scrive un romanzo, l’ennesimo. Disorientato dal frastuono editoriale, perciò, mi accuccio sotto il letto, con i fiammiferi tra le orecchie. Leggo, anzi, rileggo. Le Antimemorie di André Malraux, I miei padri di Allen Tate, I passi perduti di Alejo Carpentieri, Esilio di Saint-John Perse, perfino Cittadella di Saint-Exupéry. Tutti classici del Novecento. Fuori catalogo. I nostri editori, troppo presi a recensire il presente, non stampano più i giganti. Altrimenti i loro ambiziosi autori si offendono.