Nello Salza da Oscar: “La tromba in The Hateful Eight? La mia”

2
99

Anche io ero OFF al telefono con Nello Salza…

4 Ottobre 2015. Squilla il telefono. “A Nè domani devo registrà tre temi col trombino, come te lo devo scrive?” – “Lo chiedi a me?” –  “E certo! Lo devi sonà tu mica io”. Da un capo del telefono il genio della composizione in tutta la sua divina naturalezza, Ennio Morricone, dall’altro la maestria dell’esecuzione: Nello Salza, l’uomo che ha trasformato in musica le note di “La lettera di Lincoln”, brano della soundtrack del film che ha fatto aggiudicare l’Oscar al Maestro Morricone per la miglior colonna sonora tratta dall’ultimo capolavoro di Quentin Tarantino, The Hateful Eight. 52 anni, riservato e cordiale, umile. Uno dei più grandi trombettisti italiani legato da oltre trent’anni ad Ennio Morricone, che però non è il suo unico amore. Con la tromba, un colpo di fulmine a sei anni. Partito dalla gavetta, sin dai tempi della Banda, è arrivato ad essere definito “la tromba del cinema italiano”. Ha suonato con Nicola Piovani, Armando Trovajoli e Luis Bacalov. Lo avrete già sentito in “La vita è bella”, “Nuovo cinema paradiso”, “La leggenda del pianista sull’oceano” e tanti altri capolavori del grande schermo. Interprete di oltre 400 colonne sonore, diplomato a Roma al conservatorio di Santa Cecilia, ha una cattedra di tromba, ormai da qualche anno, al Giuseppe Martucci di Salerno, città in cui vive con la famiglia. Un iter musicale incredibile che lo ha portato ad essere, tra gli altri, nel tempo, prima tromba del teatro San Carlo di Napoli e del teatro dell’Opera di Roma.

L’Oscar di Ennio Morricone è un po’ anche suo…

Come nasce il tuo amore per la musica, per la tromba?

L’amore per la tromba nasce proprio grazie ad Ennio Morricone, con cui collaboro da oltre trent’anni e che ascolto fin da quando ero una bambino. Sono nato nel ‘63 ho iniziato a suonare a 6 anni, nel ‘69/’70. Lui è stato il primo compositore a lasciare una traccia importante, nelle composizioni per i film, anche nei famosi 75 giri, che all’epoca duravano anche tre, quattro stagioni. Non è come oggi, prima era tutto molto più lento. A casa mia si sentiva Ennio Morricone, Nini Rosso, cose di quel calibro. Il passo è stato breve: mi sono innamorato della tromba poi ho scoperto la Banda. Se non ci fosse stata la Banda, magari, non avrei neanche iniziato.

Hai eseguito brani per film immortali come “La Vita è bella”, “La leggenda del pianista sull’Oceano”, “Gli intoccabili” e “Nuovo Cinema Paradiso” e collaborato con alcuni tra i più “grandi”, – oltre ad Ennio Morricone – come Nicola Piovani, Riz Ortolani, Armando Trovajoli, Luis Bacalov. Qual è il tuo segreto, se c’è, umano e professionale?

In realtà non c’è un vero e proprio segreto. Bisogna anzitutto essere dei grandi lavoratori, chi fa l’esecutore non è un Vip. Di certo non è che arrivi e ti metti a registrare poi te ne vai. Io vengo da una scuola classica, ho fatto il Conservatorio – Santa Cecilia a Roma ndr -, sono stato prima tromba in diverse orchestre, come al San Carlo di Napoli, all’Accademia di Santa Cecilia, al teatro dell’Opera di Roma per ultimo. Non è che uno si sveglia la mattina e va a registrare le colonne sonore. Quelle sono le cose un po’ alla cantante pop, come spesso si fa oggigiorno. Noi siamo i lavoratori veri della musica. Lo strumento va studiato almeno tre ore al giorno, non è che ti metti la tromba in bocca e suona da sola. Ci vuole una grande determinazione ma anche del sano spirito di sacrificio. Io così dico ai miei allievi: quando iniziate un percorso, quando volete fare i musicisti, gli esecutori, non dovete tener conto che vi metterete il vestito bello; spesso non esiste Pasqua, Natale o Capodanno, ci vuole molto sacrificio e costanza; un po’ come quando io racconto delle tournee; quando andiamo a fare le tournee non si va a giocare, il mondo la fuori chissà che immagina… Fra un mese sarò nuovamente in Kazakhstan. Quando vado in un Paese straniero, anche lontano, devo sottostare agli orari e alle situazioni predisposte per il mio lavoro, all’orchestra con cui dovrai fare le prove, insomma devi saperti gestire. È anche una questione fisica, è tutto un insieme.

Che rapporto hai con Ennio Morricone? Quando è nato il vostro sodalizio artistico?

Ennio Morricone l’ho conosciuto nel 1984. Andai a sostituire un collega, fui scelto dalla vecchia orchestra dell’Unione dei Musicisti di Roma, quella che ha “servito” Ennio per anni ma che in realtà registrava di tutto, anche i dischi per la RCA, era una cooperativa di musicisti. All’epoca già lavoravo, ero già inserito. Mi chiamarono e cominciai a suonare con Morricone; c’era da suonare la colonna sonora di un certo “C’era una volta in America”.

The Hateful Eight. Com’è nata la tua partecipazione e come nasce la colonna sonora?

La colonna sonora del film è stata fatta a Praga, con un orchestra del posto. In Italia, purtroppo ci sono spesso dei problemi, l’orchestra costa, non ci sono orchestre “stabili”; se un complesso non suona mai quando lo fa rischia di farlo male. Di orchestre stabili a Roma ci sono quelle del teatro dell’Opera o dell’Accademia, ad esempio, ma hanno le stagioni…insomma, ormai si va all’estero. So che è sbagliato ma almeno lì ci sono realtà che suonano insieme tutti i giorni, estremamente collaudate. Nella colonna sonora mancava un brano, che Ennio voleva di un tono quasi ecclesiastico. La lettera di Lincoln, il brano che ho suonato io. Alla fine ne abbiamo fatto tre versioni con me soltanto. Morricone voleva che lo eseguissi con il trombino, una tromba più piccola, perché ci teneva fosse una cosa quasi celestiale, del resto il suono della tromba in SI bemolle sarebbe risultato pesante. De “La lettera di Lincoln”, di questo brano lo spettatore si ricorda la melodia; l’unico pezzo melodico dell’intera colonna sonora, tanto che a Porta a Porta ieri sera (29 febbraio) hanno utilizzato quello come “esempio” della soundtrack presentando Ennio.  

In questa tua lunga carriera, qualche episodio OFF da raccontarci?

In realtà ce ne stanno tantissimi. Troppi, potremmo parlarne fino a domattina…

Fuori dai panni de “La tromba del cinema italiano”, come ti hanno definito, chi è e cosa fa Nello Salza?

Tempo libero? Non ne ho! Nel tempo libero mi preparo al meglio. Sono docente al conservatorio, insegno a Salerno, ho la mia cattedra di tromba oramai da anni; inoltre faccio spettacoli con il mio gruppo – il Nello Salza Ensemble – con cui suoniamo musica di film, comunque musica italiana al 90%, e facciamo tour. Quando ho tempo per esercitarmi, ad esempio, non avendo dopo anni bisogno di sentire il suono della tromba, metto una sordina, che noi chiamiamo sordina d’albergo, e mentre suono mi rilasso, magari guardando il telegiornale. Mi faccio delle lunghe passeggiate quando posso, questo sì, ma per fare il bricolage, proprio non ho tempo…un tempo giocavo a pallone…

Nello Salza con la partitura scelta dal regista per The Hateful Eight, autografata da Ennio Morricone
Nello Salza con la partitura scelta dal regista per The Hateful Eight, autografata da Ennio Morricone

Che rapporto hai con la tua terra d’origine, con il viterbese?

La mia terra è una bella terra, la Tuscia. È sempre piacevole ritornare, ripensare a dove sei nato. Però lì si sta poco attenti alla cultura. Per anni non ci ho suonato. Paradossalmente ho fatto prima ad esibirmi alla Carnegie Hall o alla Royal Albert Hall di Londra che in un paese della provincia di Viterbo. Sono stato per anni prima tromba del teatro dell’Opera di Roma e solo dopo ho suonato nel meraviglioso anfiteatro etrusco del mio paese d’origine, Sutri, in cui non avevo mai suonato (ride)… certo, in qualche città del viterbese mi sono esibito, come a Nepi, ad esempio.
Eppure la Tuscia è una terra di musicisti. Il primo oboe della Scala, del viterbese. Il primo flauto della Scala, Romano Pucci, idem, di Fabrica di Roma; persino Nicola Piovani è originario della Tuscia, di Corchiano per l’esattezza. Però, gli spettacoli, da noi, sono visti come degli eventi, non come degli appuntamenti. Gli spettacoli devono essere un appuntamento, non un qualcosa da vedere come un impegno, come un qualcosa in più. Quando posso però nella Tuscia ci torno e ci suono volentieri. In qualsiasi mia dichiarazione, nel mio curriculum c’è e sempre ci sarà scritto da dove vengo.

2 Commenti

  1. dimenticavo , i cialtroni ,finti musicisti , sono bene ammanigliati politicamente .

  2. leggendo questo articolo dove nello salza dice che bisogna andare a praga per registrare una colonna sonora ,per che in italia non abbiamo una ,vera orchestra , e quello di ieri dove , morricone diceva che non lavora in rai per che lo volevano far registrare con un orchestra intera , pagando 10.000 euro , mi rendo conto che ci meritiamo la musica di questi cialtroni finti musicisti che abbiamo in italia .

Comments are closed.